Maffettone: hanno ragione. Messori: roba da nazisti

19 aprile 1996 :: Corriere della Sera, di Dario Fertilio

Certo: parole come «sterilizzazione», «eugenetica» o «handicap profondo» fanno paura: in Italia come in Francia risvegliano il fantasma mai sopito del razzismo. Eppure, non è sufficiente chiudere gli occhi e dire «no». Così almeno la pensa Sebastiano Maffettone, uno dei filosofi laici che in Italia si è occupato maggiormente di bioetica. «La mia prima impressione – afferma – è che in Francia si stia andando nella direzione giusta, sia pure con tutte le incertezze del caso assai controverso e molto opinabile». Perché giusta? «Siamo abituati a non parlare pubblicamente di queste cose, pensando che o si risolvano da sé oppure non ci sia altro da fare che raccomandarsi a Dio». E invece? «E giusto discuterne, per soddisfare un’esigenza di trasparenza e pubblicità. Tanto più che la commissione francese si è limitata a una raccomandazione etica e intellettuale, senza valore di legge». Ma non si può temere un ritorno alla eugenetica di nazistica memoria? «Parlare di queste cose fa comunque paura: dopo Hitler tutti temono che qualsiasi provvedimento riguardi la riproduzione possa degenerare in un progetto perverso». Invece ne siamo al riparo? «La natura puramente etica della questione e le cautele degli esperti mi sembrano segnali forti in direzione contraria. Lo scopo non è, evidentemente, un contributo alla razza perfetta: piuttosto un richiamo al fatto che l’essere genitori deve essere preso sul serio, e ognuno è chiamato ad assumersi la responsabilità dei suoi atti». Ma è ammissibile che qualcuno decida al posto di un altro, sia pure minorato mentalmente? «Evidentemente, fin dove è possibile, bisogna ricercare il consenso della persona interessata. Tuttavia, l’idea di costringere chi è incapace di intendere e volere non mi sembra del tutto inaccettabile. Purché naturalmente si proceda con le dovute cautele». Che sarebbero? «Anzitutto, ci vuole una grande attenzione alle procedure. E poi un periodo di prova prima dell’approvazione di una eventuale legge. Ad esempio, ospedali e case di cura potrebbero inserire nei protocolli di accettazione la facoltà di procedere alla sterilizzazione degli affetti da handicap. Insomma, sarebbe necessario un doppio consenso dei parenti: al momento del ricovero e prima dell’operazione». In Italia esistono norme su cui orientarsi? «La Costituzione stabilisce che nessuno può essere operato controvoglia: ma non è un principio assoluto, e non viene applicato ad esempio nel caso delle malattie infettive. Poi esistono molte diverse possibilità: bisogna vedere, ad esempio, se le persone in questione sono affette da handicap in modo permanente o provvisorio». Le sembra che in Italia i tempi siano maturi per porre un simile problema? «Io girerei l’interrogativo alla commissione nazionale di bioetica, pur tenendo conto del fatto che è di netto orientamento cattolico. Lo farei sotto forma di proposta: un progetto di “costituzione morale della riproduzione” che tratti sia la fecondazione artificiale, sia la riproduzione assistita in genere, sia infine l’istituzione di un obbligo a non avere figli». Maffettone interpreta una corrente di pensiero liberale tesa a promuovere la facoltà di scelta. Ma da parte cattolica si manifestano molte riserve. Lo scrittore Vittorio Messori, ad esempio, dichiara: «E fin troppo facile l’associazione di idee con uno dei primi decreti delle leggi di guerra naziste, quelle del ’39. Allora si escogitò una mistura infernale di necessità belliche (l’opportunità di ridurre il numero delle bocche da sfamare) ed altre che miravano alla “purificazione della razza”. Il risultato fu che gli handicappati gravi vennero soppressi, gli altri “soltanto” sterilizzati. Non si volevano creare “sottocittadini”, insomma, e dopo l’8 settembre i nazisti cercarono di importare quelle leggi in Italia. Insomma, tra la Germania di ieri e la Francia di oggi è sin troppo facile fare paragoni: e a chi possiede memoria storica si rizzano i capelli». Allora è possibile che la sterilizzazione forzata si riveli un piano inclinato verso il permissivismo selvaggio, o addirittura il razzismo eugenetico? «La questione sollevata in Francia – risponde Messori – mi fa venire in mente, per associazione mentale, il dibattito sui vecchi in Scandinavia. Là qualcuno sostiene che, dopo i 70 anni, non si dovrebbe più avere diritto a operazioni chirurgiche complesse. Ora, ammettiamolo: sentire discorsi di questo tipo fa sorgere i peggiori sospetti.

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