L’Occidente e lo spettro della teocrazia

16 febbraio 1999 :: L’Unità, di Gabriella Mecucci

Professore ha visto la manifestazione degli ebrei ortodossi a Gerusalemme? Ha sentito della messa lefevbriana e xenofoba a Torino? C’è il rischio di un nuovo integralismo? O addirittura rispunta la voglia di uno stato teocratico? Vittorio Messori, autore di un libro-intervista al papa e di uno al cardinale Ratzinger, invita “a non far confusione”, le due cose sono “profondamente diverse”.

Vuole spiegare quali sono le differenze?

“Sono tre le grandi religioni monoteiste. Fra il cristianesimo e le altre due, cioè ebraismo e islam, c’è una differenza fondamentale che trae origine dalla frase del Vangelo “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Questa frase stabilisce la distinzione rivoluzionaria fra fede e politica, fra religione e stato, distinzione che per gli ebrei ortodossi e per i musulmani ortodossi non esiste. Ne consegue che non esistono codici di diritto penale o civile, la legge è contenuta per gli uni nella Torah, per gli altri nel Corano. Quelle anime belle che ritengono di poter integrare i musulmani nelle nostre società allo stesso modo in cui gli americani integrarono gli italiani o gli europei, non fanno i conti con che cosa è davvero l’islam. Per un appartenente a questa religione obbedire all’ordine di un non musulmano è blasfemo. Anche per gli ebrei ortodossi è impensabile che il governo di Israele legiferi senza tener conto della Torah”.

Quindi, una manifestazione come quella di Gerusalemme non è sorprendente?

“L’ebraismo ortodosso non può accettare lo stato d’Israele. Esso rappresenta infatti il ritorno alla terra santa senza il messia. D’altro canto il sionismo non è mai stato un movimento su base religiosa, ma su base etnica e culturale. I kibbutz erano assolutamente laici e agnostici. L’ebreo ortodosso, che era in Palestina in attesa del messia da molto tempo prima dell’arrivo dei sionisti, non sopporta questo rientro nella terra promessa senza religione, imbracciando il fucile”.

Lei prima ha accennato al fatto che per un musulmano obbedire ad un ordine che non provenga da un musulmano è blasfemo…

“Basta andare nel quartiere islamico di Marsiglia per accorgersi che là è stata creata una società che obbedisce alle autorità da lei scelte, evitando di entrare in contatto con lo stato francese e di obbedire ai suoi ordini. Una cosa analoga la si può vedere anche nel quartiere turco di Berlino. Voglio dire che i musulmani non possono integrarsi completamente”.

Mi scusi, sin qui abbiamo parlato di ebrei e musulmani, vogliamo occuparci ora di ciò che è accaduto a Torino?

“Mi stupisce che delle persone serie, come i seguaci di Lefevbre , si lascino coinvolgere dalle espressioni becere di un movimento come quello leghista. I lefevbriani, comunque, non vogliono costruire uno stato teocratico. Un integralista cattolico vuole che lo stato vieti l’aborto o il divorzio in nome del diritto naturale, non in nome del Vangelo. I referedum su quei due temi non furono voluti in Italia da organizzazioni esplicitamente religiose: la Chiesa andò a rimorchio”.

E delle recenti prese di posizione sull’inseminazione artificiale cosa ne pensa?

“Tutto questo frugare da parte di certi cattolici negli uteri e fra gli spermatozoi non mi convince. Per quanto mi riguarda accetto totalmente il magistero etico della Chiesa, ma prima di ciò accetto il Vangelo. Prima viene la fede poi le conseguenze etiche. Se lei non ha una prospettiva religiosa io non posso imporle la mia morale. Il nostro impegno di cattolici deve essere, come dice il papa, per una nuova evangelizzazione: dobbiamo prima di tutto proporre Cristo, l’etica è una conseguenza della sua accettazione”.

Secondo lei il cristianesimo non aspira e non ha mai aspirato a costruire uno stato teocratico?

“Possono esserci state delle tentazioni… La strategia dei gesuiti, parlo di loro perché considerati integralisti, non è mai stata quella di arrivare allo stato cattolico, ma di collocare i cattolici ai vertici dello stato. Nel mondo cristiano sono i protestanti a subire il fascino dello stato teocratico. Calvino a Ginevra lo realizzò, mentre la Chiesa di Roma non fece mai santo Savonarola che puntava a costruirlo”.

Mi scusi, ma lo stato pontificio?

“Non è teocratico. Ce n’è bisogno, al contrario, per garantire l’indipendenza del papa, per impedire che qualcuno possa dargli ordini”.

Lei dà l’immagine di un cristianesimo come religione superiore. Una religione della libertà…

“Non mi consideri un ingenuo apologeta. Il cristianesimo è una religione che si propone, non s’impone. Non si è cristiani per nascita, ma per accettazione di una grazia. La fede non ha nulla a che fare con l’appartenenza etnica e culturale. Il cristianesimo e, in particolare, il cattolicesimo è “il più vasto, accogliente, pittoresco dei giardini zoologici: c’è una gabbia per ogni tipo di animale”. Ed io al suo interno mi sento un uomo davvero libero”.

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