L’esilio dei Savoia? Don Bosco lo predisse nel 1855

19 marzo 2000 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

L’opuscolo é del 1855, ma potrebbe avere ancora qualcosa da dire sulla tormentata sorte dei Savoia. Autore di quelle pagine ingiallite è don Bosco. In piena lotta della Chiesa contro la legge Rattazzi, che confiscava i beni ecclesiastici e sopprimeva le comunita’ religiose, il futuro santo ammoniva il giovane re, Vittorio Emanuele II: “La famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione”. Un po’ di conti, allora: quel re, il “Padre della Patria”, moriva a soli 58 anni e, a quel che pare, a causa della malaria contratta in quella Roma che aveva sottratto a cannonate al Papa. “Fosse rimasto a Torino”, osservarono i Guelfi, “non sarebbe morto… “. Il suo primo successore, Umberto I, finì ancor più giovane, a 56 anni, sotto i colpi di revolver dell’anarchico Bresci. Il secondo successore, Vittorio Emanuele III, scappò di notte dal Quirinale, come un malfattore, l’8 settembre del ’43 e tre anni dopo era costretto ad abdicare. Il terzo successore, Umberto II, fu re per meno di un mese e, battuto al referendum popolare, dovette partire per un esilio senza ritorno. Colui che avrebbe dovuto essere il quarto successore, il figlio di Umberto II, ha rinunciato a ogni rivendicazione, accettando di riconoscere la repubblica pur di potere tornare in Italia. Finisce con lui la dinastia iniziata nel 1047, quando un oscuro feudatario, Umberto detto il Biancamano, ottenne dal Sacro Romano Impero una contea sul versante settentrionale delle Alpi. Insomma, don Bosco sembra avere visto giusto: i Savoia non sono arrivati al quarto successore di quel Re così severamente ammonito nel 1855 perché garante di leggi contro la Chiesa e i suoi religiosi.

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