Lerner presenta «Le Crociate». Alla libreria Rizzoli è assedio

26 settembre 2000 :: Corriere della Sera, di Gian Guido Vecchi

Il retaggio delle Crociate ci riguarda da vicino, avverte Gad Lerner, e l’ambiente della libreria Rizzoli, ieri pomeriggio in Galleria, gli ha dato ragione: posti a sedere svaniti mezz’ora prima dell’appuntamento, gente in piedi o in equilibrio malcerto a ridosso dei libri, un’attenzione ininterrotta per tutta l’ora e mezzo abbondante di dibattito intorno all’ultimo libro del giornalista: Le Crociate (Rizzoli) appunto, reportage storico sui «pellegrinaggi armati» di novecento anni fa. Con lo storico Franco Cardini, il «tradizionalista cattolico» che nella seconda parte del volume si confronta con «l’ebreo di sinistra» Lerner. E Vittorio Messori, l’autore di Ipotesi su Gesù e del libro-intervista con il Papa Varcare la soglia della speranza, impegnato a spiegare come «con Lerner, se c’è da litigare, si può farlo su dati precisi perché è maledettamente bravo e non sbaglia un colpo». E così si discute con franchezza, senza mandarla a dire: «Lo spirito di Crociata non è morto, tra i cattolici esiste diffuso un elemento di rimpianto per la Crociata vissuta come difesa dell’identità della cristianità occidentale», esordisce Lerner. Che ricorda a mo’ di esempio la proposta del cardinale Biffi di favorire l’immigrazione cristiana a scapito di quella islamica, e quindi la percezione «di un assalto delle culture altre, considerate irriducibili». Ma il mondo è cambiato, bisogna guardarsi dall’«usare il passato come arma impropria», c’è poco da fare: «Il tema della convivenza si pone al di là delle paure». Messori, per parte sua, contesta la centralità delle Crociate, «una puntura di spillo nel corpo dell’Islam, una leggenda nera inventata dalla borghesia anticlericale dell’Ottocento», e quindi non accetta di considerarle una sorta di «chiave interpretativa» dell’oggi. Mentre Franco Cardini fa notare come l’Occidente si sia affermato anche così: «Se le cose fossero andate diversamente, gran parte della nostra cultura non esisterebbe». Alla fine si conferma quanto diceva lui: «Da un buon libro di storia non si esce con la verità in tasca, ma con un numero maggiore di problemi aperti: se è un buon libro di storia, complica le cose. E questo lo è ».

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