Lennon moriva 20 anni fa, Internet accende milioni di candele

3 dicembre 2000 :: Corriere della Sera, di Alessandra Farkas e di Mario Luzzatto Fegiz

Venerdì l’ anniversario dell’ omicidio. Passaparola in rete: fiaccole per una veglia da New York a Mosca. Pronte maratone radio e tv. Dirette da «Strawberry fields» a Central Park. In Italia si pensa a realizzare un museo La sua casa a Liverpool nei Beni culturali ma è polemica sulla vendita online dei mattoni

Da Mosca a Liverpool e da Tokio a Sydney, il prossimo venerdì 8 dicembre il mondo si fermerà per ricordare il giorno in cui, 20 anni fa, perse uno dei suoi massimi profeti musicali. Grazie soprattutto a Internet, i tributi per il 20° anniversario della morte di John Lennon – ucciso dal fan squilibrato Mark Chapman alle 23.23 mentre tornava a casa – coinvolgeranno decine di milioni di persone. Dai siti dedicati all’ ex Beatle parte il messaggio: quella sera accendete fiaccole per ricordare John. In America le gran di stazioni radio hanno annunciato maratone «tutto Lennon». Innumerevoli le dirette tv da Strawberry Fields – il giardino-memoriale fatto costruire in suo onore dalla vedova a Central Park, a due passi dal Dakota – dove alle 23.23 la folla riunita attorno al leggendario mosaico «Imagine» terrà una fiaccolata della pace. Alla stessa ora migliaia di candele verranno accese lungo il celebre marciapiede della fama di Hollywood, in un’ identica cerimonia accanto alla stella di Lennon. Tutti so no invitati al simbolico rito (gli organizzatori invitano a formare una catena immaginaria di candele accese nei 5 continenti), inclusa Yoko Ono. «A quell’ ora, mio figlio Sean ed io metteremo un cero alla finestra del nostro appartamento newyorchese – dice la 67enne artista -, è il nostro modo per dire a milioni di fan: siamo con voi». Anche volendo, sarebbe impossibile eludere l’ anniversario. Nell’ anno in cui il carismatico leader dei Beatles avrebbe compiuto 60 anni, la sua opera è ovunque. Edicole e network tv pullulano di «speciali» monografici su di lui. Per non parlare dei libri. Dall’ autorizzata «The Beatles Anthology» allo sconcertante «Nowhere Man in nowhere land», che lo ritrae come una stella caduta e ormai alla deriva poco p rima della morte. Mentre il disco dei 27 «number 1 hits» dei Beatles è subito finito in cima alle hit parade mondiali, la gente torna a far la fila fuori dai cinema per vedere «A Hard Day’ s Night», la stravaganza musicale sul gruppo girata nel ‘ 64 da Richard Lester. L’ anniversario non manca però di polemiche. A partire da quelle suscitate dalla mostra degli abiti insanguinati indossati da Lennon quella famigerata notte (allestita dalla vedova al Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland) alle proteste dei fan inglesi per la «svendita» via Internet di alcuni mattoni della casa d’ infanzia di Lennon a Liverpool che però dall’ 8 dicembre farà parte dei Beni culturali della Gran Bretagna. Molti non hanno visto di buon occhio neppure l’ asta di memorabilia organizzata in questi giorni da Christie’s, a prezzi giudicati proibitivi. In Italia intanto i «beatlesiani» pensano all’apertura di un museo per Lennon a Brescia. Ad unire detrattori e fans è la petizione lanciata dal sito Internet www.petitiononline.com/Imagine che sta raccogliendo firme in tutto il mondo per istituire il «John Lennon day for peace and love on Earth» una festa internazionale che celebri il suo messaggio di amore e pace in occasione dell’ anniversario della sua nascita: il 9 ottobre.

Ricordo di quell’ 8 dicembre. Alcuni celebri personaggi ricordano il giorno della morte di John Lennon

STEVEN SPIELBERG

Seppi dell’ uccisione di Lennon mentre stavo ultimando le riprese di «I predatori dell’ arca perduta». Ebbi la sensazione della perdita di una parte della giovinezza e ricordai quando avevo sostenuto il progetto di Robert Zemeckis, allora sconosciuto «1964: allarme a New York, arrivano i Beatles». Quel giorno pensai che il ritmo di un’ epoca si era interrotto.

LUCIANO PAVAROTTI

E ro a New York quando Lennon fu ucciso. Fui molto scosso, come quando morì Kennedy. Lennon e i Beatles sono indiscutibili, musicalmente affascinanti. Lo dimostra il fatto che il tempo per loro non si è fermato, e che ancora oggi i giovani ascoltano estasiati le loro mitiche canzoni.

GABRIELE SALVATORES

Provai un senso di vulnerabilità, quasi fisico; e poi ragionando capii che era davvero finito qualcosa e per sempre. In un certo senso, fantasticando, pensai che somigliava quasi a un suicidio, perché si identificava con la fine di un momento di gloria. E mi venne in mente il film di Altman «Nashville», che in qualche modo aveva previsto tutto con 5 anni di anticipo mostrando una rockstar uccisa sul palco.

FRANCO ZEFFIRELLI

Ero a New York quando successe. Rimasi sconvolto. Con Lennon avevamo un progetto: i Beatles sarebbero dovuti essere i protagonisti del mio film «Fratello sole, sorella luna». I ruoli erano già assegnati: McCartney San Francesco, Lennon Bernardo di Quintavalle, Ringo Starr Fra Giocondo, Harrison Fra Silvestro. Loro anche le musiche. Purtroppo non se ne fece niente: qualcuno lassù non amava i Beatles.

ARNALDO POMODORO

Ero in California ad insegnare, e quell’ evento mi sconvolse perché segnava la fine di un’ epoca. Credo che Lennon abbia partecipato a cambiare profondamente il costume.

BERNARDO BERTOLUCCI

Lennon aveva il carisma violento di chi odia la violenza. Feci da solo tutto il viaggio da Roma a Parigi, quando andavo a girare «Ultimo tango a Parigi», sentendo in continuazione proprio «Imagine». Ne ero completamente assorbito forse in qualche modo è entrata nel processo creativo del film.

WALTER VELTRONI

La morte di Lennon è legata a un groviglio di emozioni che in America mescolano il cinema con la vita, a volte molto, troppo somiglianti. Mi ricordo che pensai che al residence Dakota, dove si presentò il killer, qualche anno prima Polanski aveva girato «Rosemary’ s baby» e allo stesso regista un «figlio di Satana» uccise poi la moglie incinta. Poi pensai a Dean e a Marilyn.

OLIVER STONE

Ogni volta in cui sull’ Hollywood Boulevard mi accade di calpestare la «stella» dedicata a John Lennon, mi ricordo del mattino in cui seppi della sua morte. E, come prima reazione, ritornarono alla mia memoria musicale le note di «Imagine» e «Give Peace a Chance». C’ è una frase nel mio film «Talk Radio» che condensa il peso e il significato che per me hanno avuto i Beatles e John Lennon come cervello della band. Dice: «Sai qual è la mia più profonda paura nella vita? Essere annoiato». I Beatles non ci hanno mai annoiati.

ANDREA BOCELLI

Avevo ventidue anni, frequentavo legge all’ Università di Pisa. La notizia mi emozionò anche per la scabrosità del fatto. Ma in realtà ascoltavo di rado la musica dei Beatles. Tanto che mi sentivo un po’ diverso, emarginato perché avevo solo in testa il mondo dell’ opera. Più tardi ho capito il loro valore. E nei pianobar della Toscana ho cantato centinaia di volte «Yesterday» e «Michelle».

MAURIZIO COSTANZO

Ho provato lo stesso sconvolgimento che ho sentito quando ann unciarono l’assassinio del presidente Kennedy e la morte di Marilyn Monroe. Quella mattina mi sono sentito fortunato perché almeno avevo avuto il privilegio di vedere i Beatles suonare e cantare dal vivo al Teatro Adriano di Roma.

GIORGIO ARMANI

Era mattina, accesi la radio. L’ uomo che aveva composto «Imagine», era morto. C’ era in John Lennon – il più introverso, il più complesso dei Beatles – qualcosa che mi ha sempre colpito: forse il suo carisma profondo che però si esprimeva in modo leggero, la sua intelligenza, la qualità musicale, che aveva continuato a esprimere anche dopo la separazione del gruppo. Indescrivibile l’ impressione che mi fecero i Beatles. Con quei pantaloni strettissimi, le giacche corte , i colletti di velluto, dandy edoardiani anni ‘ 60.

GEORGE LUCAS

Seppi dalla televisione della morte di Lennon, fu terribile. Provai il desiderio di ascoltare subito e di nuovo e ancora i suoi brani che preferisco, come «Starting Over». Mi sentii una vittima anch’ io. Quando i Beatles si erano separati, avevo pensato che, se un giorno fossero ritornati insieme, con loro saremmo stati di nuovo tutti davvero giovani con chi ci aveva insegnato ad apprezzare la cultura popolare immessa nel l’ intelligenza della musica. Quella morte ha cancellato anche quel sogno e ne ha appannati tanti altri.

SERGIO COFFERATI

Provai incredulità. Era il modo di quella morte a parermi ancora più assurdo, perché provocato da un atto di follia. Lennon per la mia generazione fu la vera anima dei Beatles, la spina dorsale. John aveva più personalità di McCartney. Era un musicista inventivo che aveva fatto una scelta di vita coraggiosa mentre gli altri erano più conformisti.

DARIO FO

L a notizia mi folgorò per due motivi. Per il dispiacere della scomparsa di un musicista geniale, e per il senso di spaventosa follia che quella morte portava con sé. Una frase mi attraversò subito il cervello: Dio, cos’è l’ America… A quel tempo, nell’ 80, non c’ero ancora stato.

VITTORIO MESSORI

Per me fu una notizia come un’ altra. Quello stesso anno rimasi molto più colpito dalla morte di Jean Paul Sartre. Lennon non mi aveva mai emozionato e non ho mai creduto a quanti sostenevano che i Beatles incarnavano «i profeti del mondo nuovo», che interpretano, magari inconsapevolmente ma sinceramente, esigenze evangeliche. Riflettendo sulla sua morte, pensai che è meglio andarci piano e non fidarsi troppo dei «profeti del mondo nuovo».

FERNANDA PIVANO

Seppi la notizia da Jack Kerouac, che mi telefonò da New York. O forse era Ginsberg… Ho provato un grande dolore. Per la violenza di quel gesto, non tanto per John. Il mio preferito infatti è da sempre Paul, carino e signorile. Ho pensato subito: ecco, la violenza. Non finirà mai. L’ altra cosa cui ho pensato è stata: l’ invidia. Ci sono persone che la provano, e persone che la attirano. John era un esibizionista. Di sicuro lo era diventato con Yoko Ono.

CARLO VERDONE

Ero a Cinecittà quella sera, e con Sergio Leone stavamo per visionare la prima copia del mio «Un sacco bello», quando un tecnico ci disse: “A Ca’ è morto Lennon”. Rimasi basito. “E de che?” “Gli hanno sparato”. Ci crollò il mondo addosso. Corsi sulla 127 ad ascoltare le radio private. Sentivo che si stava chiudendo un momento della storia per me fondamentale e si portava via tutte le mie passioni.

GAE AULENTI

E ro a Parigi al Museo d’ Orsay, quella s era, e quando si sparse la notizia della morte di Lennon tutti i giovani che lavoravano con me ne parlarono sconvolti, mentre io non riuscii che a stare zitta. La notizia era legata a un assassinio, ma anche a una violenta passione privata e collettiva. Provai orrore e compassione, perché pensavo che per passione si poteva anche arrivare ad uccidere.

LUCA RONCONI
All’ epoca lavoravo all’ estero. Pensai subito che l’ essere un idolo attrae proprio il motivo della persecuzione. Perché la gente imputa forse ai maestri le proprie colpe e quando si diventa mitici si è prossimi a diventare anche idoli infranti.

ROSELLINA ARCHINTO

La notizia mi sorprese a casa, ero a Milano con i miei figli. Passammo la sera tutti insieme a commentare quella brutta storia, pur essendo in un’ epoca che ci aveva quasi abituato alla violenza. Il vero shock fu che avevano colpito un simbolo della pace, non avevano mirato al cuore di un politico o di un potente, ma esattamente al suo contrario.

FABIO FAZIO

Stavo studiando a Savona con il mio compagno di liceo Pietro Galeotti, entrambi quindicenni. Alla radio hanno dato la notizia. Di colpo ci siamo ammutoliti. Nei nostri sguardi era chiaro il senso di grande assenza e vuoto.

BRUNO VESPA

Ero appena diventato capo dei servizi speciali del Tg1. Ho riflettuto sulla precarietà, mi sono domandato come sia possibile che un personaggio tanto amato nel mondo possa cessare di vivere così, ho capito cosa significa il termine beffa. Poi ha avuto il sopravvento il senso di gratitudine per avermi fatto crescere con lui.

GIORGIO GABER

Ero negli Usa per la prima volta, ascoltai la notizia alla tv nel bar del campus universitario che mi aveva invitato per una conferenza-concerto. Il locale piombò in un silenzio assoluto. Capii quanto fosse amato. I Beatles con Lennon reinventarono la musica leggera e diedero al mondo intero la speranza di cambiare.

RENZO PIANO

Quella morte mi fece impressione. Vivevo a Londra proprio tra il ‘ 68 e il ‘ 71, anni d’ oro dei Beatles e vestivo come loro. Se è lecito fare un parallelo con il mondo dell’ architettura, oserei dire che i Beatles rappresentavano, nel mondo della musica, la scoperta della dinamica, quella che noi chiamiamo architettura in movimento. Vigeva, in quei tempi una sorta di gusto per l’ informale, di voglia di rovesciare le regole. Così faceva Lennon con i suoi compagni di squadra. Oso dire che i Beatles sono stati l’ humus nel quale è maturato il progetto mio e di Richard Rogers del Beaubourg di Parigi.

CHICCO TESTA

Lessi la notizia sul Corriere insieme con quella della crisi del Governo Forlani. Ho sempre preferito i Rolling Stones, e tuttavia i veri rivol uzionari a livello musicale, tra gli anni 60 e 70, sono stati i Beatles.

© Corriere della Sera

3 commenti
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