Le Fontanelle, piccola Lourdes italiana

29 dicembre 1998 :: Corriere della Sera, di Ranieri Polese

Una freccia gialla segnala «Le Fontanelle», e basta. «Come vede, qui non c’è nessuna indicazione di un santuario. Questo luogo, che si può definire una piccola Lourdes in divenire, è sorto e si è sviluppato grazie al lavoro umile e tenace di fedeli che hanno preferito continuare la loro devozione in silenzio piuttosto che scendere in guerra contro l’incomprensione della curia, l’ostilità di preti modernisti. Ma oggi la diocesi di Brescia ha un suo rappresentante nell’Associazione Rosa Mistica». Parla così Vittorio Messori, nostra guida nella visita al santuario della campagna vicina a Montichiari, dove Pierina Gilli ebbe le apparizioni della Madonna dal 1966. Pierina, infermiera all’ospedale, ave va già visto sette volte la Vergine Maria nel ’47: una «bella Signora» con gli occhi pieni di lacrime, una veste violetta e il manto bianco fermato da tre rose simbolo della Trinità. L’8 dicembre di quell’anno ci furono anche due guarigioni miracolose, ma il vescovo di Brescia le ordinò di ritirarsi presso un convento di suore alle Fontanelle. E qui rimase fino alla sua morte. Nel luogo dove la Madonna convocò Pierina il 17 aprile del ’66 c’era una grotta e una fonte d’acqua. L’acqua e la fonte ci sono ancora. Così come i gradini di pietra. Di questi pochi elementi naturali consiste il santuario e proprio essi danno la cadenza dei gesti che il pellegrino è chiamato a compiere. All’arrivo, prima di scendere verso la fonte, si fa la prima purificazione sotto il getto d’acqua di una decina di cannelle. Poi si procede verso uno spazio, coperto ora da una struttura metallica verde, in cui «manca ogni simbolo religioso» come fa osservare Messori. Sotto la tenda c’è (tollerato da poco) un piccolo altare mobile con davanti delle file di sedie; sulla destra in basso, protetta da una grata, l’immagine della Madonna. È qui che sgorga l’acqua che i pellegrini bevono. Subito a destra ci sono gli scalini che si salgono in ginocchio. A sinistra, invece, si trova una piscina rettangolare profonda circa venti centimetri, dove si può camminare a piedi nudi recitando le preghiere. Lo spazio occupato dal santuario non è recintato. Vi si può entrare giorno e notte. Fuori dal perimetro (l’Associazione Rosa Mistica ha comprato il terreno), grandi spiazzi sono adibiti a parcheggi che spesso sono occupati da pullman provenienti dall’Italia e dall’estero. Seppure in estrema semplicità, alle Fontanelle c’è un’aria di grande cura; a più di trent’anni dalle apparizioni, senza essere ancora un santuario riconosciuto ufficialmente, mostra però i tratti di un luogo in qualche modo considerato con attenzione dalla Chiesa. Scritte e cartelli ricordano con discreta fermezza che quello è un luogo di preghiera. Per fare le fotografie occorre l’assenso dell’Associazione: solo grazie all’intervento di Messori, il fotografo Massimo Sestini può scattare alcune immagini. Delimitato da cipressi, il prato che si apre sulla destra dopo il parcheggio è circondato dalle stazioni della Via Crucis. Più avanti c’è una cappella, e subito dietro un piccolo chiosco dove si vendono i ricordini del pellegrinaggio. Vicino alla grotta e alla cappella si possono, con discrezione, lasciare offerte che nessuno, del resto, sollecita. Sul muro che chiude su due lati la piccola piscina si leggono molte lapidi, a ringraziamento di «inaspettate guarigioni», come quella lasciata da un pellegrino di Kitzbuehel, in Austria, o da altri venuti da Medellin in Colombia. Un sacerdote, che si firma «C.H.S.», ha posto qui un ex voto «per la mia conversione». Siamo a pochi chilometri da Montichiari, in provincia di Brescia, la patria dello scrittore Aldo Busi e insieme una delle località con il più alto reddito in Europa, visto che secondo i dati Cee risulta tra i primi 5 comuni più ricchi. La terra qui, dicono, costa come se fosse nel centro di Milano; agricoltura e allevamento sono organizzati in maniera modernissima. Ci sono fabbriche, è un posto dove si produce ricchezza. Questo santuario, come gli altri di questo tipo nel Nord (Ghiaie di Bonate vicino a Bergamo, San Martino di Schio in provincia di Vicenza, San Damiano nel Piacentino ecc.), contraddice l’opinione corrente che la Madonna appaia solamente in zone di miseria, in mezzo ai diseredati. All’una di un giorno piovigginoso, in una domenica di metà dicembre, Le Fontanelle è, come capita di rado, quasi deserto. C’è un signore di circa 70 anni, che dopo essersi tolto scarpe e calze cammina con i piedi nell’acqua: lentamente, più volte, a mani giunte, va avanti e indietro. Poco più in là, alcuni giovani zingari pregano davanti alla grotta. «Presso gli zingari, o Rom come dicono sia più corretto chiamarli, la devozione mariana è molto forte» dice Messori, e ricorda la grande riunione annuale dei gitani alle Saintes Maries de la Mer, in Camargue. «Anche qui, alle Fontanelle, la presenza dell’acqua richiama elementi primitivi: l’acqua, che evapora e sale verso l’alto, è il tramite fra la terra e il cielo». E, in più, è liquida e come tale, fin dagli antichissimi culti, contrassegno del femminile. «Sì, l’acqua è da sempre associata alla vita. Per questo compare nel culto della Grande Madre». Maria come la Grande Madre: ma dire questo non è una forma di neo-paganesimo, non è una cosa scandalosa? «Per niente. Credo anzi che il disegno divino abbia voluto dare un nome all’archetipo profondo, arcaico, della Grande Madre: questo nome è Maria, la donna attraverso cui Dio si è fatto uomo. Non c’è materia di scandalo perché Gesù stesso dice nel Vangelo di non essere venuto a distruggere, ma a completare. Forse questo può fare inorridire i teologi cattolici propensi a una sorta di neo-protestantesimo, imbarazzati dalle apparizioni, ciechi di fronte al mistero del sacro. Che il Vangelo completi il paganesimo per me invece è una cosa molto bella, la prova efficace della sua verità». Anche se è l’autore cattolico italiano più letto e tradotto nel mondo (da Ipotesi su Gesù ai libri-intervista con Ratzinger e Giovanni Paolo II), Messori non è tenero con certa gerarchia spaventata dal soprannaturale. «Arrivavo alla Chiesa da una famiglia anticlericale e da un’educazione rigidamente laica» ricorda. «Erano gli anni intorno al ’68, quando schiere di credenti e di religiosi si allontanavano dalla Chiesa. Dopo decenni di chiusure, avevano scoperto i pensatori moderni, Marx, Freud, la sociologia. Anche all’interno della Chiesa, le conseguenze della modernizzazione voluta dal Concilio Vaticano sono state drammatiche. Fino al punto di trasformare lo scandalo della fede in una sorta di buonismo generalizzato e la Chiesa in un’associazione umanitaria, in un club di volontariato». «Del resto» prosegue Messori «la Chiesa del dopo-Concilio fu vittima di un errore di prospettiva clamoroso: non si accorse che la modernità che abbracciava con tanto entusiasmo era ormai al suo tramonto. Che la cosiddetta eclissi del sacro era soltanto un abbaglio. Questi ultimi decenni ce l’hanno fatto toccare con mano». In particolare Messori critica gli esponenti del «teologicamente corretto», «una sottospecie tragicomica del politicamente corretto, teologi fissati con una pretesa di scientificità che già faceva sorridere Croce». Per esempio, «i docenti degli atenei pontifici, dove si ottiene la laurea in mariologia, ma dove non c’è nemmeno un corso ufficiale su apparizioni, pellegrinaggi, santuari. Chiusi nel loro rifiuto preventivo, non hanno avvertito che la società stava cambiando, che nel cuore della postmodernità tecnologica e opulenta sorgevano in tutto il mondo fenomeni come le nuove apparizioni mariane, i pellegrinaggi cui partecipano indifferentemente persone colte e gente di scarsa preparazione, esponenti dei ceti abbienti e poveri». Nel suo ultimo libro, Il miracolo (Rizzoli), Messori racconta il prodigio più straordinario della Vergine, quello avvenuto in Spagna, a Calanda, nel 1640. Quando, per intercessione di Nostra Signora del Pilar di Saragozza, a un giovane contadino, cui era stata amputata la gamba destra due anni prima, ricrebbe l’arto. Un lungo e accuratissimo processo accertò la veridicità dell’avvenimento, la cui spiegazione poteva risiedere solo in un intervento soprannaturale. Indagatore ostinato delle «ragioni per credere», da anni studioso (e pellegrino) dei luoghi delle apparizioni di Maria, Messori ha riaperto il caso più straordinario mai occorso nella storia delle guarigioni miracolose, restituendo dopo una lunga e inspiegabile dimenticanza il «segno» più impressionante dell’operato divino. «La mia ambizione» dice «sarebbe quella di reimmettere Calanda nel giro dei grandi pellegrinaggi. Ma intanto, con il racconto di questo prodigio del 1640 mi preme richiamare certi teologi che per un loro astratto concetto della fede continuano a rifiutare -nonostante Lourdes, nonostante Fatima e nonostante Medjugorie- queste manifestazioni del sacro. Incapaci di raggiungere veramente la gente, non si accorgono che, nella caduta generale di tutti gli indicatori cattolici (la messa domenicale, la frequenza ai sacramenti, le vocazioni, ecc.), solo i santuari, i pellegrinaggi sono in crescita. Le persone che vengono qui, alle Fontanelle, forse non vanno più a messa n ella loro parrocchia, ma al luogo dov’è apparsa la Madonna ci tengono. Qui trovano una religione calda, vicina. Qui hanno il pane che chiedono, non i sassi che troppa teologia per troppo tempo ha dato loro in cambio. E così accade ormai in tutto il mondo». Ma il moltiplicarsi delle apparizioni non esige, forse, maggiore cautela? «Senz’altro. Presunti veggenti non mancano. La diffidenza della gerarchia di fronte al credere immediato del popolo è fisiologica, anzi doverosa. Però, quando l a cautela diviene negazione preconcetta, chiusura, volontà di ignorare, allora io non ci sto più. Chi tratta la materia della fede non può esimersi dal confrontarsi con il Mistero che va al di la della ragione». Sparsi in tutto il mondo, i luoghi di preghiera dedicati a Maria Rosa Mistica testimoniano questo bisogno di segni del divino. Nella sua semplicità, la piccola Lourdes di Montichiari si è propagata. Molti devoti cercano qui la guarigione, alcuni dicono di averla ottenuta. Ma c’è un effetto più importante, commenta Messori: la Madonna delle Fontanelle, come quelle di Lourdes, di Fatima, di Medjugorie, ha risvegliato un fervore sopito dalla sonnacchiosa routine ecclesiale. Ha riportato tanti dubbiosi, scettici, increduli alla fede.

 

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