Lady D e Madre Teresa

7 settembre 1997 :: Corriere della Sera, di Dario Fertilio

Ammettiamolo: in questo mondo arido e relativista c’è un gran bisogno di Madonne. E di icone benefiche da venerare. Eccoci accontentati, avverte lo scrittore cattolico Vittorio Messori. Di Madonne, osserva, oggi ne abbiamo due contemporaneamente: Lady Di e Madre Teresa. Ma -aggiunge- alla fine sarà proprio il culto della ragazza giovane e bella a prevalere, oscurando l’angelo dei diseredati. Come è possibile, Messori? Non è logico pensare che l’emozione suscitata dalla morte tragica della principessa duri poco? La piccola suora di Calcutta, invece, verrà probabilmente elevata agli altari. «Avremo certamente una santa Teresa di Calcutta. Ma la devozione per lei resterà un fenomeno minore, confinato all’interno della Chiesa cattolica. Mentre quello per Diana andrà crescendo, si farà ecumenico. Vedrete, intorno a lei nascerà un culto paragonabile a quello per Marilyn, o per Elvis Presley». Come si spiega? «La nostra cultura secolarizzata, soprattutto quella protestante, ha nostalgia di una Madre, e del sacro. Ma non è necessariamente un buon segno, se si pensa alla frase del cardinale Biffi: il contrario della fede non è la ragione, ma la superstizione. O anche l’altra di Chesterton: il guaio dell’uomo d’oggi non è quello di non credere, ma di credere a tutto». Perché il culto per Diana dovrebbe oscurare quello per Madre Teresa? «Venerare Diana è tranquillizzante, implicitamente ci assolve tutti perché ci riconosciamo nelle sue debolezze. Madre Teresa invece fa paura, perché si percepisce in lei una scelta veramente radicale, estranea a qualsiasi correttezza politica». Eppure le immagini delle due «sante» vengono accostate da tutti. Fanno il giro del mondo le fotografie che le immortalano insieme, e lo stesso arcivescovo di Canterbury, durante l’orazione funebre, non ha potuto fare a meno di accomunarle. «Questione di look: la gente le ha percepite così, opposte ma ugualmente inconfondibili. Un look griffato, in jeans e camicetta, e un look esotico, in sari. Entrambe in bianco e azzurro, i colori della Madonna: e non dimentichiamo che la Vergine stessa, come è raffigurata a Lourdes, appare elegantissima. Ci colpiscono sia l’immagine radiosa e bionda, simbolo di verginità, sia quella ingobbita e artritica, alta un metro a 40 come la Bernadette di Lourdes, dal viso di cartapecora, orrendo e bellissimo, divorato da occhi pieni di passione». Ma, nonostante quel look verginale, Lady Di era una ragazza dalle passioni alquanto terrene. «Eppure già il suo titolo richiama agli inglesi un’altra Lady, ultraterrena. Si è voluto ricordare persino il certificato ginecologico che attestava la sua verginità al momento del matrimonio. Poi il suo essere madre, le azioni benefiche che ha compiuto, contrapposte alla freddezza della Corte d’Inghilterra e alla inquietante “strega Camilla”. I dolori che, come spade, le hanno trapassato il cuore. I giornali popolari l’hanno beatificata, hanno scritto che sono stati i paparazzi, cioè i mercanti nel tempio, a ucciderla». E Madre Teresa? «Tutt’altro trattamento, per lei. Si è condotta una campagna contro le sue idee politicamente scorrette in tema di aborto, divorzio, eccetera. Al contrario, le sofferenze politicamente accettabili, come quelle dei sieropositivi o dei mutilati dalle mine antiuomo, sono state accostate a Diana, e quasi miracolosamente risanate da lei». Molte donne l’hanno cordialmente detestata, Madre Teresa. «Il suo modello di femminilità spaventa. Ma a quelle donne chiedo: quale ideale potrebbero contrapporre alla povera albanese analfabeta che si imponeva anche a Clinton o all’assemblea dell’Onu?».

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