La messa in Duomo per Versace spacca i cattolici. Messori: sembrava la giornata dell’orgoglio gay

24 luglio 1997 :: Corriere della Sera, di Francesco Battistini

Gianni Versace non vale una messa? Perplessi, sconcertati, scandalizzati: gli opinion leader del mondo cattolico storcono il naso all’indomani della funzione nel Duomo che ha richiamato a Milano stilisti e cantanti, principesse e modelle. A scagliare la prima pietra, evangelicamente, è don Antonio Mazzi, che pure il mondo dello spettacolo lo conosce bene, dopo anni di «apostolato» tv a Domenica in: «Ci sto male, m’è spiaciuto vedere questo spettacolo». Concorda Vittorio Messori, l’intervistatore del Papa: «È sembrata una parata per la consegna degli Oscar o una giornata dell’orgoglio gay a New York». Insomma: che errore trasformare via dell’Arcivescovado in una passerella, lasciar pattugliare la Cattedrale ai gorilla col codino, appaltare il sagrato ai cerimonieri dei défilé, preoccupati soprattutto del fatto che i boys ingaggiati sfoggiassero cravatte del «rivale» Gianfranco Ferrè. Ne è certo, Vittorio Messori: «Il Duomo di Milano, per la messa in suffragio di Gianni Versace, non andava concesso». Anche perché, ripete don Mazzi, «si poteva fare in San Carlo, lì vicino», e non nel cuore della diocesi più grande del mondo. E la pietà cristiana? «Tutti i Versace di questo mondo hanno diritto alla misericordia divina», dice il più famoso scrittore cattolico, però «è sembrato ne facessero quasi un simbolo». E allora «scandalizzerò i buonisti, ma la Chiesa non ha il dovere di essere buonista. Ha il dovere, davanti ai vivi e ai morti, di dire come stanno le cose». Ben chiare, secondo Messori: «Non voglio demonizzare Versace per la sua vita, ma non si può non evidenziare che quest’uomo, a parte il battesimo, non aveva grandi preoccupazioni religiose. La sua vita era costruita in modo tale da non esigere questo schieramento di preti. E di fronte a questa messa, i cattolici non possono che nutrire perplessità». La crociata non piace a tutti. La Curia, per esempio, chiude in un amen la polemica: «Il miglior modo per non giudicare è rispettare il dolore degli altri, in silenzio». Realista Cesare Cavalleri, della rivista Studi cattolici: «Se il Duomo non fosse stato concesso, il putiferio sarebbe stato peggiore». E il direttore di Avvenire, quotidiano dei vescovi, che pure ieri criticava il «groviglio d’alta moda e di pietà»: «Mi scandalizza che ci si scandalizzi -dice il direttore Dino Boffo-, serve buon gusto: inutile chiedersi, poi, come debba fare la Chiesa ad avvicinare i “lontani”. A Elton John non s’è concesso di suonare l’organo, c’era un solo celebrante: che si voleva di più? Anche gli omosessuali sono figli di Dio». E la voce di quel miliardo offerto per la funzione dalla famiglia Versace? Risposta: «Le offerte sono mute e cieche. Se è un’invenzione, è infelice. Se è vero, allora perché dirlo?». Le ceneri di Versace ieri sono state portate per sempre sul lago di Como, a Moltrasio. Nella diocesi comasca di monsignor Alessandro Maggiolini: «È tutto così insignificante -dice il vescovo-. Passerelle? Non ne ho viste. Ogni anima va davanti al Padreterno nuda come un bruco, e ha il diritto alla preghiera. Negarla a un omosessuale è come insultare uno perché è gobbo o guercio. Io ho detto un Requiem. Privatamente».

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