La Madonna diventa superstar

7 dicembre 1996 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Quelli che hanno la mania di giudicare le cose di Chiesa secondo categorie politiche («di destra», «di sinistra»), devono arrendersi di fronte a Maria di Nazareth. C’è, infatti, una Madonna «di destra» – ecclesialmente parlando, s’intende -, ed è quella della Tradizione, della devozione popolare, delle preghiere, dei miracoli, delle processioni. E c’è pure una Madonna «di sinistra», quella ribelle e battagliera del Magnificat, che ringrazia il suo Signore perché «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili… ha rimandato i ricchi a mani vuote». Persino quando si manifesta agli uomini, Maria può essere «di destra», come a Fatima, quando condanna il comunismo che incombe sul mondo, e «progressista», «con lo spirito del Concilio » come a Medjugorje, dove lascia un messaggio ecumenico. Considerazioni, è chiaro, che hanno solo il valore di un divertissement. Ma che Maria attragga tutti, credenti e no, «di destra» o «di sinistra», è un fatto. Che proprio in questi giorni si rende evidente in una serie di avvenimenti. Succede, infatti, che Life, la rivista della high class americana – e rigorosamente laica – dedichi la copertina del suo numero di dicembre proprio alla Madonna. La foto è quella della statua mariana di un santuario cattolico, lo strillo di copertina recita: «Duemila anni dopo la nascita di Cristo, la madre di Gesù è più amata, venerata e discussa che mai». Il titolo: The Mystery of Mary. All’interno, un ampio servizio, tutt’altro che dissacrante. Succede poi, anche, che Rai Tre – quella che veniva chiamata Telekabul – abbia deciso di dedicare uno «speciale» di due ore, la vigilia di Natale e per giunta in prima serata, ai fatti di Lourdes. Sarà una trasmissione a metà tra il documentario e la fiction, con la regia di Vittorio Nevano, e con la consulenza di un cattolico doc come Vittorio Messori. Il titolo, provvisorio, è Aqueró, che nel dialetto di quel villaggio dei Pirenei allora sperduto significa «Quella là»: così Bernadette Soubirous, nel 1858, chiamava «quella signora» che aveva visto alla grotta. «Quella là». E sempre a Lourdes è dedicato uno dei libri su cui punta per questo Natale la Mondadori: altro grande editore laico, dunque. Lourdes, cronaca di un mistero è il titolo di questo volume (265 pagine e 29.000 lire, in libreria dal 10 dicembre) scritto da uno dei maggiori mariologi del mondo, l’abbé René Laurentin. La bibliografia su Lourdes è sterminata: ma si tratta, quasi sempre, di testi devozionali o ripetitivi. Questo Lourdes, cronaca di un mistero si occupa invece delle «fondamenta», cioè di quanto accadde centotrentotto anni fa: le apparizioni, le inchieste della magistratura e della Chiesa, i «processi» a Bernadette. Un libro in cui Laurentin riassume i tredici volumi in cui ha raccolto le sue ricerche e i documenti rintracciati per capire se «quella là» è veramente apparsa. Dice Vittorio Messori, che al libro di Laurentin ha apposto una prefazione di trenta pagine e che da due anni tiene un Taccuino mariano su Jesus, il mensile dei Paolini: «A metà degli anni Settanta, quando scrissi Ipotesi su Gesù, alla Stampa, dove lavoravo, mi davano del maniaco: “Ma perché ti occupi di quelle cose? A chi vuoi che interessino?”, mi dicevano. Oggi, verifichiamo che l’attenzione per “queste cose” è massima. Un segno dei tempi, mi pare». Né Messori si stupisce per il fatto che questa attenzione venga soprattutto dal mondo laico: Life, Rai Tre, la Mondadori… «No, non mi sorprendo per niente. Oggi il mondo laico è tutt’altro che impenetrabile alla religione. Una volta i laici dicevano che non riuscivano a convincersi dell’esistenza di Dio e della vita eterna. Oggi non sono più convinti dei loro miti, del credere che la rissa politica quotidiana possa dare un senso alla vita». Ma perché questa «attenzione» proprio a Maria? C’è indubbiamente, anche nella Chiesa, un boom mariano. Cala la frequenza alla messa, continua la crisi delle vocazioni, ma non diminuiscono – anzi, aumentano – i pellegrinaggi ai santuari dedicati alla Vergine. Sono cinque milioni i fedeli che ogni anno vanno a Lourdes, che proprio l’anno scorso ha superato la Costa Azzurra – e insidia Parigi – per numero di posti letto negli alberghi. Sono riesplosi, dopo la fine della guerra, i pellegrinaggi a Medjugorje, e persino i musulmani, negli ultimi tempi, hanno scoperto Fatima. Siamo di fronte, dunque, a uno dei pochissimi trend positivi nella Chiesa. «In effetti, anche da un’inchiesta che abbiamo promosso, risulta che il 40 per cento del lavoro delle agenzie di viaggio riguarda il turismo religioso», conferma don Domenico Marcucci del mensile Madre di Dio, delle edizioni San Paolo. «E in Italia – continua – l’86 per cento dei santuari è mariano». Ma perché, insistiamo, questo boom? «Non nascondiamoci – risponde don Marcucci – che molta gente va ai santuari per puro turismo. Però, indubbiamente, il viaggio in luoghi di apparizioni o di miracoli dimostra che anche l’uomo contemporaneo ha bisogno di un segno tangibile del sacro. È sempre stato così, intendiamoci. Ma è significativo che accada anche ora: fino a qualche decennio fa, si pensava che l'”uomo nuovo” non avrebbe più avuto queste necessità. Invece…». «Maria – dice don Gianni Baget Bozzo – è il volto femminile di Dio. Il volto dolce, l’aspetto materno di Dio. È proteggente, avvolgente… Per questo, nei momenti di crisi e di grande confusione come quello attuale, attira ancora di più». Anche l’antropologa Ida Magli, autrice anni fa, per la Rizzoli, di un libro intitolato proprio La Madonna, conferma l’attuale boom mariano. Ma ne dà una sua personale lettura: «È che la Madonna richiama tutto quell’aspetto magico-miracolistico che serve alla Chiesa nei momenti di crisi di fede». E spiega: «Per diciotto secoli Maria di Nazareth è stata, nella Chiesa, solo una donna. La madre di Gesù, certo: ma solo una persona, diciamo così, umanamente normale. Dall’Ottocento a oggi, con i dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione in Cielo, hanno fatto di lei una semidea: nata senza il peccato originale e le sue conseguenze, al punto da non morire ma da andare in paradiso con il proprio corpo. Così la Chiesa ha incrementato tra i fedeli la ricerca del divino attraverso il miracolismo». Insomma, per Ida Magli «il successo dei pellegrinaggi fa tutt’uno con quello degli oroscopi e della cartomanzia». Ma è proprio vero che la Chiesa «incoraggia» questa caccia al sacro? In questi ultimi decenni la gerarchia è stata così prudente nel riconoscere miracoli e apparizioni da attirarsi più volte l’accusa di eccessivo razionalismo: come se si volesse escludere, a priori, la possibilità di un intervento straordinario di Dio. Per Ida Magli, «questa prudenza fa parte del tradizionale doppiogiochismo della Chiesa». Ma non la pensa così don Baget Bozzo: «Se la gente diserta la messa domenicale e invade i santuari è proprio perché il linguaggio ecclesiastico è oggi molto incentrato sulla morale e sul sociale. I preti parlano molto di etica e poco di cose soprannaturali: per questo il credente viene scoraggiato dal frequentare le parrocchie e va a cercare il contatto con il Divino, appunto, nei santuari, che sono i luoghi del sacro». E non è d’accordo con Ida Magli ne anche Vittorio Messori: «Attenzione a pensare che Maria sia solamente la madre di Dio. Quella è la visione protestante, secondo cui Dio, a un certo punto, ha deciso di fare un figlio e si è preso un “utero in affitto”: si è scelto una donna, ha fatto intervenire lo Spirito Santo per il concepimento e poi, a parto avvenuto, chi s’è visto s’è visto. No, non è così: il ruolo di Maria nella Chiesa non finisce con quel Natale di duemila anni, ma continua nella storia». E la tentazione opposta, quella di considerarla una sorta di dea? «È una tentazione nella quale hanno rischiato di cadere certi cristianesimi orientali. La visione cattolica è lontana sia dal minimalismo dei protestanti, sia dal massimalismo di alcune antiche tradizioni. Maria è una donna, certo. Ma una donna alla quale Dio ha riservato un destino unico. Non lo capisce solo chi non vuole constatare che, anche qui, siamo di fronte, oggettivamente, a una storia non spiegabile umanamente. A un mistero». The Mystery of Mary, appunto.

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