La divulgazione del rapporto per gli intellettuali italiani segna la morte della democrazia e il ritorno della caccia alle streghe

13 settembre 1998 :: Corriere della Sera, di Cesare Medail

«E’ puro moralismo fondamentalista»: questo il commento di Dacia Maraini alla notizia che il Congresso americano aveva autorizzato la divulgazione via Internet dei dossier raccolti dal procuratore Kenneth Starr sulla relazione tra il presidente americano Bill Clinton e Monica Lewinsky, usando i particolari più intimi a sostegno dei capi d’accusa che dovrebbero portare all’impeachment. E, come la scrittrice, gli intellettuali reagiscono con indignazione alla gogna telematica, anche se alcuni vi colgono il segno di crisi collettive profonde. «E’ fondamentalismo -ripete la Maraini-: mi fa pensare allo spirito di crociata, a chi brandiva la spada in nome del bene. Quando il bene si mescola alla spada è sempre catastrofe. Vedo soltanto grande violenza in questa inquisizione che mette l’uomo alla berlina, non sapendo separare il comportamento pubblico da quello privato». Dacia Maraini pensa che per il presidente Clinton «sarà difficile resistere, ma non può umiliarsi troppo e deve difendere la sua dignità». Per un altro scrittore, Vincenzo Consolo, autore di romanzi siciliani dove il tema dell’onore ricorre nella sua accezione più alta, Clinton ha ricevuto «offesa» e perciò deve «girare le spalle all’America»: «Ci sono momenti della vita che non vanno profanati: la nascita, l’amore e la morte. Ma l’era mediatica continua a compiere profanazioni, dalle foto dei cadaveri di Pier Paolo Pasolini o Aldo Moro ai particolari dei massacri. Divulgare il dossier Starr è fare ludibrio della persona umana, prima per lei che per lui, in quanto la donna ha bisogno di maggior protezione. L’offesa mi sembra orrenda e nasce dalle contraddizioni di una società puritana che prima censura e poi mette sotto gli occhi di tutti particolari così intimi da lasciare sgomenti». Le contraddizioni sono spesso il segno della crisi di un sistema, e ciò non sfugge a Giorgio Galli, ordinario di Dottrine politiche all’università Statale di Milano, che vede nei fatti di oggi un «forte valore simbolico». «La democrazia rappresentativa ha avuto origine nel contesto culturale della caccia alle streghe, repressione di un movimento marginale egalitarista e sessualmente libero. Oggi, come sostiene il politologo Robert Dahl, la democrazia rappresentativa è alla fine del suo ciclo: o riesce ad ampliarsi o diventerà oligarchia. E proprio in questo crepuscolo la repressione sessuale ritorna, sempre in forma di caccia alle streghe ma capovolta: diretta cioè contro chi detiene il potere, nella maggiore democrazia al culmine della sua potenza. Il simbolismo è fortissimo e sembra proprio segnare la fine di un ciclo». Che la «grande offesa» sia un «brutto segno epocale» lo dice anche lo psicologo Aldo Carotenuto, uno dei maggiori junghiani d’Italia, soprattutto se il presidente americano Clinton non avrà «la forza di resistere lasciando passare la tempesta». Per Carotenuto «l’attacco alla vita sessuale di una persona viola il tacito patto di solidarietà che ci unisce tutti sul nostro punto più debole, per il quale s’imparano anche a dire molteplici bugie che fanno parte della vicenda umana. Solo le persone deboli e inette violano quel patto, attaccando gli altri su questo versante. E’ come uccidere un uomo che dorme, roba da Santa Inquisizione». «Magari Bill Clinton avesse trovato l’Inquisizione! -ribatte lo scrittore cattolico Vittorio Messori-. Il segreto rigoroso dell’Inquisizione, tanto demonizzato dall’Illuminismo, serviva a proteggere la privacy, e l’onore, delle persone. Ora che si sono aperti gli archivi, si è visto che la maggioranza dei processi riguardava il comportamento morale dei religiosi, dai preti sodomiti ai “confessori sollecitatori”, quelli cioè che invitavano le belle penitenti a imitare Monica Lewinsky e Bill Clinton. Ebbene, dai processi alle penitenze, quei fatti personali restarono per secoli coperti da segreto, poiché la perdita dell’onore equivaleva alla perdita della vita. Clinton è stato disonorato e quindi ucciso da Starr e dal Congresso: nell’Inquisizione avrebbe trovato giudici più garantisti, anche perché essa puniva i “moralisti ostentatari” come quegli sporcaccioni che s’indignano per le porcherie dello Studio Ovale, prima di chiudersi in bagno a masturbarsi col rapporto Starr».

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