La Cei invita i parroci: basta con gli altari poveri, alle pareti tornino i Santi

7 giugno 1996 :: Corriere della Sera, di Luigi Accattoli

A trent’anni dalla riforma liturgica, che girò gli altari verso il popolo, c’è ancora tanto da riformare nella chiesa intesa come edificio. E qualche volta si tratta di tornare all’antico: come per le statue e i dipinti, che erano scomparsi e invece devono esserci. Lo afferma una «nota pastorale» della Cei, intitolata L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica. Se entriamo in una chiesa parrocchiale tipica, di nuova fattura, la troviamo spoglia di ogni immagine, con un altare di legno che ha a sinistra un leggio, a destra il fonte battesimale, davanti la sedia del celebrante, dietro il tabernacolo. Tutto sbagliato, dice la nota. L’altare non dev’essere di legno, né mobile e neanche trasparente. Il fonte non deve stare accanto all’altare. Non basta un leggio, ma ci dev’essere una «tribuna» fissa (ambone) per le letture. La sedia del celebrante non è bene che stia davanti all’altare, il tabernacolo non è bene che stia dietro. L’idea guida del documento è questa: l’edificio chiesa dev’essere pensato come «luogo della Chiesa in festa», o «aula dell’assemblea liturgica». L’assemblea è la protagonista e il «fuoco» della sua attenzione dev’essere l’altare. Immagini: le chiese costruite negli ultimi decenni generalmente sono «prive di apparato iconografico e decorativo» e non va bene. Si provveda dunque – fatta salva la sobrietà – a «dotarle delle immagini consuete nelle chiese cattoliche, come ad esempio – oltre la croce – l’immagine della Beata Vergine, del santo patrono o del mistero al quale la chiesa è dedicata». Altare: «Sia unico nella chiesa, per poter essere il centro visibile al quale la comunità riunita si rivolge». Dev’essere possibile girargli attorno, dev’essere adatto alla celebrazione «rivolta al popolo». Meglio se è «fisso», «di pietra naturale», di «forma quadrangolare». L’ambone è «il luogo dal quale viene proclamata la Parola di Dio». C’era nelle chiese antiche, poi è diventato un pulpito, poi un leggio. Va riscoperto: deve essere una stabile tribuna. Tabernacolo o «custodia eucaristica»: era «l’elemento centrale, dominante sullo stesso altare». Poi è come scomparso. Non era giusto che dominasse, ma non dev’essere nascosto. Non deve stare sopra l’altare delle celebrazioni: meglio «una cappella apposita». Gli antichi battisteri o «fonti battesimali» vanno recuperati, riportati verso l’ingresso della Chiesa. Confessionali: sono chiamati «sedi confessionali». Quelli tradizionali vanno utilizzati con «qualche modifica»: illuminazione, riscaldamento, isolamento acustico. Ma si può fare tutto nuovo come «nuova penitenzieria o cappella della riconciliazione». Chi protestò per le ristrutturazioni di trent’anni fa, apprezzerà queste direttive? Le apprezza per esempio Vittorio Messori, che però ci ha detto, rivolto ai vescovi: «Si sono svegliati tardi e chi è causa del suo mal pianga se stesso. Hanno finalmente capito che i fedeli hanno bisogno di simboli in cui riconoscersi. Ma erano stati loro a favorire la spoliazione e l’imbruttimento di tante chiese, come se l’ideale fosse di trasformarle in tanti garages».

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