Immorale? Giocava perfino Don Bosco

30 novembre 1998 :: Panorama, di Mauro Anselmo

Si accende la Superenalotto-mania e subito illustri esponenti di Santa Romana Chiesa (dal cardinale Ersilio Tonini al vescovo di Acerra monsignor Riboldi) preparano il cerino per il rogo: premi assurdi, miliardi immorali. “È la solita, vecchia litania: bruciamo le lotterie”, dice lo scrittore cattolico Vittorio Messori, ma da che pulpito viene la predica? Dai preti, cioé da coloro che dovrebbero quantomeno fare un esame di coscienza prima di arrostire il botteghino”.

Perchè?

San Giovanni Bosco ricorse all’uso sistematico delle lotterie per mantenere la sua cittá dei ragazzi. E il beato Francesco Faá di Bruno, approfittando delle sue conoscenze a casa Savoia, organizzò una grande lotteria ai Giardini reali di Torino, distribuendo il megaincasso in opere di beneficenza.

Ma don Bosco e Faá di Bruno non giocavano al Super Enalotto.

Il principio era lo stesso. Se un’obiezione si può fare, riguarda semmai lo squilibrio del lotto, per cui chi tiene il banco é privilegiato più del dovuto rispetto a chi vince, ma l’obiezione, di per sè legittima, non giustifica la crociata contro un gioco che fu usato da fior di santi per le loro opere di misericordia e dallo stesso Stato pontificio che con il Lotto rinsanguava le sue modeste finanze.

Sta dicendo che le vincite miliardarie sono evangeliche?

Gesú non ha mai demonizzato il denaro in quanto tale. Lo ha considerato una realtá ambigua, insegnando che può essere manna di Dio o sterco del demonio. Con il denaro ci si salva come fa Zaccheo o ci si danna come il ricco Epulone. Chi sostiene che nella prospettiva cristiana il denaro é sempre oggetto di disprezzo dice una colossale bufala.

Ma Gesú non era povero?

Gesú era un rappresentante della middle class: Giuseppe era un agiato e stimato artigiano, come testimonia Giustino martire, suo parente, nelle Apologie, e quando Gesù decise di lasciare l’impresa di famiglia per annunciare la Buona Novella, l’evangelista Luca racconta che veniva “assistito dai beni”; di alcune ricche donne come Giovanna, moglie di Cusa, che era stato l’amministratore di Erode. Gesú dava il giusto valore al guadagno lecito e al denaro e non era affatto un miserabile, come ci ha abituati a credere il pauperismo demagogico di una certa teologia che ancora oggi, purtroppo, é in voga.

Colpa di chi?

Di chi dimentica che Gesù non é venuto a spiegare la riforma agraria ma a liberare l’uomo dalla povertà vera: quella di chi pensa che la sua vita sia una passione inutile.

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