“Il marchio del diabolico è l’ipocrisia”

1999 :: 30 Giorni, di Stefano Maria Paci

La crisi nei Balcani? “Un mix infernale di ipocrisia e buonismo unito ad una buona dose di cinismo. È questo che la rende così inquietante”. Vittorio Messori non ha dubbi: questa guerra non andava fatta. Lo scrittore cattolico più famoso del mondo, autore di libri-intervista con Giovanni Paolo II e il cardinale Ratzinger, in questa intervista parla del realismo cristiano e dell’ipocrisia del buonismo, di pirateria internazionale e della diplomazia vaticana, del governo mondiale e della Bestia dell’Apocalisse. Ne parla in un modo che lui stesso definisce “politicamente scorrettissimo, in questo periodo di omologazione anche all’interno della Chiesa cattolica”.

Lei parlava di cinismo. A cosa si riferisce?

VITTORIO MESSORI: In questa crisi dei Balcani predomina una sconcertante ipocrisia che confina con il cinismo. In nome del buonismo si moltiplicano le sofferenze delle persone che si dice di voler aiutare. Dopo aver massacrato con i missili donne e bambini innocenti, questi signori hanno anche la faccia tosta di chiedere scusa.
Che almeno si abbia il coraggio di riconoscere che la guerra è guerra, se la si vuol fare!

Ridurre il cristianesimo a valori ha fatto sì che negli anni Settanta i cattolici fossero genericamente appiattiti su posizioni pacifiste e oggi, invece, sembrano tutti d’accordo con la guerra contro la Serbia. Si può fare una guerra per eliminare definitivamente le guerre, come si chiede da tante parti?

MESSORI: La guerra è parte ineliminabile della condizione umana. Ecco perché il cristiano non può essere un pacifista. Il pacifismo è un’ideologia, come indica anche il suffisso “ismo”, e come tale è quindi diabolica. Il pacifista, quando è in buona fede, parte da un’utopia, un’illusione disastrosa che un cristiano non può assolutamente condividere. Il cristiano è convinto che il peccato e soprattutto il peccato originale -realtà misteriosa e terribile su cui oggi tutta la teologia tace- continuerà ad accompagnarci sino alla fine della storia. La pace giungerà solo quando la storia sarà terminata e Cristo tornerà nella sua gloria. Fino ad allora occorrerà fare i conti con la guerra e la violenza e cercare di limitare i danni.

Realismo cristiano, il suo?

MESSORI: Sì, realismo. Una delle grandi virtù cristiane dimenticate. Solo con il ritorno di Cristo, politica e storia troveranno la pace. Il realismo nasce dalla consapevolezza del peccato. Laddove si abbandona questa consapevolezza si finisce nell’utopia, che è il contrario del cristianesimo. Il cristiano è un realista, è uno che si confronta con la realtà così com’è, non con la realtà come gli piacerebbe che fosse.

Il cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, ha ricordato su la Repubblica del 29 aprile il realismo di sant’Agostino. “Fare la guerra è una felicità per i malvagi, ma per i buoni una necessità… Una guerra fatta per sete di potere, per ingrandire un impero, va considerata un brigantaggio in grande stile”, scrive nel De Civitate Dei il vescovo di Ippona.

MESSORI: Ci sono guerre che sono legittime, una necessità anche per i buoni, direbbe Agostino, e la Chiesa l’ha sempre riconosciuto. Qui, invece, siamo di fronte ad una guerra palesemente ingiusta. Per questo mi scandalizza l’ipocrisia di questo buonismo cinico, di questi amici dell’umanità che aumentano a dismisura la sofferenza dell’umanità. Assistiamo ad un atto di aggressione da parte di un’alleanza militare, quale è appunto la Nato, che sta tradendo i suoi statuti e le sue costituzioni. La Nato si è costituita come alleanza difensiva: adesso invece sta conducendo una guerra di aggressione. Aggredisce uno Stato legittimo, la Federazione iugoslava, unione di Serbia e Montenegro, riconosciuto da tutta la comunità internazionale.

Ammettendo la bontà delle intenzioni angloamericane, si potrebbe parlare per la guerra in Kossovo di un’eterogenesi dei fini, quel meccanismo per cui le intenzioni teoriche si rovesciano nei fatti nell’esatto contrario?

MESSORI: Sì. Questa è la maledizione che nella storia accompagna i buonisti. Ammessa e non concessa la buona fede dei signori della guerra della Nato e il loro desiderio di aiutare i kossovari, in realtà l’eterogenesi dei fini è scattata e le sofferenze dei kossovari sono di gran lunga aumentate. Non solo perché sono stati bombardati e continuano ad essere bombardati anche loro, ma perché si è clamorosamente rafforzato il governo di Milosevic: nulla come un’aggressione come questa può rafforzare un governo e provocare un sussulto nazionalista. La stessa cosa è accaduta in Italia sotto il fascismo: il suo più alto punto di consenso si registrò in occasione delle sanzioni che le vennero comminate dalla Società delle Nazioni (l’Onu di allora) a causa della guerra d’Etiopia. Persino Benedetto Croce, il “papa” degli antifascisti, offrì pubblicamente a Mussolini la sua solidarietà. Oggi, rafforzando il regime di Milosevic, gli si è data un’ottima occasione di fare davvero la pulizia etnica del Kossovo. Così come con due guerre in Iraq si è rafforzato il regime di Saddam Hussein.
Ed è inquietante la criminale esultanza dei generali Nato, non più controllati dai politici, i quali quotidianamente forniscono un resoconto del fatto che stanno distruggendo con mille aerei l’apparato economico della Serbia e del Montenegro, come se questo fosse un risultato positivo. Si sta annientando programmaticamente, giorno dopo giorno, l’economia già precaria di un Paese come la Federazione iugoslava. Naturalmente quelli che saranno chiamati a gestire la ricostruzione già si sfregano le mani facendo due conti, sapendo quanti milioni di dollari occorreranno. E a noi imporranno nuove tasse per l’aiuto “buonista” ai bombardati di oggi…

Criminale esultanza dei generali Nato? Non sta esagerando?

MESSORI: No. Secondo il diritto internazionale nessuno Stato ha il diritto di intervenire nella politica interna di un altro Stato. Anche perché se poniamo la questione su questo piano non ci si ferma più. Perché non si bombarda Madrid che impedisce la legittima, secolare richiesta del popolo basco di staccarsi da una Castiglia con la quale non ha nulla a che spartire? E perché non si bombarda Parigi visto che la Corsica non ha nulla a che fare con la Francia, e a ragione il movimento di liberazione corso chiede da anni l’indipendenza? E perché non si sono bombardate le città bianche del Sud Africa al tempo dell’apartheid? E il Sudan islamico, con il genocidio dei cristiani? Se si decide di intervenire negli affari interni di uno Stato per motivazioni umanitarie ed etiche, si farà definitivamente esplodere questo mondo che è già una polveriera.

Chi giustifica questa guerra risponderebbe che in Francia o in Spagna non ci sono stati orrori come quelli perpetrati dalla Serbia.

MESSORI: Non è vero. La guerriglia basca ha provocato ottocento morti negli ultimi dieci anni, e a causa della “guerra sucia” voluta dai socialisti di Felipe Gonzàlez centinaia di terroristi baschi sono spariti nel nulla. Ma la questione non è nel numero dei morti. Qui è in questione un principio. La Nato afferma, ed è questa la novità gravissima, che tutte le secessioni vanno appoggiate e che signori angloamericani possono decidere quando un comportamento è morale o immorale, e merita un intervento armato.

Insomma, una specie di governo mondiale, instaurato in nome di una utopica prospettiva di pace planetaria…

MESSORI: Proprio così. Assistiamo in nuce alle prove generali dell’instaurazione di questo governo mondiale. Il peggiore degli incubi: un governo mondiale con caratteristiche etiche. Vorrei ricordare a tanti utopisti clericali che lo ritengono una benedizione per l’umanità che la tradizione cristiana ha sempre identificato nel governo mondiale la grande Bestia dell’Apocalisse. I cristiani dovrebbero opporvisi con tutte le loro forze: il governo mondiale è una creazione demoniaca. Io sono lontanissimo da tentazioni bimillenaristiche o apocalittiche, ma so che il marchio del diabolico è la menzogna, l’ipocrisia. Il diavolo è la scimmia di Dio: laddove c’è la presentazione del male come se fosse bene, là c’è del diabolico. Ed è proprio quello di fronte al quale oggi noi ci troviamo. Siamo di fronte a signori i quali in nome dell’umanità e della pace fanno una guerra di aggressione e moltiplicano le sofferenze di quelli che untuosamente dicono di voler aiutare.

Perché tutto questo?

MESSORI: C’è una interpretazione che mi davano i cristiani del Medio Oriente, prima ancora che scoppiasse la crisi serba. La do così come mi è stata data, senza garanzie… La Serbia è cristiana, ed è solo grazie alla bellicosità dei suoi abitanti che è stata bloccata secoli addietro l’avanzata musulmana. È chiaro che gli americani, pur di tradizione cristiana, oggi stanno facendo nei Balcani una politica filoislamica, filomusulmana. Le ragioni? Gli americani sono costretti, da più di cinquant’anni, a una politica filoisraeliana. Nessuno, si sa, può aspirare alla carica di presidente degli Stati Uniti se non si impegna a sorreggere Israele: questo impone la presenza ebraica negli Stati Uniti. Agli americani però questo patto con Israele costa tanto e gli sta stretto, perché vuol dire avere contro un miliardo di musulmani. C’è allora una sorta di accordo. Gli americani, per la loro politica filoisraeliana, sono costretti a inimicarsi in Medio Oriente i musulmani ma parteggiano per gli islamici laddove gli interessi di Israele non sono in gioco. I Balcani sono lontani dal Medio Oriente, gli americani quindi hanno mano libera dando questo contentino ai musulmani: vedete che al di fuori del Medio Oriente, se possiamo, vi diamo una mano? Quel che è certo è che al di fuori del Medio Oriente la politica americana è indubbiamente filoislamica.

© 30 giorn

6 commenti
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