Il catalogo Einaudi

15 luglio 1998 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Tra bibliofili ed addetti all’editoria ha suscitato stupore quella che è parsa come una sorta di inedita «legge Einaudi» (formulata ed esposta dall’editore nella sua lettera a questo giornale apparsa domenica 12 luglio). Stando a Giulio Einaudi, cioè, nei propri cataloghi storici -anche se presentati come completi- non andrebbero citati i libri commissionati dall’editore stesso, apparsi e messi in commercio con il suo marchio, ma non inseriti in una collana. Se, poi, di autori e di orientamento fascistico, andrebbero espunte da quei cataloghi «esaustivi» anche opere di grande impegno redazionale ed economico come «La guerra di Spagna sino alla liberazione di Gijón» o la Enciclopedia dei nostri combattimenti coloniali del generale Ambrogio Bollati (in collaborazione con Giulio del Bono quanto al primo titolo). Maggior stupore provoca poi una simile «legge» scorgendo nella lettera di Einaudi la frase seguente: «Ugual sorte (l’espulsione -cioè- dal catalogo, n.d.r.) toccò ai due libri del generale Bollati che già in tempi non sospetti, nel ’36, avevo confinato “fuori collana”, cioè praticamente fuori catalogo». Ma l’opera sulla guerra di Spagna uscì nel ’37: siamo quindi di fronte a un saggio messo «praticamente fuori catalogo» prima ancora di essere stampato e, presumibilmente, scritto. Usanza davvero inedita nella storia dell’editoria. La sorpresa potrebbe aumentare, fosse possibile, esaminando il più noto, diffuso, curato dei tre cataloghi della Casa, quello di quasi 850 pagine in corpo piccolo e quello andato in libreria nell’autunno del 1983 con il titolo Cinquant’anni di un editore e il sottotitolo Le edizioni Einaudi negli anni 1933-1983. Sfogliando quel catalogo, si scopre che, a pag. 596, sono elencati anche i «fuori collana». Dunque, la «legge Einaudi» presenta pure questa singolarità: solo le opere su Spagna franchista ed Africa fascista sono escluse se non apparse in una precisa collezione. Tutti gli altri «fuori collana» hanno invece diritto alla citazione sul catalogo storico. È doveroso, peraltro, venire incontro anche alla curiosità dell’editore torinese che, nella sua lettera al Corriere scrive: «Non so a cosa si riferisca l’autore dell’articolo quando accenna a tre titoli “su tematiche direttamente religiose” pubblicati nel ’44». Ecco qui, allora: i titoli ai quali accennavo (e che non figurano nei cataloghi storici, essendo allora la Casa commissariata) risultano alla sezione «rari» della Biblioteca Nazionale di Torino. Sono apparsi in una collana chiamata Leggende d’oro, tutti e tre nel ’44, e sono: Jacopo da Varagine, Le ardenti dame della leggenda aurea, testo italiano, tavole e disegni di P.A. Gariazzo; Anatole France, Il miracolo del grande San Nicola; Cirillo Verschaeve, La passione di Cristo, tavole e disegni di P.A. Gariazzo. Credo, con questo, di avere soddisfatto la curiosità dell’editore, sotto il cui nome, seppure abusivamente, quei volumi apparvero. E spero, soprattutto, di avere dato il mio, seppur minimo, contributo alla realizzazione dell’auspicio, che mi permetto rinnovare: un «catalogo storico» Einaudi, cioè, finalmente senza «buchi» ed omissioni.

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