Il Cardinale sconfessa Halloween

31 ottobre 2000 :: Corriere della Sera, di Gian Guido Vecchi

Treats or tricks , dolcetti o dispetti? Secondo il cardinale Carlo Maria Martini, più che altro si tratta di dispetti, un brutto scherzo che stiamo giocando alla nostra cultura: «Halloweeen? Beh, questo tipo di feste è estraneo alla nostra tradizione -allarga le braccia-, una tradizione che ha valori immensi e va tramandata: il culto dei defunti fa parte della nostra storia, è un momento in cui si apre la speranza dell’eternità. Visitare le tombe, adornarle di fiori, pregare per i defunti, e capire così che la vita dell’ uomo è più dell’esistenza terrena…». Niente a che vedere, insomma, con le zucche ghignanti, i vestiti da menagramo e i sabba da discoteca che stasera si moltiplicheranno in tutta Italia, manco fosse il New England: Halloween, la festa di origine celtica che alla vigilia (Eve) della festa di Tutti i Santi (All Hallows) vede il ritorno delle anime dei morti alla ricerca di corpi (vivi) da abitare. Per questo ci si traveste da fantasmi e si cuociono i dolci: per ingannare e (se va male) ingraziarsi gli spiritacci. Naturale che la cosa, da un punto di vista religioso, non entusiasmi. Soprattutto un intellettuale come l’arcivescovo di Milano, che giovedì 9 novembre, e per tutti gli altri giovedì di novembre, si prepara a condurre la XI Cattedra dei non credenti, l’ormai tradizionale ciclo di incontri all’università Statale per far dialogare credenti e non credenti (anzi, «il credente e il non credente che c’è in ciascuno di noi»). Quest’anno l’argomento sarà il tempo, per ricostruirne il senso: «Lo scorrere degli anni non è una fuga dall’ essere. Perdere la scansione del tempo, perdere memoria e futuro è pericolo grave», ha ricordato Martini in un articolo sul Corriere della Sera di domenica. Prima di citare la sua ultima lettera pastorale, La Madonna del Sabato Santo: «Se la memoria delle radici del passato si fa debole, l’esperienza del passato diventa frammentaria e prevale la solitudine, ciascuno si sente un po’ più solo.. .». Del resto, dice lo scrittore Vittorio Messori, tutta la faccenda è nata proprio per riempire un vuoto: «Non ci dimentichiamo che il protestantesimo, non avendo la dottrina del purgatorio, non riconosce il culto dei morti: pregare per loro non serve, il loro destino, paradiso o inferno, è segnato. E così, in un ambiente di protestantesimo radicale come gli Usa, si è trattato di colmare una lacuna gettandola in burla. Perché a novembre muore la natura, si tratta di esorcizzare la morte, addomesticarla, e pensare alla propria». Il resto, dice, lo fa il «servilismo della cultura europea». Ovvio che Norbert Denecke, vicedecano della Chiesa luterana in Italia, si sia fatto un’idea diversa: «Ma quale protestantesimo, anche noi abbiamo preghiere e funzioni per ricordare i morti. Credo piuttosto abbia a che fare con la società moderna che cerca gioia, consumismo, piacere. Ne risentono le stesse funzioni religiose: alla festa del raccolto abbiamo il pienone mentre il Venerdì Santo, giorno di sofferenza e lutto, ci sono sempre meno fedeli…». Eppure non è solo una questione religiosa. Lo dice pure monsignor Giuseppe Anfossi, presidente della commissione Cei per la famiglia oltre che vescovo di Aosta: «Lo trovo un segno di debolezza del la famiglia contemporanea. Qualcosa trasmettono i nonni, ma i genitori non più, c’è un’inettitudine a trasmettere la cultura tout-court. E così si lascia spazio alle altre influenze ». Difatti la cosa preoccupa pure laici come Ernesto Galli della Loggia, uno dei primi a sollevare la questione con un «fondo» sul Corriere (Teste, fantasmi e zucche vuote) di due anni fa. Nel frattempo non ha cambiato idea, anche se invita a non volare troppo alto: «C’è un legame antropologico fra i morti e i bambini, più vicini perché arrivano dall’ estremo opposto. Esiste un saggio molto bello di Levi Strauss in Razza e storia. Ma prima di arrivare ai massimi sistemi, considererei che il cristianesimo non prevede una partecipazione non religiosa, che viviamo in un’epoca di massima ricerca del divertimento, che tutto ciò che viene dagli Usa è per ciò stesso bello e che i bambini sono diventati dei grandi consumatori…».

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