I vescovi studiano il diavolo

2000 :: L’Espresso, di Marco Travaglio

Lo stato maggiore dei vescovi italiani si riunisce, per una volta, a Torino (oggi a Villa Gualino). L’idea di questa insolita trasferta del vertice della Cei è di monsignor Severino Poletto, che mercoledì accompagnerà i colleghi in pellegrinaggio all’ostensione della Sindone. Ma fra i temi all’ordine del giorno dell’incontro, ce n’è uno a dir poco insolito: la discussione del nuovo Rito degli esorcismi, approvato due anni fa dalla Congregazione vaticana del Culto e appena tradotto dal latino all’italiano. Un testo “rivoluzionario”, basti pensare che l’edizione precedente risale addirittura al 1614, in piena Controriforma. Un testo -68 pagine in tutto- duramente contestato dagli esorcisti, che denunciano di essere stati esclusi dalla discussione e dalla redazione del testo. E accusano gli autori di “totale incompetenza”. Don Gabriele Amorth, l’acchiappademoni più famoso al mondo (è presidente onorario dell’associazione internazionale di categoria), ha un diavolo per capello: “In Italia siamo appena 300, a fronte di una “clientela” in continuo aumento. Basti pensare che almeno il 10 per cento di chi chiede di essere esorcizzato si rivela poi posseduto o comunque vessato da Satana. Eppure i vescovi continuano a trascurare o ignorare la nostra attività, quando addirittura non la boicottano. Gran parte del clero e della gerarchia nemmeno ci crede più, nel demonio che possiede le persone e nel dovere di scacciarlo…”.
“È vero, la domanda di esorcismi è in continua crescita -rivela Massimo Introvigne, presidente del Cesnur e grande esperto di sètte e satanismo- così come la credenza nel demonio. Negli anni ’70 solo il 50 per cento dei cattolici credeva nel diavolo: oggi, siamo oltre l’80 per cento. C’è un generale ritorno del meraviglioso: positivo (vedi il boom degli angeli) e negativo (diavoli e affini). Un fenomeno tipicamente postmoderno, riscontrabile nel cinema, nella letteratura, nel fumetto, nella televisione. Anche i vescovi si adeguano, e dopo le resistenze degli anni ’70 e ’80, oggi si sono dovuti rassegnare a ripristinare il ministero dell’esorcismo in quasi tutte le diocesi d’Italia. Anche se prevale comunque un’estrema prudenza: il nuovo rituale delimita i pochissimi casi nei quali si può affermare la presenza demoniaca e procedere all’esorcismo vero e proprio”. Un altro scrittore cattolico, Vittorio Messori, è ancora più polemico: “Fosse dipeso dalle gerarchie, sempre più liberal e schiave del politically correct, l’esorcismo sarebbe già stato abolito da un pezzo. Parlare del demonio non sta bene, non è moderno. Tipico caso, quello di Milano: il cardinal Martini non voleva neppur sentirne parlare, poi è stato costretto a furor di popolo a ripristinare gli esorcisti. Ora finalmente i vescovi han messo mano a quest’ultima parte, finora inevasa, della riforma liturgica. Scontentando, peraltro, i pochi esorcisti rimasti”.
E scontentare è un eufemismo. “Il nuovo rito è pessimo -aggiunge don Amorth- e sembra fatto apposta per impedire gli esorcismi. Fortuna che, al fondo, contiene una scialuppa di salvataggio: una notificatio che ci consente, a richiesta, di continuare a usare il vecchio testo”. Ma che cos’è che non va, nel nuovo? “Anzitutto, il divieto di esorcizzare a scopo diagnostico, preventivo: cioè per capire se c’è o non c’è il demonio. Il testo lo consente solo quando c’è già la certezza della presenza demoniaca. Ma questa si può accertarla solo con l’esorcismo, non prima e non senza! Poi c’è il divieto di esorcizzare tutti i casi di maleficio: cioè le vittime di fatture, legature, macumba, vodoo, malocchio, maledizioni. Un’assurdità: tutti i casi più famosi di possessione sono cominciati con un maleficio. Anche quello della ragazza indemoniata benedetta dal Papa due settimane fa. In teoria, anche il Papa avrebbe violato anche lui il nuovo rito dell’esorcismo…”.

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