I Cardinali? Dante li spedì all’inferno

28 dicembre 2000 :: La Repubblica, di Patrizia Capua

Lo scrittore cattolico Vittorio Messori, in un’intervista sul cardinale Michele Giordano e i suoi problemi con la giustizia, che risale all’agosto di due anni fa, lo criticò aspramente: «Non è da arcivescovo inveire così contro i magistrati».

Messori, rifarebbe oggi quell’intervista?

«Non entrai nel merito della questione perché non conosco le carte e non voglio rubare il lavoro ai magistrati. Dissi che la reazione del cardinale mancava di stile. Ci dovrebbe essere una differenza tra la reazione di un cardinale e un assessore qualunque che viene “incastrato” da Mani Pulite. Giordano aveva un’aria esagitata. Da un principe della Chiesa mi sarei aspettato un fare meno scalmanato».

Questo è il metodo. E sul merito?

«Da cattolico, sono molto scafato. La magistratura, per fortuna, ha corretto il suo errore. Ma anche se ci fosse stata una condanna, io la penso come i cattolici medioevali. Prendiamo Dante, credente fino in fondo, non esitava a mettere cardinali e vescovi all’inferno».

Non la turbava l’idea che a commettere un delitto così odioso potesse essere uno dei vertici della gerarchia ecclesiale?

«Una condanna di Giordano per usura non avrebbe sminuito la mia fiducia nella Chiesa. Quel che mi scandalizza sono i sacerdoti con le fisime teologiche, i profeti del “politicamente corretto”, quei teologi liberal che mettono in crisi la fede della gente. Il problema della Chiesa non è la presunta violazione del Concordato da parte di qualche magistrato, semmai la crisi della fede. Dovrebbe interessarsi più a quest’ultimo argomento che non alle vicende giudiziarie. Per cui il vero problema è quello della fede, non del cardinale presunto usuraio».

E lei, seguendo l’esempio di Dante, lo avrebbe idealmente mandato all’inferno, punto e basta?

«L’arcivescovo di Vienna (un vecchio benedettino) ha dovuto di recente dimettersi perché i sacerdoti della sua Chiesa, stanchi delle omelie contro i gay, gli hanno ricordato che quando erano ragazzini lui non disdegnava di visitare le docce dei seminaristi. Dunque, anche se vera, l’accusa contro Giordano mi avrebbe addolorato molto sul piano umano, ma non avrebbe messo in discussione nulla. So che la grazia e i sacramenti aiutano, ma non eliminano la tentazione del peccato originale. Sono cose umane».

Messori ragiona da Messori, ma le persone comuni, il popolo dei fedeli?

«L’istinto delle persone ha sempre accettato questo. Nessuno ha deciso di non andare più a messa. Bisogna essere realisti. Papa Alessandro VI peccava a più non posso, ma sul piano della fede era ineccepibile. Nella prospettiva cristiana vera, ciò che conta per un maestro della fede è che predichi bene, non se razzola male. In ogni caso, per fortuna, qui c’è stato l’happy end».

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