Gesu sul video? Può sorprendere ancora

4 aprile 1996 :: Corriere della Sera, di Pierluigi Panza

Al grande mistero della vita di Gesù proprio questa settimana si è aggiunto un nuovo tassello. In Israele sono state ritrovate sei urne con incisi i seguenti nomi: «Gesù figlio di Giuseppe», «Giuseppe», «Maria», «Mattia», «Maria», «Giuda figlio di Gesù». Che sia il sepolcro della famiglia di Cristo? Gli studiosi ritengono difficile provarlo, come fatica improba è conferire unitarietà alla figura storica di Gesù. Di lui, oltre ai 4 vangeli e a quelli apocrifi, parlano san Paolo, gli annalisti latini Plinio il Giovane, Tacito e Svetonio, lo storico ebreo del I secolo Flavio Giuseppe e il Talmud, libro sacro del giudaismo. Queste interpretazioni divergono come, inevitabilmente, quelle dei romanzi e dei film che hanno cercato di dare un volto all’immagine del Cristo storico. Ma hanno credibilità le pellicole su Cristo? «Il film su Gesù al quale sono più legato è Jesus Christ superstar, perché è una grande festa di popolo priva di solennità – dice il regista Sandro Bolchi -. Il Gesù di Zeffirelli (in edicola domani con il Corriere a 6.900 lire, n.d.r) narra la storia di un uomo, della sua vita». Lei che strada avrebbe scelto? «Anch’io avrei scelto un Gesù uomo, anzi avrei esaltato questi caratteri rendendo la sua figura ancora più tormentata». Ma un film come quello di Zeffirelli può avvicinare alla conoscenza dei vangeli? «Questo film invita al sogno, per questo può essere amato da giovani e può essere utile proprio oggi, dove in televisione domina solo la volgarità. Anche se sottoposto a tagli, il grande affresco di Zeffirelli ha ancora fascino. Dopo quasi 20 anni offrire ai lettori questa storia-favola è un invito a una gioiosa riflessione o a una pacata meditazione». Nel marzo del ’77, quando andò in onda in tv il film di Zeffirelli, Carlo Bo lo commentò sul Corriere. Parlò di scelta semplice e onesta, di splendida illustrazione. Condivide ancora elogi e critiche di un tempo? «Sono passati molti anni, ma ricordo che il film mi piacque. Il suo senso attuale? E’ utile per i cattolici perché costringe alla rimeditazione di una storia, per loro, insuperabile. Ma è utile anche per chi dice di non credere e non avere bisogno di queste illustrazioni del “senso”, poiché può sempre scattare un sentimento, vibrare un colpo segreto nel cuore di chi si dice estraneo a questo tipo di giustificazione della vita. D’altra parte, in un tempo sempre più scristianizzato o diffidente di ogni interpretazione spirituale, credo che una sollecitazione, sia pure momentanea, possa avere una sua efficacia». Chi non concorda a pieno sull’utilità di questa riproposizione è Vittorio Messori, infaticabile investigatore delle vicende di Cristo (suoi il celebre libro Ipotesi su Gesù e il recente Patì sotto Ponzio Pilato). Messori ritiene che tutti i racconti (film o romanzi) sulla figura di Cristo siano delle interpretazioni parziali. «Non guardo film e non leggo romanzi su Gesù, perché i Vangeli sono l’unica fonte della Rivelazione e il fatto che siano quattro e irriducibili uno all’altro testimonia la difficoltà di tracciare il percorso della vita di Cristo. Gesù è un mistero impenetrabile e indistruttibile sul piano storico, è un mistero dai mille volti». Insomma, per dirla con il filosofo Wittgenstein, «ciò di cui non si può parlare si deve tacere». Ma allora è proprio inutile proporre romanzi e film? Non possono stimolare la riflessione? «La via alla scoperta della fede può avvenire anche con un film. Ma se mi chiede se i video possono avere valore di apostolato non saprei rispondere: da cattolico rispetto il dono di Dio che si rispecchia in strade diverse». Ma quale dei film su Gesù si avvicina maggiormente all’idea che si è fatto del Gesù storico? «Ogni regista coglie solo un aspetto di Cristo e lo radicalizza. Prendiamo quattro film tra i più recenti: in Il Vangelo secondo Matteo Pasolini amplifica gli aspetti populistici e demagogici; in Jesus Christ Superstar siamo di fronte a un Gesù hippie, figlio dei fiori, trasgressivo come i rivoluzionari del ’68; in L’ultima tentazione di Cristo è enfatizzata la sua dimensione sessuale; nel film di Zeffirelli, infine, ci troviamo di fronte a un Gesù dagli occhi azzurri, ovvero a una estetizzazione della sua esperienza non priva di qualche sentimentalismo».

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