Fatima senza più segreti

25 giugno 2000 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

C’è molto di inedito, se non di sconcertante, in ciò che avverrà domani mattina nell’aula delle conferenze della Sala stampa vaticana. A partire dalle 11.30 -diretta televisiva Rai e in collegamento con molte altre reti del mondo- non sarà il pur autorevole portavoce della Santa Sede, bensì lo stesso cardinal Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la fede, che presenterà ai giornalisti il documento, in sei lingue, cui è stato dato per titolo Il messaggio di Fatima. L’elettronica dei mezzi di comunicazione a servizio di un Mistero colmo di diavoli, di inferno, di profezie: sarà una perfetta sintesi post-moderna. Ci sarà anche una foto, nel fascicolo distribuito: quella dell’ originale del foglio manoscritto, in portoghese, in cui suor Lucia, l’ultima superstite dei tre veggenti del 1917, scrisse il contenuto del celeberrimo «terzo segreto». La foto di quelle parole, su cui si è favoleggiato per decenni, è fornita dal Vaticano per bloccare subito altre leggende che si aggiungano alle già troppe in circolazione. In effetti, dopo l’annuncio, dato il 13 maggio a Fatima dal cardinal Sodano, che finalmente il «segreto» sarebbe uscito dagli archivi del Sant’ Uffizio, un tam-tam (diffuso anche da migliaia di siti Internet) ha cominciato a mettere in guardia dalle temute censure vaticane. Tra i «fatimologi», infatti, l’ipotesi più diffusa sosteneva che nelle parole affidate dalla Madonna a Lucia si preannunciava la crisi della fede e della Chiesa dopo il Vaticano II. Da qui, si diceva, la decisione di Giovanni XXIII di non pubblicare il testo: proprio quel Papa, che aveva intenzione di convocare il Concilio, non poteva permettere che si divulgasse una profezia così guastafeste. Poiché nella sintesi annunciata il mese scorso non vi è traccia di ciò che davano per certo i maggiori esperti, qualcuno ha sospettato una manipolazione del testo. Il commento del capo dell’ex Santo Uffizio, elaborato in sintonia con il Papa, sarà reso noto in mondovisione: spiegato il nesso tra l’attentato «mortale» e il colpo deviato «Fatima, la storia si può cambiare» Domani Ratzinger svelerà il senso del terzo segreto: così le preghiere degli uomini possono modificare gli eventi. Per fugare i sospetti sulle manipolazioni del testo distribuita la foto del manoscritto originale di suor Lucia. Da qui, la decisione della Santa Sede di distribuire la riproduzione fotografica: prova inattaccabile, anche perché colei che ha vergato quelle parole è ancora viva, lucida e -come appare da molti segni- battagliera. Nel fascicolo distribuito domani, sarà riprodotto per intero quanto Maria disse durante la terza apparizione, il 13 luglio 1917, nella «tana» o «grotta di Irene» (Cova da Iria). Cioè, nell’ordine dell’edizione ufficiale, seguita ovviamente dal documento vaticano: visione dell’inferno; possibilità di evitarlo con la devozione al Cuore Immacolato; approssimarsi della fine della guerra, ma inizio di un’altra, sotto il pontificato di Pio XI in caso di mancata penitenza; necessità della consacrazione della Russia, con la conseguenza della sua conversione, seguita da un periodo di pace; in caso di non consacrazione, diffusione nel mondo di errori e persecuzioni contro la Chiesa e i credenti; conservazione della autentica fede cattolica in Portogallo. A questo punto, un «eccetera», che stava al posto di quanto domattina sarà letto in mondovisione. Ma che cosa, per venire al punto, che cosa sarà davvero letto? Che cosa c’ è davvero in questo mitico «segreto»? Quel che per ora possiamo dire, rispettando l’obbligata discrezione, è che dopo tanta attesa, tante illazioni, tanta fantateologia, qualcuno, in cerca di emozioni apocalittiche, rischierà di essere deluso. Innanzitutto, per la brevità del testo, di poco superiore alla ventina di righe. Ma, poi, perché siamo certi di non essere smentiti anticipando che la sintesi del cardinal Sodano esaurisce davvero il contenuto di quelle righe. In esse, vi sono -certo- descrizioni e particolari ulteriori, ma non fanno che sviluppare l’idea, la scena centrale e, in qualche modo, unica, rivelata il 13 maggio scorso. Dunque, per rifarci alle esatte parole di Sodano: «La lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani. Le immense sofferenze dei testimoni della fede nel secolo Ventesimo. Una interminabile via crucis alla cui testa stanno i papi. Il «vescovo vestito di bianco» che, per individuazione fatta dagli stessi veggenti, è il pontefice: portando la croce, tra i cadaveri dei martirizzati, cade a terra come morto, sotto i colpi di un’arma da fuoco». Si noti che -a conferma della prevedibile delusione di alcuni- questi contenuti, a parte il preannuncio degli spari contro il Papa, erano presenti nella parte già nota del segreto dove, testualmente, si diceva: «Altrimenti (la Russia) diffonderà nel mondo i suoi errori, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa: molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire…». Il tema trascritto da suor Lucia è sviluppato secondo le categorie di un genere visionario, profetico, mistico, che esige una interpretazione al contempo prudente e autorevole. È ciò che, su indicazione del papa (al quale soltanto, possiamo confermarlo, si deve la decisione della pubblicazione) ha fatto il cardinal Ratzinger. E lo ha fatto di persona, con un testo lungo parecchie pagine. Inoltre, ha voluto che portasse la sua firma, che non fosse anonimo, come di solito i documenti della sua Congregazione. Chi vedrà il documento (molto pastorale, articolato, dedicato non solo al «segreto», ma all’intero messaggio di Fatima: da qui il titolo del fascicolo) potrà notare che -per maggiore autorevolezza- il cardinale bavarese non lo ha firmato come teologo «privato», ma proprio come Prefetto dell’ ex Sant’ Offizio. Anche qui sta l’inedito, se non lo sconcertante, cui accennavamo in apertura di articolo. In effetti, pure Fatima -alla pari di Lourdes o La Salette o Guadalupe o Banneux o Pontmain- pur se riconosciuta dalla autorità ecclesiastica, rientra nel limbo di quelle cosiddette «rivelazioni private» -amate dalla gente e guardate con sospetto dai professori- che possono nutrire la devozione, che possono attualizzare il messaggio evangelico ma che (come ribadisce seccamente il nuovo Catechismo) «non appartengono al deposito della fede». Qui, invece -ed è la prima volta che succede- è lo stesso «custode» dell’ortodossia cattolica, è il garante del depositum fidei che avalla con la sua autorità ciò che la devozione dei fedeli venera, ma che la teologia ufficiale aveva sinora ignorato. Del resto uscendo anche lì dalla Tradizione (rispettata, tra l’altro, per Bernadette Soubirous, dichiarata santa senza neppure citare le apparizioni di Lourdes) il decreto di beatificazione di Francisco e di Giacinta è basato sì sulle loro virtù, ma pure sulla predilezione mostrata dal Cielo scegliendoli come testimoni. Chi conosce queste cose è consapevole che c’è, qui, un altro degli «strappi» (e tra i più significativi, dalle conseguenze imprevedibili) operati dal papato wojtyliano: quel Totus tuus, quella sua consacrazione alla Madonna proclamata sin dal motto episcopale, lo ha spinto sino a cambiare, in qualche modo, «statuto teologico» a una devozione mariana che, per quanto raccomandata dalla Chiesa, è sempre stata proposta alla libera accettazione o al libero rifiuto dei credenti. È la «profezia», questa grande dimenticata dalla intellighenzia ecclesiale degli ultimi secoli, che ritrova il suo spazio all’interno della «teologia». Se, come pare, il testo originale di suor Lucia parla del «vescovo in bianco» che cade a terra «morto» (ma Sodano è sembrato attenuare: «come morto»), nella conferenza stampa di domani non potrà mancare una domanda: se davvero c’è qui una profezia dell’attentato a Giovanni Paolo II, come metterla col fatto che questi, fortunatamente, si è salvato? Una risposta starà nel documento ratzingeriano. Il quale, certamente, metterà in rilievo l’aspetto di paradossale «ottimismo» cristiano di una Fatima dove pure furono mostrate, con l’inferno, le terribili conseguenze del peccato: «Mentre diceva queste parole, la Signora aperse le mani e vedemmo qualcosa come un mare di fuoco: immersi in esso i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti, che fluttuavano nell’incendio, tra gridi e gemiti di dolore e di disperazione». Così il racconto di Lucia, per lo stesso giorno in cui furono rivelati i «segreti». Eppure, cuore consolante del messaggio di Fatima è che la storia può essere cambiata: con la preghiera, con la penitenza, con l’offerta della propria sofferenza, con la solidarietà nella «comunione dei santi». Come ha ripetuto Giovanni Paolo II nei suoi discorsi del 13 maggio, se quello stesso giorno di 19 anni prima lui, il «vescovo vestito di bianco», non è caduto «morto», è perché «una mano ha premuto il grilletto, un’altra ha deviato il colpo». Ciò è avvenuto per intervento mariano: ma, dietro a quell’intervento, sta la somma di preghiere e di sacrifici che hanno, misteriosamente, indotto Dio a modificare gli eventi. La storia, insomma (ricorderà il «Prefetto della fede» nel suo commento, naturalmente elaborato in sintonia col papa), la storia non è una immodificabile prigione: proprio Fatima ci mostra come il braccio di Colui che la guida possa essere in qualche modo piegato dalla supplica della Madre, a sua volta attenta ad altre suppliche, quelle della umanità dolorante.

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