Don Zega risponde a una lettrice, è polemica

9 luglio 1997 :: Corriere della Sera, di Federica Cavadini

Trentadue anni di matrimonio con un marito gay. La confessione choc «a metà del cammino», 16 anni fa. E la decisione di restare con l’uomo che aveva sposato, «che lottava con la sua diversità» e che era un buon padre per i loro due figli e un marito dolce e premuroso. La testimonianza è di B.B., una lettrice di Famiglia Cristiana, ed è pubblicata nella rubrica del settimanale in edicola oggi, accanto alla risposta di don Leonardo Zega, che ha scatenato reazioni nel mondo cattolico, oltreché dell’Arcigay. Secondo il sacerdote, direttore del periodico dei Paolini, l’esperienza di B.B. è la dimostrazione che «l’aborrita “diversità” può condurre a un rapporto alto e ricco, persino nel matrimonio, che per primo dovrebbe soffrirne. Un rapporto pudico, ma realistico e maturo…». Una sposa eterosessuale e uno sposo gay, che non rinuncia alla sua omosessualità ma nemmeno al matrimonio. Lo scrittore cattolico Vittorio Messori è a dir poco perplesso: «Premesso che soltanto un confessore potrebbe giudicare questa storia, è certo che un buon cristiano non dovrebbe vivere nell’ambiguità. L’ambiguità è peccato, non c’è moralità nell’ambiguità. Legge fondamentale del Vangelo è quella della verità. Credo che il problema dell’omosessualità esiga un confronto realistico con la verità. La soluzione non è certo un matrimonio che scherma la situazione personale e coinvolge altre persone: la moglie e i figli». Anche secondo Franco Grillini, presidente nazionale dell’Arcigay, questi matrimoni non s’han da fare: «Per un omosessuale essere marito e padre non è una soluzione, né una conquista. Eppure è la situazione che vivono l’80 per cento degli omosessuali italiani, fatta eccezione per i giovanissimi che sentono meno l’obbligo sociale del matrimonio eterosessuale. La maggioranza dei gay vive una doppia vita. E dubito che siano felici, loro e i partner. La conquista vera, per un omosessuale, è vivere in una società che gli consenta di sposare una persona dello stesso sesso». Don Zega però l’assolve il matrimonio di B.B. Per Messori è fondato sull’ambiguità, ma secondo il direttore di Famiglia Cristiana è comunque «un’esperienza che fa giustizia di tanti estremismi, verbali e comportamentali, con cui troppo spesso si affronta il problema dell’omosessualità… Molti -scrive- saranno grati alla lettrice per questa sua bella testimonianza». Sulla posizione di don Zega è critico pure il direttore di Studi cattolici e membro dell’Opus Dei Cesare Cavalleri: «Dovrebbe essere più cauto nelle risposte, anzi sarebbe meglio che a certi argomenti rispondesse in privato. Un uomo di Chiesa dovrebbe fare attenzione a non creare facili illusioni». Nessuno parla di alternative. «Non ce ne sono, in Italia: qui è ammesso soltanto il matrimonio fra eterosessuali -dice Grillini-. Nel resto d’Europa, dai Paesi scandinavi a Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra, ci sono le leggi. Da noi soltanto nella città di Pisa e soltanto da ieri è in vigore il registro delle unioni civili». Dunque il resto sarebbe illusione. O bugia. Anche se B.B., che ha deciso di raccontare la sua storia nel giorno del trentaduesimo anniversario di matrimonio, dice «che c’è voluto del tempo per capirlo e anche un bel po’ di coraggio, ma ne è valsa la pena».

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