ABC cristiano :: Tabacco

Settembre 2000 :: Jesus, di Vittorio Messori

Proprio questa nostra cultura liberal, radicale, che non perde occasione di dirsi indignata dalle crociate (ma quelle cattoliche, di 900 anni fa!), individua periodicamente delle categorie di “peccatori”, contro i quali scatena le sue, di crociate. L’appello alle armi parte, naturalmente, dagli Stati Uniti, che hanno creato il nuovo dogma del PC, il Politicamente Corretto. Secondo queste tavole di valori, vi sono categorie di intoccabili, di persone risparmiate dal peccato originale: donne, omosessuali, neri, ebrei, giovani, handicappati, intellettuali, sieropositivi. Chi appartiene a questi gruppi è al riparo da ogni critica: qualunque cosa faccia, è sempre innocente e la colpa ricade su altri.

Il bisogno di ogni società di individuare un diavolo, un nemico, un infedele si è così concentrato su pochi gruppi , primo fra tutti quello dei fumatori. Sono loro i “brutti, sporchi, cattivi”, i peccatori da redimere, con le buone o con le cattive. E se non si redimono, debbono essere castigati senza pietà. E’ l’eterno fariseo che ha bisogno di ringraziare il suo Dio, perché si sente moralmente ben migliore del pubblicano: e poiché questo non può più essere identificato nelle categorie tradizionali, rese intoccabili dal conformismo egemone, ci si sfoga contro il consumatore di tabacco. Questi, in effetti, che può invocare a sua difesa? Forse, il fumo non è responsabile di tutto ciò di cui lo si accusa (dalle emorroidi al ginocchio della lavandaia) ma che faccia bene non lo si può sostenere, anche se per i sacerdoti precolombiani era pianta sacra e se i medici europei l’hanno a lungo prescritto come farmaco. Mi ha sempre emozionato pensare che quando la piccola Bernadette giunse a Nevers per farsi novizia, il solo oggetto un po’ pregiato che avesse con sé era la scatola del tabacco, ordinatole come sollievo all’asma. Potrebbe, il fumatore, osservare di far parte ormai di una minoranza: parola venerata, quest’ultima, ma quando la minoranza è composta da categorie beatificate dal Politically Correct. Dunque, neanche questo vale per il fumatore, colpevole di assuefazione a una droga inelegante, fuori moda, da immigrato ispanico: la tolleranza riservata a ben altri drogati -da eroina, cocaina et similia- a lui non è riconosciuta.

L’ossessione si spinge sino al grottesco: i bracci della morte delle prigioni degli Stati Uniti sono, come si sa, affollatissimi. Ma nelle celle di coloro che attendono il turno per il patibolo, vige un rigoroso no smoking. Devono morire ma, che diamine!, con i polmoni ben sgombri dal catarro. Non stiamo neanche a segnalare, tanto sono note, contraddizioni altrettanto grottesche: i pacchetti sui quali gli Stati fanno stampare avvisi minacciosi sono tra le fonti di maggior guadagno dei medesimi Stati. Potremmo continuare, ma quanto detto basta forse a rendere attento il cristiano che desiderasse partecipare a una nobile battaglia -una crociata, appunto- unendosi ai fanatici dell’antitabagismo. Proprio chi crede nel vangelo non deve mai dimenticare che l’ipocrisia è ciò che più suscita l’indignazione di Gesù. E l’ipocrisia abbonda, qui. A parte gli esempi che davamo, ve ne sono molti altri. Come il fatto che gli apostoli della lotta al fumo sono poi anche quelli dell’aborto il più possibile permissivo. Ebbene, si è giunti a chiedere che le donne che in gravidanza non riuscissero a rinunciare a qualche sigaretta vengano chiuse in appositi lager: lo Stato, cioè, dovrebbe deportarle per mesi in cliniche dove siano sorvegliate perché, col maledetto tabacco, non danneggino i feti. Solo i feti, però, che si è deciso di non farsi strappare dall’utero con la “civilissima” IVG, nome politicamente corretto dell’aborto. Attenzione e cure, dunque, persino con l’intervento della polizia, ma solo per i nascituri scampati alla roulette del “lo tengo, me ne disfo”. Ecco poi un’altra disumana ipocrisia: gli stessi “crociati” del no smoking propongono addirittura che sempre il solito Stato (si dicono libertari, ma invocano in ogni occasione il gendarme) si rifiuti di curare chi ha danneggiato la sua salute con il fumo. Che succederebbe se qualcuno chiedesse la stessa cosa per quegli omosessuali che hanno contratto l’Aids con atti di sodomia? Succederebbe un indignato finimondo: i gay, in effetti, sono sempre e comunque il bene; i fumatori, soltanto il male. Dunque, al tabagista, ben gli sta. Solo a lui la sofferenza, nell’abbandono medico e nel disprezzo sociale.

Ma, sia detto en passant, a proposito di ipocrisie: che dire del presidente Usa, Gran Sacerdote del PC e, dunque, mai soddisfatto delle leggi sempre più repressive contro i fumatori ? Che dire, dunque, di Clinton che (come si è saputo dallo scandalo con la sua giovane collaboratrice) teneva sigari in ufficio ma non -orrore!- per fumarli, bensì per usarli per ben altre pratiche ?

© Jesus

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