Vi racconto la storia dal punto di vista della Madonna

1° novembre 2001 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Tre anni dopo aver pubblicato un libro che s’intitolava Il Miracolo, e che raccontava di una gamba misteriosamente “reimpiantata“ a Calanda, nella Spagna del Seicento, Vittorio Messori torna ad occuparsi di un fatto che, a viste umane, ha davvero dell’incredibile. Si tratta, anche qui, di un prodigio mariano: anzi, di una serie di prodigi mariani, cioè di ben centoventidue immagini sacre –per lo più ritratti, appunto, della Madonna– che nel 1796, a Roma e in altre città dello Stato Pontificio, si animarono, nel senso che mossero gli occhi; o almeno così giurarono migliaia di testimoni, fra i quali –va detto– anche non cattolici, e cioè protestanti, ebrei, giacobini militanti, atei dichiarati.

Messori si occupa di quei fatti in un saggio scritto con Rino Cammilleri (Gli occhi di Maria, Rizzoli, 322 pagine, 32.000 lire), appena giunto in libreria. Nella prima parte del libro, Cammilleri ricostruisce i fatti, inquadrandoli nel loro contesto storico, l’arrivo di Napoleone nello Stato Pontificio; nella seconda parte, Messori riflette sul possibile significato di quella straordinaria esplosione di soprannaturale. E qui sta il punto. “Perché questo libro –ci dice Messori nella abbazia di Maguzzano, a tre chilometri da Desenzano, dove si è ricavato uno studio questo scrittore che da più di trent’anni cerca di dimostrare la ragionevolezza della fede– non è un recupero anacronistico di un fatto devoto. E’ un libro che, partendo da un avvenimento storico, cerca di vedere se la storia ufficialmente conosciuta non rinvii spesso a un’altra storia, parallela e nascosta”. In sintesi, la tesi di Messori è questa: la storia ufficiale tiene conto solo di alcuni avvenimenti, e ne trascura altri che vengono relegati in un “ambito religioso” (come se la religione non fosse essa stessa parte della storia) o peggio ancora nell’ambito della superstizione popolare; se si rileggono tutti gli avvenimenti in una prospettiva di fede, invece, si può scorgere un’interpretazione diversa del passato. E in questa interpretazione diversa, il cattolico può intravedere il digitus Dei nella storia, l’intervento della Provvidenza; insomma può credere che tutto quanto accade ha un significato che trascende la storia stessa. Quello di Messori è, in un certo senso, un nuovo revisionismo.

“Nella lunga intervista dopo la ricostruzione dei fatti da parte di Cammilleri “ dice Messori, “cerco di dimostrare che c’è una sorta di “calendario” cattolico della storia scandito dalle apparizioni mariane. Sono anni che, studiando la successione delle apparizioni, limitandomi a quelle riconosciute dalla Chiesa, tento di rispondere a un paio di domande: perché Maria si sarebbe manifestata proprio in quella data e proprio in quel luogo?”.

Partiamo dai fatti rievocati in questo libro. Fatti, si badi bene, che oggi quasi nessuno –anche tra i credenti– conosce più, ma che ebbero una risonanza straordinaria in tutta Europa. Fatti ai quali uno dei più grandi storici italiani del Novecento, Renzo De Felice, dedicò un capitolo (Paura e religiosità popolare nello Stato della Chiesa alla fine del XVIII secolo) del suo libro Italia giacobina, pubblicato nel 1965. De Felice era un laico, e scrisse che “non vi è dubbio che buona parte di questi miracoli fosse montata ad arte da imbroglioni”. Ma attenzione: aggiunse che non era possibile “sbrigarsi della questione col dire che fosse tutta una montatura. Il fenomeno, infatti, non solo ebbe una vastità tale da non permettere di credere ad una montatura ad arte così perfetta da non lasciare traccia alcuna, ma presenta anche casi di una tale ingenuità da rendere impensabile che dietro ad essi vi fossero dei ‘registi’, per sprovveduti che fossero”.

Secondo Messori, il “regista” c’era, e stava in Alto. “Cerchiamo di scorgere, per quanto possibile, una logica in quel calendario mariano di cui parlavamo. Dunque, la modernità comincia in quel 1789 non a caso annunciato da molti astrologi, veggenti, e profeti dei secoli precedenti”. Allude a Nostradamus? “Non solo. Io sono il primo a dire che Nostradamus va preso con le molle, e che alle sue Centurie si può far dire tutto e il contrario di tutto. E’ incontestabile, però, che le quartine sulla Rivoluzione francese contengano particolari di una precisione sconvolgente: Nostradamus, parlando della fuga di Luigi XVI da Parigi, fa a chiare lettere il nome della località in cui il re venne arrestato, Varennes, un borgo sperduto e sconosciuto; fa a chiare lettere persino il nome del vicesindaco, Saulce, che eseguì quell’arresto; ne indica il mestiere di speziale, e unisce il nome del conte di Narbonne che, come ministro della guerra, riportò nella capitale il sovrano. Questi sono fatti certi, così come è incontestabile che altri astrologi come Pierre d’Ailly e Richard Roussat, in due libri stampati nel 1490 e nel 1550, indicarono con precisione il 1789 come l’anno di ‘grandi cambiamenti nel mondo’.

“Comunque”, continua, “se comincia nel 1789, è nel 1796 che la Rivoluzione arriva, con le truppe di Napoleone, nella sede del Vicario di Cristo, lo Stato Pontificio. E in quell’anno, e in quello Stato, Maria sembra confortare il suo popolo. Tutti i testimoni dichiararono che, nei dipinti che si animarono, gli occhi di Maria si muovevano prima orizzontalmente, come per guardare tutti coloro che aveva di fronte, e poi verticalmente, come per suggerire ai fedeli di avere fede, di pensare alle cose di lassù. Napoleone stesso, preoccupato per il clamore suscitato da quei fatti, volle vedere uno dei quadri ‘animati’, ad Ancona: e secondo le testimonianze dei presenti, ne rimase scioccato; tanto che ordinò la copertura del dipinto, ma non la distruzione, a differenza di quanto aveva fatto con centinaia di altre opere religiose”.

Continua Messori: “L’arrivo di Napoleone provocò lo sconvolgimento che sappiamo. Il tentativo di spazzare via il cristianesimo, l’introduzione della leva di massa, i grandi massacri provocati dai suoi eserciti, il saccheggio di inestimabili patrimoni artistici, insomma tutto questo provocò in Europa quella grande resistenza di massa che in Italia è passata sotto il nome di ‘insorgenze’, e che è stata incredibilmente ignorata nei nostri libri di storia. Ebbene, in quel periodo di fermento, io penso che Maria abbia voluto rassicurare i credenti, confermarli nella fede.

“Così come non sono casuali le date i luoghi delle altre apparizioni. Ad esempio quella della “Medaglia miracolosa “, in Rue du Bac nel 1830 a Parigi, cioè nell’anno e nel luogo in cui la Rivoluzione, dopo l’intermezzo della Restaurazione, viene di fatto ripresa e conclusa con l’instaurazione della monarchia anomala, borghese, di Luigi Filippo d’Orleans. E per venire al Novecento: Maria appare a Fatima proprio nel 1917, e anzi proprio nel mese di ottobre si manifesta in modo straordinario, a decine migliaia di persone, durante la famosa ‘danza del sole’: come dimenticare che il 1917 è l’anno della Rivoluzione d’Ottobre, dell’irruzione del comunismo ateo nel mondo? E ancora: Maria appare a Banneux, in Belgio, sulle Ardenne (apparizione anch’essa riconosciuta dalla Chiesa) proprio in quel gennaio 1933 in cui Hitler prende il potere, con le conseguenze catastrofiche che sappiamo. Potrei citare moltissime altre concordanze di date: dall’apparizione di Pontmain nel 1871, altro anno importantissimo, a quella di Kibeho, in Ruanda, nel 1981, quando Maria annunciò i massacri delle guerre tribali che sarebbero scoppiate poco dopo. E potrei aggiungere che nello stesso 1981, a Medjugorje, sei veggenti dissero che Maria aveva avvertito che la pace era in pericolo. Nessuno, nel 1981, pensava ad una guerra nei Balcani: abbiamo visto che cosa è successo.

“Ma mi fermo qui, anche perché Medjugorje non è stata riconosciuta, almeno per ora. Voglio dire solo questo: non occorre essere visionari per notare certe coincidenze tra la storia ufficiale e quella misteriosa, nascosta, che sembra scandita dall’intervento di Maria. Poi, ognuno ne tragga le conclusioni che vuole. Io credo che tutto questo non sia casuale. Credo che, a partire dall’annunciazione, Maria sia davvero l’anello di congiunzione tra il tempo e l’eterno. E che Dio le abbia affidato il compito di accompagnare gli uomini nella storia. Di farci da Madre”.

© Corriere della Sera