Messori: è segno di santità, come per Bernardette

9 marzo 2001 :: Corriere della Sera, di Federica Cavadini

Un miracolo, certo. E non c’è da stupirsi, succede, a santi e beati. Così pensa lo scrittore cattolico Vittorio Messori (l’autore del bestseller Ipotesi su Gesù), che ricorda ancora l’emozione che gli procurò «l’incontro» con la veggente di Lourdes, Bernadette, nella cappella delle monache di Nevers: «Mi permisero di toccare il suo braccio, la sua pelle era elastica come la carne viva». Eppure lei era morta da più di un secolo. Dunque sostiene che si tratta di un miracolo. «Sì, se con questo termine si indica tutto ciò che va al di là delle leggi di natura». E sostiene pure che non è raro, che ci sono numerosi precedenti. «Infatti succede spesso. Prima della beatificazione e della canonizzazione è prevista una ricognizione della salma ed è accaduto sovente di trovarla intatta. Il fenomeno dell’incorruttibilità dei corpi ha un significato preciso». Qual è? «La prospettiva cristiana annuncia la resurrezione dei morti, si salvano l’anima e il corpo, lo spirito e la materia. Quando il corpo di un beato o di un santo viene trovato intatto questo è considerato un segnale, che viene interpretato come un anticipo di resurrezione. Ed è quindi anche una conferma di santità». Giovanni XXIII è simbolicamente già risorto? «Sì. E non è accaduto soltanto a lui». E’ accaduto anche al beato Francesco Faà di Bruno, di cui lei ha scritto la biografia «Anche a lui. Era un professore di matematica, un architetto, un ingegnere, un inventore, «un cervellone». E nel 1988, quando a cent’anni dalla sua morte esaminarono la salma per la beatificazione, il corpo era dissolto ma il suo cervello era intatto. Io l’ho visto ed è ancora lì, in un vaso, a Torino in via San Donato 31. I medici hanno detto che è inspiegabile, un miracolo appunto». Ricorda un altro caso? «Le mani di Santa Caterina Labouré, per esempio. A Parigi, nel 1830, suor Caterina ebbe apparizioni mariane durante le quali toccò la Madonna. Quando fu fatta la ricognizione delle spoglie, del suo corpo erano rimaste soltanto le mani, intatte, le mani che toccarono la Vergine». E Bernadette? «E’ lì da vedere, nella cappella delle monache di Nevers, in Francia, nel convento dove si rifugiò dopo le apparizioni di Lourdes e dove morì nel 1879. C’è una teca di vetro e si può vedere Bernadette intatta, alta un metro e 42. Il suo volto è bellissimo eppure quando morì, devastata dalla malattia, il suo viso non era così. Le suore mi hanno permesso di toccare il suo braccio: la pelle è elastica, sembra ancora viva» Gli scettici dicono che i corpi sono stati preparati per la conservazione «Non è così. Le ricognizioni vengono fatte davanti a esperti, medici, periti, notai. E poi perché del beato Faà di Bruno è rimasto intatto il cervello, di santa Caterina le mani e del “Papa buono” il sorriso?». Ma ci sono anche beati e santi che non si sono «conservati» «Certo: don Bosco, per esempio. La salma è a Torino, nella chiesa di Maria Ausiliatrice, il suo volto è una maschera di cera, sotto c’è il teschio». Perché questi «miracoli» sono poco noti? Perché se ne parla poco? «Perché la nostra società rimuove ciò che non riesce a spiegare razionalmente. Come il miracolo del sangue di San Gennaro: io ero uno di quelli che ne rideva, prima di informarsi e studiare il caso. Adesso non rido più e dico che siamo di fronte a un grandissimo enigma».

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