Messori: “Basta con le censure ipocrite”

gennaio 2001 :: Il Nuovo, testo raccolto da Roberta Scorranese

In quanto scrittore credente, credo che nella censura ci siano delle incongruenze molto forti e il caso Hannibal ne è un chiaro esempio. Ci si scandalizza quando un film ritenuto violento non viene proibito ai minori nelle sale e non si fa una piega per le centinaia di film, programmi, riviste e siti internet che contengono delle immagini forse ancora più cruente ma che possono arrivare ai ragazzi con più facilità.

Da cattolico dico che ho paura della censura. Una paura che mi accompagna fin da ragazzino, con l’ombra del prete che bacchetta se non impari il catechismo, del maestro cattivo e così via, fino ad arrivare a censure più imponenti. Ma chi decide i limiti che la censura impone? Chi fissa i paletti? Sono delle persone come me, che possono avere i miei stessi difetti, se non peggiori. E allora, come faccio io ad obbedire a persone che non ritengo in grado di porre i limiti alla mia morale? I miei antenati credevano solo a due autorità precostituite: il Papa e il Re. Che incarnavano l’Autorità morale e politica, due punti essenziali nello scheletro dell’etica individuale. Due punti che non venivano messi in discussione.

Oggi non ha più senso parlare di autorità che non vengono messe in discussione e pertanto la censura non è che una delle tante ipocrisie di questa società. Come potrebbe non definirsi ipocrita una società che pretende di vietare un film come Hannibal e contemporaneamente lascia che nelle edicole, in televisione (a qualsiasi ora), nei siti Internet, i cosiddetti “minori” possano accedere a qualunque scena cruda.

E poi la censura pretende anche di definire il concetto stesso di “minori”? E da dove? Dall’età? Perchè, se uno ha sedici anni e un giorno può andare a guardare queste cose e se invece ha sedici anni meno un giorno non può? Sono incongruenze che non si possono accettare, che uno scrittore cattolico come me non accetta.

Io credo che ci sia la virtù solo laddove ci sia la libertà anche di sbagliare, anche di peccare. Solo allora c’è la vera censura, che è quella individuale, che è quella che trascende i limiti delle umane decisioni. Si deve essere liberi di scegliere. Se si vuole, un film lo si va a vedere. Se no si resta a casa. Solo nel momento in cui c’è la completa libertà di movimento scattano quelle “restrizioni” naturali che fanno la morale e la definiscono nelle linee. Perchè il grosso guaio di una società laica è proprio questo: che non può fissare delle regole, perchè una morale razionale non può porre dei limiti. E’ una follia pensarlo, è una follia applicarlo.

Io mi ribello ad una società che pretende di fissare i confini della libertà: non può, non è in grado di farlo. Tutto quello che può fare è cercare di fornire gli strumenti per scegliere con la più completa libertà individuale. Anche ai cosiddetti minori.

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