La chiusura del Giubileo. Apertura prolungata solo per la Porta Santa

5 gennaio 2001 :: Corriere della Sera, di Luigi Accattoli

Ultime ore del Grande Giubileo: oggi pomeriggio vengono chiuse le «porte sante» delle basiliche romane di San Giovanni, San Paolo e Santa Maria Maggiore e domani il Papa chiuderà quella di San Pietro. Con quell’atto avrà termine l’«Anno Santo». A conclusione della celebrazione in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II firmerà una lettera apostolica intitolata Novo millennio ineunte (All’inizio del nuovo millennio), che contiene un suo personale bilancio dell’anno giubilare e un’esortazione a tenerne vivo lo spirito nella vita della Chiesa. Per accontentare i «pellegrini» ritardatari, la Porta Santa della basilica vaticana ieri è stata tenuta aperta fino a tarda sera e lo stesso avverrà oggi. Non mancano le code polemiche: il filosofo Lucio Colletti e il sociologo Ferrarotti criticano gli aspetti «trionfalistici» del Giubileo, provocando una secca reazione del cardinale Tonini. Tullia Zevi fa sentire le rimostranze ebraiche, Vittorio Messori loda la gestione logistica degli eventi, dandone il merito al sindaco Rutelli. Il filosofo Lucio Colletti si dice «piuttosto infastidito dai tanti pellegrini che hanno moltiplicato i già numerosi disagi per chi risiede a Roma». Per il sociologo Franco Ferrarotti, il Giubileo si chiude «con il trionfo del carisma personale del Papa», ma forse gli organizzatori «hanno dato eccessiva attenzione alle grandi masse, quasi scambiando il successo dei raduni con la crescita spirituale dei fedeli». «È stata una manifestazione trionfalisticamente cattolica che non ha fatto avanzare il confronto con le altre religioni», dice Tullia Zevi, ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, che però «grandemente» apprezza il viaggio «giubilare» di Giovanni Paolo II in Terrasanta. Il cardinale Ersilio Tonini esprime «amarezza» per «le critiche ingenerose e fuori luogo» di Colletti e Ferrarotti: «Nelle loro osservazioni c’è un semplicismo enorme e la presunzione di voler giudicare realtà complesse con categorie inadeguate». «Il bilancio spirituale del Giubileo lo può fare solo il Padreterno» dice Vittorio Messori, che «sul piano organizzativo» attribuisce «la buona riuscita a Rutelli e ai suoi collaboratori», mentre «i profeti di sventura sono stati clamorosamente smentiti, perché non solo Roma ha retto benissimo l’urto di grandi folle ma è anche rifiorita».

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