I miracoli si prendono la rivincita sulla scienza

22 febbraio 2001

Segni, miracoli, profezie, apparizioni: il prepotente ritorno dell’interesse del grande pubblico per il «meraviglioso» è stato il tema della tavola rotonda con Vittorio Messori e Massimo Introvigne organizzata dai giornalisti dell’Unione stampa cattolica (Ucsi) in collaborazione con la Fondazione Toniolo nella sede del chiostro di San Fermo. Due studiosi molto noti che, l’uno giornalista, l’altro sociologo e storico, indagano sui misteri che tanto affascinano l’uomo moderno. Un uomo che, vinte le illusioni razionalistiche del ventesimo secolo, riscopre ora la suggestione del divino e del mistero. «Quello del giornalista e dello storico sono due metodi che in fondo si somigliano», ha ricordato in apertura il presidente dell’Ucsi Maria Fiorenza Coppari. «Nel caso dell’indagine su miracoli e fenomeni affini essi cercano risposte a domande che sottendono realtà ultime destinate a sfuggire alla comprensione umana, ma che mente e cuore degli uomini non smettono di porsi». E di quesiti sul tappeto ne ha seminati molti, e molti intriganti, don Bruno Cescon, il giornalista docente al seminario di Pordenone, moderatore della serata. Cosa pensare di un miracolo? Come interpretarlo? Come si confrontano la razionalità della teologia ufficiale e il fervore della devozione popolare? La forte suggestione che il «meraviglioso» ha sulle persone è forse un trionfo dell’irrazionalità, una sorta di debolezza popolare che non si addice agli istruiti? Uno scivolone nella post modernità?
No, non si tratta di uno scivolone, ma una totale adesione dell’uomo del ventunesimo secolo al fascino del mistero. Un’adesione causata dalla caduta della fiducia nella scienza e in particolare nella medicina che ha originato il bisogno di credere e dimezzato il numero degli atei. Lo ha sostenuto Massimo Introvigne, fondatore, tra l’altro, del Centro studi sulle nuove religioni che ha sede a Torino. «Gli ultimi vent’anni sono stati caratterizzati da un’esplosione di interesse per il sacro, di movimenti carismatici», ha sostenuto Introvigne, «e da una proliferazione di fedi alternative».
Fedi che proprio nei segni, nelle profezie e nei miracoli hanno la loro ragion d’essere. Per il cristiano il miracolo è qualcosa di diverso, non è concesso al singolo, ma alla comunità da un Dio generoso. Lo ha sostenuto Vittorio Messori che proprio nel suo ultimo libro Dicono che è risorto. Indagine sul sepolcro vuoto spinge la sua indagine sino al cuore del miracolo dei miracoli: la Resurrezione, fulcro della fede cristiana.
«Vide e credette», è scritto nel Vangelo a proposito dell’apostolo Giovanni accorso alla tomba di Cristo. Un sepolcro inspiegabilmente vuoto. Giovanni «vide e credette»: perché? Messori, sulla scorta dello studio di un sacerdote di Tivoli, rilegge le parole del Vangelo e dà una nuova, affascinante traduzione del testo greco. Una traduzione che rende ragione di quel «vide e credette», perché spiega come apparvero a Giovanni e a Pietro le bende e il sudario che avevano avvolto il corpo di Gesù. Affezionata a millenaria prudenza la Chiesa, il cui annuncio è fondato sul miracolo della Resurrezione, ha preferito che sui miracoli e sui segni si mantenesse un atteggiamento di ponderata cautela. Intanto milioni di fedeli invocano padre Pio e accorrono a Medjugorje e lo stesso Santo Padre, il 13 maggio dell’anno scorso, giorno della rivelazione del terzo segreto di Fatima, ha rivelato il suo convincimento di essere stato miracolato dalla Madonna apparsa ai tre pastorelli.