C’è soprattutto il “Roncalli del mito”

22 aprile 2002 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Gli storici diffidano degli sceneggiatori. Preferirebbero che, per le loro trame televisive e cinematografiche, si servissero di personaggi di fantasia. In effetti, le esigenze implacabili dello spettacolo impongono schematizzazioni che tradiscono la complessità dei personaggi “veri”. E’ successo, com’è ovvio, anche per l’Angelo Roncalli della Rai. Succederà di certo anche per quello che incombe su Mediaset. Il caso Giovanni XXIII, poi, è aggravato dalla manipolazione ideologica di cui è oggetto, da decenni. Gli storici sanno bene che c’è un “Roncalli della storia“ che poco ha a che fare con il “Roncalli del mito“, creato su misura da lobbies interessate.

Lo si è messo in contrasto con Pio XII, mentre in realtà fu questo papa che ne favorì sempre la carriera diplomatica, imponendolo alla Curia riluttante per la nunziatura a Parigi alla caduta di Pétain. E, nel discorso d’inizio del pontificato, Roncalli chiese preghiere perché la sua azione si mantenesse “nel solco luminoso tracciato dal venerato predecessore”. Lo si dice avversario del Prefetto del Sant’Offizio, mentre proprio il cardinal Ottaviani fu il suo grande elettore al Conclave e si attivò per imporlo ai porporati “progressisti” che recalcitravano. E ad Ottaviani dette poi carta bianca per un Concilio sulla cui indizione e sul cui auspicato svolgimento entrambi erano concordi. Lo si crede fautore della apertura al mondo mentre indisse il Sinodo romano, stabilendo il divieto per i preti di entrare in bar, cinema, teatri, di mostrarsi in auto con donne, anche se madri e sorelle e reimponendo l’obbligo di talare e tonsura. Lo si dice rinnovatore della pastorale, mentre volle un’enciclica, la Veterum Sapientia, che imponeva il ritorno al latino, dalla liturgia all’insegnamento. Lo si vuole tollerante verso i comunisti, mentre nel governo della sua diocesi veneziana si segnalò per chiusura a ogni “sinistra “ e progettò di far scrivere un “catechismo sociale“ a Guareschi del cui Don Camillo si compiaceva.

Si potrebbe continuare a lungo. Ma tanto basti per constatare che questo Papa Giovanni è un bel film, di cui ammirare l’abilità registica, gli attori. Ma un film, appunto, da assaporare più come favola politically correct che come ricostruzione storica.

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