Altre scuse del Papa, ma ai cattolici nessuno deve chiedere perdono?

28 ottobre 2001 :: Oggi, di Vittorio Messori

E’ una domanda che si è fatta lo stesso Giovanni Paolo II che, scambiando qualche battuta con i giornalisti, si lasciò scappare: “Noi chiediamo perdono per le colpe degli uomini di Chiesa. Ma nessuno, finora, ha seguito il nostro esempio”. Aggiungendo poi, dopo un istante di silenzio: “Ma, forse, è giusto così..”.

Non è “giusto” (intendiamoci) perché altre chiese, religioni, istituzioni non abbiano nulla di cui farsi perdonare: al contrario! E’ “giusto”, semmai, perché –almeno finora- solo la Chiesa cattolica ha mostrato la forza, il coraggio, l’umiltà, l’amore per la verità che la spinge a questo esame di coscienza e la porta a riconoscere non i limiti e gli errori della sua dottrina (sulla quale non transige) ma quelli di coloro che dovrebbero incarnarla e che spesso si sono mostrati inferiori alla sue esigenze. La Chiesa è chiamata a perdonare, sempre e comunque. E’ dunque naturale che chieda perdono anche per se stessa: e, ben prima che agli uomini, a quel Dio che le affidato di testimoniare il Vangelo.

Ma queste richieste di perdono mostrano un’altra singolarità di una Chiesa che è consapevole di essere sempre la stessa sin da quando lo Spirito Santo scese a Pentecoste sopra gli apostoli. Solo la certezza di una simile continuità attraverso venti secoli (del tutto unica nella storia) rende comprensibili le scuse per il passato. Di recente, alla Conferenza di Durban, si è avanzata la proposta di un rimborso alle etnie nere per la tratta degli schiavi. Di quel commercio, una delle maggiori protagoniste fu la Gran Bretagna: la quale, però, ha subito comunicato ufficialmente di non volere neanche sentir parlare di riparazioni, non ritenendosi l’attuale governo in alcun modo responsabile di quanto fecero i governi inglesi di secoli fa. “Che sono queste demagogie? Che c’entriamo noi?”, ha chiesto un Blair tra il divertito e lo spazientito. Difficile dargli torto. Ma non così per la Chiesa cattolica che, proprio a proposito di schiavismo, si è rammaricata, sempre per bocca del Papa, della partecipazione anche di cattolici a quell’orribile commercio. In realtà, la tratta fu gestita dagli stessi africani, dagli arabi, dai mercanti protestanti e il ruolo “cattolico” vi fu del tutto secondario e per giunta in contrasto con le condanne di Roma. Eppure, ecco il rammarico : prova di umiltà e di coraggio, certo. Ma anche di certezza –perché no?– orgogliosa di essere sempre la stessa, a differenza di ogni istituzione umana.

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