Adesso anche chi non è cattolico può andare in Paradiso?

19 settembre 2001 :: Oggi, di Vittorio Messori

Walter Kasper, cardinale e responsabile del Pontificio Consiglio per l’unità dei cattolici, ha recentemente sostenuto che anche chi non è cattolico può andare in Paradiso. Notizia ripresa da quasi tutti i giornali con grande evidenza. E interpretata come un’apertura verso le Chiese dell’Est. Ma è proprio così?

E’ deprimente, sfogliando i giornali, imbattersi periodicamente in titoli gridati che annunciano sconvolgenti novità in campo religioso. Deprimente, dico, perché quasi sempre quelle presunte novità sono vecchie di molti secoli; se non di un paio di millenni. Un classico di questa disinformazione è il sedicente scoop, per il quale si scopre che, stando a “temerarie” dichiarazioni di prelati o teologi, “adesso anche i non cattolici possono andare in Paradiso”. Piace, soprattutto, quell’ “adesso”: dove andremo a finire, signora mia, con questi rivoluzionari preti di oggi?
Chissà se gli autori di quegli articoli e di quei titoli eccitati hanno mai sentito parlare (tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente) di un’operetta iniziata nel 1307, dunque sette secoli fa, e conosciuta con il titolo di Commedia. Tanto pregiata dai lettori da avere il diritto di fregiarsi, addirittura, del titolo di Divina. Ebbene: chi, a differenza di certi giornalisti, ha almeno sfogliato quell’opera, ricorderà che Dante Alighieri (credente ortodosso, del tutto allineato alla dottrina di Santa Romana Chiesa), popola l’inferno di cattolici, compreso un papa. E piazza in paradiso fior di pagani. Anzi, pagano è anche colui, Virgilio, che gli fa da guida nell’aldilà. Ma insomma, che cosa si crede? C’è forse qualcuno convinto che, per i cattolici, se ne vanno dritti all’inferno tutti coloro che non sono cattolici e che rappresentano, tra l’altro, la maggioranza dell’umanità? Naturalmente, insorgeranno subito i saputi, ricordando (con un brivido scandalizzato) la vecchia massima secondo la quale “extra Ecclesiam nulla salus”, “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”. Ebbene: quella massima è ancora valida e lo sarà sempre; ma, al contempo, la salvezza è aperta a ogni uomo di buona volontà, anche se non ha mai neppure sentito parlare di Gesù Cristo.
Come si concilia l’apparente contraddizione? E’ molto semplice: soltanto il Cristo, appunto, conosce i confini della sua Chiesa. Lui soltanto scorge chi è “fuori” e chi è “dentro”. Molti, che neppure lo sospettano, sono seri candidati al paradiso e si stupiranno quando, varcata la soglia della morte, troveranno il Redentore che (parola di Vangelo stesso) li insedierà nel posto glorioso che ha loro riservato. Tanti cristiani, invece, magari apparentemente “esemplari”, rischiano di avere guai seri. Il battesimo è indispensabile alla salvezza: ma, come insegna da sempre il catechismo, non c’è soltanto quello amministrato dagli uomini con l’acqua. C’è anche un modo misterioso, che Dio solo conosce, per essere incorporati alla Chiesa, strumento di salvezza che non si esaurisce soltanto in ciò che gli occhi umani vedono. Insomma, il Dio del vangelo va ben aldilà dei nostri schemi. E il paradiso è pieno di sorprese: ma lo si sapeva da una ventina di secoli, senza aspettare le periodiche “rivelazioni” da giornale.

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