Si, purchè si dividano fra destra e sinistra*

8 settembre 2008. :: La Stampa

Il Papa non vuole rifare la DC ma sbarrare la strada in Italia al modello anticlericale dì Zapatero. La soluzione, quindi, è spargere politici cristiani in tutti i partiti». Lo scrittore cattolico Vittorio Messori, co-autore del «Rapporto sulla fede» di Joseph Ratzinger, attribuisce all’appello papale il merito di «superare le dispute provinciali tra credenti di destra e di sinistra tracciando un programma d’azione innovativo». Il Pontefice ha nostalgia dell’unità politica dei cattolici? «No, anzi vuole ricominciare daccapo per estendere la presenza cattolica alla politica e agli altri ambiti sociali E’ significativo che abbia evidenziato due emergenze: il sostegno alle famiglie e la formazione intellettuale attraverso il sistema scolastico. Benedetto XVI indica i compiti prioritari per una generazione dì politici competenti e moralmente rigorosi, n suo non è un invito a creare nuovi partiti fedeli alla Chiesa. L’eutanasia della De è stata benefica perché ha disseminato credenti nell’intero arco costituzionale. Adesso il Pontefice intende riqualificare la posizione pubblica conquistata nell’ultimo quindicennio e superare il decadimento per tornare allo spirito dei “giovani e forti” di Sturzo e all’impeccabile rigore di De Gasperi. La De è un’esperienza conclusa, sarebbe velleitario rimettere in piedi un nanetto. Meglio rinnovare tutto e spargere giovani seri e preparati nei vari schieramenti».

E la spaccatura tra i “cattolici adulti” alla Prodi e i “teocon” come Pera?

«Sant’Escrivà, fondatore dell’Opus Dei, ha insegnato che in politica non ci sono dogmi, perciò si può fare del bene a destra, centro e sinistra. Il Papa non guida una chiesa nazionale e supera queste contrapposizioni tutte italiane. Le sue parole non si possono tirare da una parte o dall’altra come i partiti cercano di fare immiserendo i messaggi del presidente della Cei, Bagnasco. Quelle politiche non sono scelte di fede, dunque è lecito anche ai credenti più tosti fare scelte diverse. Tanto più che la diaspora dei cattolici non ha controindicazioni teologiche. Anzi, secondo Benedetto XVI, la dispersione va rafforzata attraverso politici capaci di difendere i valori non negoziabili come la sacralità della vita, la centralità della famiglia e la libertà educativa. Insomma, non sono più i tempi del Partito Popolare di Sturzo e della De di De Gasperi, la via indicata da Ratzinger per i tempi moderni è un’altra».

Quale?

«Benedetto sa che in Italia, diversamente dalla Francia e dalla Spagna, l’anticlericalismo può essere scongiurato solo dalla presenza diffusa ovunque dei cattolici. Nessun partito italiano può permettersi il programma anticlericale di Zapatero proprio perché ha al suo interno una componente cattolica che non accetterebbe derive laiciste. Il Pontefice punta sulla trasmissione ai giovani di un patrimonio culturale e valoriale che non fa “sconti” e affida il futuro alla formazione intellettuale e morale delle nuove leve. Soltanto una generazione di politici liberi e appassionati della verità potrà dare un’adeguata risposta cattolica alla grave crisi della società».

* titolo di et.et.it

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