Racconto Maria, cuore della fede

8 novembre 2005 :: La Provincia di Como, di Bruno Profazio

Nella copertina è riprodotto il dipinto di Lorenzo Lotto «Annunciazione».Nel quadro in secondo piano c’è un gatto grigio che inarca la schiena percorso da un brivido forse perché percepisce la presenza del Soprannaturale. E Messori? Quando ha percepito il Mistero?

Quando ha scoperto la fede?

«Nella vita di ciascuno c’è un destino. Io vengo da una famiglia emiliana anticlericale. Studi laici laicissimi a Torino. Allievo di Alessandro Galante Garrone, poi Norberto Bobbio. A un certo punto ho mandato a quel paese l’Einaudi e la sua cultura e sono diventato, per mancanza di meglio, forse il più noto scrittore cattolico. E lo dico rammaricandomi perché la cultura cattolica è un disastro. Certamente quando ero ancora ai primi anni di università tutto avrei pensato tranne che sarei diventato uno scrittore cattolico. Come mai è successo? Di mezzo c’è stata una conversione. Come? Diceva S. Agostino “secretum meum, mihi”. Il mio segreto è mio».

C’è stato un momento preciso?

«Certo. Furono due mesi, nell’estate 1964, luglio e agosto. All’improvviso il mondo mi è cambiato. Sono stato sospinto in una dimensione “altra”, una dimensione misteriosa. Sono stato risucchiato in un mondo che non immaginavo. Ho sempre diffidato dei mistici e sono stato punito perché per almeno due mesi mi è stato dato di vivere un’esperienza mistica. E quindi mi è cambiata la prospettiva. Fino ad allora non mi sembrava valesse neppure la pena occuparsi di Cristo perché pensavo che facesse parte di una superstizione, di una leggenda. Poi ci ho messo dodici anni e alla fine ho pubblicato “Ipotesi su Gesù”».

Già, “Ipotesi su Gesù”, un libro che ha fatto epoca. E ora “Ipotesi su Maria”. Ma perché sembra che nei Vangeli si parla poco della Madonna?

«Appare poco, ma queste sue apparizioni sono estremamente importanti. Pensiamo all’Annunciazione, alla nascita, all’inizio della vita pubblica, durante la predicazione, sotto la Croce e alla fondazione della Chiesa. Sono poche le parole che le sono dedicate ma sono pesanti. Partecipa agli atti fondamentali che riguardano il Figlio. Poi la Madonna è come un seme. La Mariologia ci ha messo venti secoli e probabilmente ce ne metterà altrettanti per cercare di capire la profondità delle poche parole che la riguardano».

Di Maria parlano i Vangeli. Perché non ne parla mai Paolo?

«Paolo non ne parla perché in quel momento era urgente annunciare il Cristo. Maria viene dopo. E’ stato così anche per me: in “Ipotesi di Gesù” non c’è neppure una volta il nome di Maria. Io stesso non mi ero accorto che quando sei convertito – e san Paolo lo è era – sei abbagliato dal Cristo. Maria sta in casa. Maria la si scopre quando si è abbastanza in intimità con il Cristo e lui fa entrare nella sua casa e ti presenta anche la Madre. Fino a quando sei fuori non te ne accorgi. Ma quando l’hai scoperta ti rendi conto della sua inesauribile ricchezza di tesori».

La Chiesa è di Cristo, il popolo di Maria. C’è un dualismo nella Chiesa tra il clero seguace di Gesù e le folle devote alla Madonna?

«Nella prospettiva cattolica Maria non è una dea. E’ strettamente legata al Cristo. Non c’è devozione mariana che non sia devozione cristologia. Una delle cose che cerco di dimostrare nel libro è che tutte le verità che la Chiesa esprime su Maria – i cosiddetti dogmi mariani – in realtà sono verità su Cristo. Riguardano Maria ma in quanto Madre di Gesù. Il popolo ha una grande devozione e si affida alla Madonna perché sa bene che rivolgersi a Maria non vuol dire dimenticare ma raggiungere Gesù attraverso la Madre. Poi nella devozione a Maria c’è anche un’obbedienza al comando del Cristo che in Croce rivolgendosi a Giovanni, che in quel momento rappresentava l’umanità intera, disse “Ecco tua Madre”. Questo comando vuol dire “se uno ha bisogno si rivolga alla Madre”. Non c’è alcun dualismo. Dicendo il Rosario lo sento come una preghiera molto cristologica e non ho l’impressione di rivolgermi a una dea, ma a Gesù».

Nelle apparizioni cambia qualcosa dal 1830 con Rue du Bac?

«In realtà questa nuova fase comincia con l’episodio al quale è dedicato il libro che ho scritto con Rino Camilleri “Gli occhi di Maria”. Nel 1796 decine di Madonne che si animano e in quell’anno possiamo collocare l’inizio della modernità: Napoleone arriva a Roma con i suoi giacobini e Maria si manifesta con gli occhi. Sono decine, centinaia le immagini che si animano. Poi il 1830, un anno di svolta, Rue du Bac e la Medaglia miracolosa. Maria appare proprio nel mese in cui in Inghilterra c’è la prima corsa ferroviaria pubblica. Sappiamo bene che la modernità non sarebbe stata possibile, nel bene e nel male, senza le ferrovie. Appare a Fatima nel 1917 quando Lenin prende il potere in Russia e appare a Banneux nel gennaio 1933 proprio nel momento stesso in cui Hitler diventa cancelliere della Germania. Insomma, c’è la storia ufficiale e c’è quella parallela che solo gli occhi della fede vedono. E Maria scandisce la tappe di questa storia».

Perché Maria non c’è nella messa?

«Maria è presente in tutti gli snodi fondamentali della vita del Figlio, tranne che nella notte pasquale e non poteva perché presso gli ebrei era una cena fra uomini. Certamente Maria non c’era all’istituzione dell’Eucarestia. Resta il fatto che c’è un legame molto stretto tra Maria e l’Eucarestia che nella prospettiva cattolica con la transustanziazione è la vera carne e il vero sangue di Cristo: non dimentichiamo, però, che quella vera carne e quel vero sangue si sono creati nel grembo di Maria, li ha forgiati con il proprio corpo. In fondo l’Eucarestia è molto mariana. Gesù e Maria sono legati in modo inestricabile. Non è possibile separarli».

Gesù, dodicenne, si perde a Gerusalemme e dopo averlo ritrovato, tre giorni dopo, la Madre lo rimprovera come farebbe una mamma di oggi con suo figlio. Alla scena è presente anche Giuseppe che però rimane in silenzio. Che cosa ne possiamo dedurre?

«E’ un segno della preminenza di questa donna all’interno di quella strana cosa che è la Sacra Famiglia. Strana perché, lo scrivo nel libro, se uno volesse seguire la sapienza del mondo, come la chiama san Paolo, manderebbe Giuseppe, Maria e Gesù da uno psicanalista perché li curi e li guarisca. Perché c’è un padre che non è un padre, una madre che in realtà è una vergine e un figlio che a trent’anni è ancora in casa. All’epoca si sposavano presto e un figlio a trent’anni ancora in casa era da mandare dallo psicanalista ».

Tutta la fede della Chiesa si fonda sul Risorto. Anche Maria è già risorta?

«Ci sono due correnti di pensiero: chi dice che Maria è morta e poi è stata assunta in Cielo, e chi sostiene che il passaggio è avvenuto durante una fase di dormizione. Fatto sta che la Chiesa su questo punto dice “la Vergine Maria… terminato il corso della sua vita terrena è stata assunta in Cielo”. Maria ci ha preceduti tutti».

Papa Woytjla e Papa Ratzinger: chi è più vicino a Maria?

«Lo sono entrambi ma in modo diverso, Woytjla da slavo, con il trasporto della passione. Ratzinger, da intellettuale, ti spiega perché essere legati a Maria. Per dirla con Pascal, Giovanni Paolo II era devoto per le ragioni del cuore; Ratzinger per le ragioni della ragione».

Ogni apparizione della Madonna ha qualcosa di affascinante e misterioso. Quale è la più importante?

«Non si può fare una classifica delle apparizioni, ma senza dubbio Lourdes è l’epifania di Maria. E’ il paradigma delle apparizioni, anche per la qualità della veggente. Bernadette è un Vangelo incarnato.

E’ la prova che non sono i professori che capiscono cosa è importante, ma i piccoli, i semplici. Però il mio amore per Lourdes è un po’ sospetto. Il rettore del Santuario mi regalò una rara immagine di lei con il volto imbronciato, lo era sempre quando doveva posare. Ebbene sono nato nel giorno di santa Bernadette, il 16 aprile, data della sua nascita alla vita eterna. Anche Papa Ratzinger è nato lo stesso giorno. Ma il 16 aprile di Bernadette era un mercoledì dopo Pasqua e la stessa circostanza si è ripetuta per me. Non per Ratzinger. E quando glielo faccio notare, lui, che è dotato di grande umorismo, mi risponde facendo una faccia delusa».

Quali sono le ragioni di questo libro, “Ipotesi su Maria”?

«Sia chiaro, in questo libro su Maria ci sono molte notizie, episodi, ma con la neutralità della ricerca e della documentazione. Nella mia sensibilità religiosa non c’è spazio per la retorica. Penso che una cosa sia il sentimento, un’altra il sentimentalismo. Il mio è un tentativo di recuperare una spiritualità mariana “virile” nel senso di cavalleresca. San Bernardo, grande cantore della Madonna, è il fondatore dei Templari non di un ordine di signorine. Ma la mia scelta non vuole mettere in discussione altre sensibilità. Ciascuno viva la Fede come gli è più congeniale. La Chiesa è il regno dell’”et et” dove tutto è compreso per allargamento, dove la diversità è ricchezza, aggiunta; al contrario del mondo dove domina l’”aut aut”, o sei come dice la cultura dominante, alla moda, o sei fuori. Io invece amo la diversità, amo la società meticcia che tormenta i pavidi. Insomma, pur rispettando le altre sensibilità, con questo libro ho cercato di dare a Maria il posto che le compete. Le sfide sono due: la prima è cercare di dimostrare che si può essere devoti alla Madonna senza essere retorici e sentimentalisti; la seconda è dimostrare che “De Maria numquam satis”, che di Lei non si dirà mai abbastanza perché è un Mistero inesauribile».

C’è un’ondata di pensiero contro la Chiesa?

«Sì, c’è una rinascita dell’anticlericalismo, che torna ogni volta che il mondo pensa che il prete gli voglia imporre norme che lui non può capire. Ho attraversato il ’68 con le sue conflittualità e ostilità, poi sono venuti a dirmi che avevo ragione io. Seguiamo quindi le grandi virtù della prudenza e della pazienza. Vanno rifiutati gli atteggiamenti profetici, gli urlatori di Dio. Ho il sospetto che i cattolici siano preda di un certo vittimismo e che, purtroppo, si stia risvegliando un certo anticlericalismo. E temo che molti non sanno come funzioni l’annuncio. Perché, vede, io non sono un nostalgico, ma sono grato a quelli che ci hanno preceduto. Ma oggi… Mai nell’Antico e nel Nuovo Testamento c’è la parola “dialogo”. Paolo VI ne parlò come mezzo per annunciare il Vangelo, invece lo hanno trasformato in un Fine. L’essere cristiani non è dialogo, è annuncio».

Messori, perché è cattolico?

«Una volta lo chiesi a Jean Guitton: “Scusi maestro, perché lei è cattolico?”. Rispose “perché voglio tutto”. Cattolico significa universale. Esserlo significa volere tutto, cioè il Tutto».

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