Politica ed etica: un modo di fuggire dalle domande della fede

3 marzo 2007 :: Il Nostro Tempo, di Beppe Del Colle

Che idea si é fatto della bagarre politico-mediatica sul “caso Dico”, che si é immediatamente afflosciato dopo la crisi del Governo Prodi? E’ vero, come hanno scritto e detto in molti, che dal Risorgimento in poi non c’é stato momento di frizione più acuto fra Stato e Chiesa in Italia? Anche a Lei sembra che il mondo laicista italiano non aspettasse altro per rimettere in discussione i Patti lateranensi, ad appena 23 anni dalla sua revisione concordata fra le parti, e dopo la sconfitta subita con il referendum sulla procreazione assistita?

Non pretendo mai, ovviamente, che tutti i credenti siano d’accordo con me, ma devo dire che non ho alcuna intenzione di partecipare a crociate su simili temi. E non perché non ne veda l’importanza. Ma perché vedo anche l’effetto che provocano su tanti non credenti queste battaglie su temi morali. L’etica cristiana, e cattolica in particolare, è sempre più incomprensibile al di fuori di una prospettiva di fede. Non nego, certo, l’esistenza di una “morale naturale“, ma essa è sepolta e forse ormai irriconoscibile per molti sotto l’ammasso di punti di vista divenuti ora egemoni ma accumulati sin dal secolo dell’Illuminismo. Ricordo bene il primo referendum abrogativo, quello sul divorzio: il comitato promotore si propose di restare sul piano razionale, appunto di “morale naturale“, senza fare discorsi religiosi. Il risultato fu quello che sappiamo. E questo già più di trent’anni fa. Lo stesso avvenne per l’aborto. E la debacle sarà certa se si andrà a referendum su eutanasia, dico e così via. Non mi sono affatto illuso per quanto successo con il referendum sulla procreazione assistita : da decenni i referendum falliscono per l’assenteismo degli elettori, mi pare che questo sia stato l’ennesimo caso del genere. Per il pensiero dominante tra la gente, per la quale la fede è ormai un oggetto sconosciuto, l’insegnamento morale della Chiesa appare non solo retrogrado ma anche fastidioso. Invece che rispetto provoca dispetto, avversione, rivolta, invettive contro “i preti che vogliono mettere il naso“. Soprattutto in camera da letto. Sono convinto che, noi cristiani, dovremmo deciderci a riscoprire la vocazione che ci ha indicato Gesù stesso: piccolo gregge, granello di senape, sale, lievito. Abbandonando le nostalgie di una cristianità da tempo perduta e che, forse, non merita poi tanti rimpianti. Abbiamo il diritto-dovere di dire la nostra, la Chiesa deve ricordare che non si può pretendere il suo plauso quando non può concederlo, dobbiamo ricordare che se hanno uno statuto perfino le bocciofile, la Chiesa è aperta a tutti ma ha le sue regole che occorre rispettare se si pretende di definirsi “cattolici“. Tutto qui, riannunciando il kérygma ma non dimenticando mai la logica della parabola del seminatore che non può pretendere che la semente cada sempre su terra feconda.

Dopo che Benedetto XVI aveva detto che in questo momento la Chiesa é oggetto di un’offensiva da parte di potenti lobbies internazionali, Lei ne ha fatto un sintetico elenco in un’intervista a “La Stampa”. Vuole precisare meglio per i lettori de “Il Nostro tempo”?

Nell’intervista a La Stampa ricordavo l’ovvio. Non ho tentazioni complottarde ma è evidente che la prospettiva morale della Chiesa è avversata da lobbies potenti. Ne ricordavo alcune: l’OMS, l’Organizazione Mondiale della Sanità, certi (non tutti, pare) settori della massoneria, soprattutto di scuola francese e spagnola; molte potenti organizzazioni ecologiste che giudicano micidiale per l’ambiente il messaggio biblico e vorrebbero ritornare al paganesimo della “dea Gaia“; molte delle forze politiche che a Bruxelles stanno sotto la sigla del PSE, il Partito Socialista Europeo e di cui Zapatero è un simbolo caricaturale; l’onnipotente Big Pharma, cioè le multinazionali farmaceutiche che hanno miniere d’oro negli anticoncezionali, nei preservativi etc; le minacciose organizzazioni, soprattutto americane, degli omosessuali… L’elenco potrebbe continuare. Ma aggiungevo però, in quella intervista, che l’avere potenti, spesso rabbiosi, antagonisti non è certo una novità per la Catholica. Li ha sempre avuti, anche se i volti e i nomi sono stati diversi. E per fortuna: quando un cristiano parla e tutti gli danno ragione, lo stimano, lo onorano, lo invitano, deve subito chiedersi in che cosa ha sbagliato. Il vangelo necessariamente divide. Solo il buonismo sentimentale, il politicamente corretto ipocrita, il volemose bbene pasticcione sembrano unire. Ma proprio in questo sta la loro condanna, la loro distanza dalla prospettiva di Colui che <<non è venuto a portare la pace ma la divisione>>.

Ai lettori dei Suoi libri non é certamente sfuggito un Suo pensiero di fondo: che la Chiesa non sia tanto vittima di poteri terreni, ma di un lento, continuo affievolimento della fede dei cristiani, conseguenza non tanto della secolarizzazione quanto dello smarrimento dei fondamenti di quella fede. Non per niente Lei scrive di Gesù, della Madonna, dei santi…Secondo lei é utile e opportuno che la Chiesa scelga oggi soprattutto i temi cosiddetti “eticamente sensibili” (matrimonio, divorzio, aborto, eutanasia…) per riportare all’attenzione degli uomini di oggi il Vangelo? E in generale, é possibile ricavare sempre norme morali imprescrittibili dal Vangelo?

Ma sì, da sempre ripeto, a chi vuole sentire, che rischiamo di perdere la doverosa gerarchia: prima la fede, poi la morale. L’etica non è altro che una naturale conseguenza dell’accettazione della verità del vangelo. Come dicevo prima , se vogliamo annunciare le “esigenze“ di Gesù prima di Gesù stesso non solo non siamo capiti ma ci si rivoltano contro. La crisi della Chiesa non è di strutture, di organizzazione, neanche di cultura: è crisi dei fondamenti, è crisi della fede stessa. Quella che oggi constatiamo è una costante, una sorta di legge implacabile: all’affievolirsi della fede corrisponde sempre un polarizzarsi dell’interesse per la morale. Guardi tanta stampa “cattolica“: è divenuta irrilevante, tediosa, inutile perchè dal moralismo sessuale di un tempo è passata al moralismo socio-politico. Doveri, ammonimenti, fervorini senza però citare mai la Fonte di queste esigenze. Diffidare di chi “fa le prediche“, eticamente corrette, ma non ti parla di Gesù. Se questi non è ciò che il Credo confessa, perchè dovrei seguirne i comandamenti, spesso umanamente così gravosi?

Lei non ha mai dimostrato molto interesse per la politica corrente. Ma non Le dice nulla il fatto che molti commentatori abbiano attribuito lo scivolone del Governo Prodi al Senato e la conseguente crisi a pressioni congiunte di tre lobbies a loro volta potentissime, la Casa Bianca, la Chiesa e gli Industriali.

Vengo da una laurea a pieni voti in Scienze Politiche, prima di scoprire il Vangelo la politica era il mio habitat, ho in proposito le mie idee ben precise e penso di poterle anche motivare in modo articolato e fondato. Se, dopo la “conversione“ mi sono sempre imposto di non parlare di politica e perchè se ne parla troppo. Taccio per non favorire il programma illuminista: sostituire, cioè, il discorso religioso con quello politico; polarizzare l’attenzione sulle “cose di quaggiù“ per fare dimenticare le “cose di lassù“. Ma taccio anche perchè sono consapevole che qui non ci sono dogmi, che dalla fede è possibile fare derivare scelte e prospettive diverse, in campo socio-politico. Non solo non mi indigna ma mi conforta che, tra credenti, ci sia accapigli sul sagrato: ciò che mi importa è che, entrati in chiesa, ci riconosciamo fratelli in ciò che importa, recitando con convinzione lo stesso Credo.

Detto questo, non so che dire sulla ipotesi di un “complotto“ per fare le scarpe a Prodi. Mi pare che le cause della sua caduta non necessitino di dietrologie, siano evidenti nella eterogeneità di una di quelle innaturali coalizioni cui ci costringe il sistema bipolare. Avere accettato questo bipolarismo è una delle tante stupide, provinciali, dannose scimiottature di quanto è “americano“ e, dunque, sembra a troppi il massimo della modernità. Gli anglosassoni si adeguano alla logica del protestantesimo che è l’aut-aut. Logica del cattolicesimo è invece l’et-et, anche in politica. Per noi, il giusto sistema non è la camicia di forza dell’ “aut destra” “aut sinistra” ma il vecchio, saggio sistema democristiano dei tempi migliori, purchè completato: dunque, un proporzionale, per garantire il pluralismo fisiologico, con sbarramento (possibilmente alto, al 5 per cento) e, inoltre, premio di maggioranza per assicurare la governabilità. Insomma, proprio ciò che proponeva la cosiddetta “legge truffa“ di De Gasperi che non passò per l’isterica reazione comunista e che, invece, ci avrebbe risparmiato tanti guai. Anche di oggi.

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