Opera nella tempesta

28 aprile 2006 :: Panorama, di Ignazio Ingrao

A viale Bruno Buozzi, sede centrale della Prelatura dell’Opus Dei nell’elegante quartiere Parioli di Roma, si fanno i conti. II Codice da Vinci, il discusso best-seller di Dan Brown che presenta l’Opus Dei come una sanguinaria setta segreta, ha venduto oltre 17 milioni di copie e si stima che abbia avuto dai 30 ai 40 milioni di lettori. U’omonimo film, che uscirà il 19 maggio in tutto il mondo, sarà visto da 700 milioni di persone. «Di queste, almeno 650 milioni non hanno mai sentito parlare dell’Opera» spiega a Panorama Santiago de la Cierva, docente di comunicazione all’Università della Santa Croce che fa capo alla Prelatura. Quale immagine si farà dell’Opus Dei l’opinione pubblica mondale?

È la domanda destinata a rimanere per ora senza risposta, così come le lettere inviate dalla Prelatura alla casa produttrice del film, la Sony. E la lunga attesa per la pellicola, alimentata da un sapiente tam tam pubblicitario, ha messo a dura prova i nervi degli 85 mila membri dell’Opera sparsi nel mondo, di cui 4 mila in Italia. Nelle scorse settimane sembra essere saltata la granitica unità dell’organizzazione fondata nel 1928 da San Josemaria Escrivà de Balaguer.

A creare scompiglio è stata per prima Paola Binetti, numeraria dell’Opus Dei, che alle ultime elezioni si è presentata con il centrosinistra, provocando la protesta di altri seguaci di Escrivà.

Poi Cesare Cavalleri, anch’egli membro dell’Opera nonché direttore della rivista Studi cattolici, ha pubblicato una vignetta di Guido Clericetti contro Maometto. Una scelta che ha costretto la Prelatura a scusarsi quando ancora la rivista non era arrivata neppure ai lettori.

Getta acqua sul fuoco delle polemiche Giuseppe Corigliano, responsabile dell’ufficio informazioni dell’Opus Dei a Roma: «Non c’è alcuno scontro: è stato il fondatore a volere che i membri dell’Opera siano lasciati liberi di pensare e di fare ciò che desiderano. L’Opus Dei offre degli strumenti di formazione spirituale,,.

Eppure, da quasi 80 anni la «leggenda nera» perseguita l’Opus Dei. “Tutta colpa dei gesuiti spagnoli che negli anni 30 temevano la concorrenza dell’Opera» sostiene lo scrittore Vittorio Messori, autore di Opus Dei. Un’indagine, pubblicato da Mondadori. Ma «ora la prelatura dovrebbe ringraziare Dan Brown» sostiene Messori «poiché non c’è nulla che attira di più dell’alone di mistero intorno a un’organizzazione. Molti si sono avvicinati all’Opera grazie al libro e hanno scoperto che era una cosa buona».

Per John Allen, autore di un recente libro inchiesta sull’Opus Dei pubblicato negli Usa, «Il Codice da Vinci ha indotto l’Opera a modificare la strategia comunicativa, aprendosi alla massima trasparenza». Le sedi della Prelatura hanno spalancato le porte ai visitatori e la Leonardo intemational ha ripubblicato la biografia del fondatore in tre volumi, curata da Andrés Vàzquez de Prada.

Nel frattempo a Milano è stata inaugurata la nuova sede italiana dell’Opera (costata 10 milioni di curo). Mentre a Roma proseguono i lavori per trasferire il Campus biomedico nella sede definitiva di Trigoria (250 milioni di euro l’investimento complessivo, di cui 50 di contributo statale). «Cominciare e ricominciare» questo l’imperativo spirituale dettato da San Escrivà, e per l’Opus Dei è regola di vita.

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