Miracoli

27 aprile 2003 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Padre Andreas Resch, religioso altoatesino, è uno studioso anomalo. Passai con lui, a Innsbruck, una delle giornate più singolari. Nel giardino della sede tirolese del suo ordine, Resch ha costruito un’attrezzata palazzina che è la sede di Imago Mundi: cioè, come spiega in tedesco la targa sull’ingresso, l’”Istituto per le zone di frontiera della scienza“. E’ uno dei maggiori archivi mondiali, nonché un attivo centro di ricerca, su ciò che sfugge alle pretese del razionalismo: miracoli, sogni profetici, telepatia, visioni, apparizioni, levitazioni, materializzazioni, bilocazioni, stigmatizzazioni, telepatia, persino astrologia e alchimia. E chi più ne ha, più ne metta, in questo magazzino tra le Alpi dell’insolito e dell’inspiegabile.

Sia subito chiaro che l’uomo non ha nulla del visionario, del fissato, del mite pazzoide che “sente le voci“: il professor Resch è, da decenni, stimato docente dell’Università Lateranense, cioè –con la Gregoriana– il maggiore ateneo ecclesiastico romano, e ha cattedra anche presso l’ autorevole Accademia Alfonsiana. Quando lo incontrai, per una lunga intervista, la disciplina che insegnava era la “paranormalogia”: un termine da lui stesso creato e che vorrebbe indicare la “scienza dei fenomeni paranormali“. Era, allora (ed è rimasta, per quanto sappiamo), la sola cattedra del genere nella Chiesa e, forse, nel mondo.

Di Andreas Resch esce adesso (presso l’Editrice Vaticana, a conferma del prestigio di cui gode) il terzo volume da lui curato della collana dedicata ai Miracoli dei Santi e dei Beati. Il periodo considerato in quest’ultimo testo è quello che riguarda la cause di canonizzazione dal 1983 al 1995. Si sa che, per innalzare un suo figlio alla gloria degli altari, la Chiesa non si accontenta di studiarne con il massimo rigore la vita, le opere, gli scritti . Per dirla con Resch, “non si procede alla beatificazione o canonizzazione del candidato senza che siano provati miracoli avvenuti per sua intercessione, perché la vita potrebbe essere stata, segretamente, meno virtuosa di quanto risulta dalla testimonianze. Il miracolo assume così il carattere di segno divino o di prova delle virtù che viene dall’Alto”. Insomma, una sorta di “timbro“ celeste che conclude e ratifica la fatica della ricerca umana. Un’apposita Congregazione ecclesiale , quella detta “delle Cause dei Santi” lavora (e a ritmi forzati, sotto l’attuale pontificato) con una sua Consulta Medica, della quale fanno parte clinici di indiscussa fama. In effetti, la quasi totalità dei miracoli è costituita da guarigioni ottenute per intercessione del candidato alla gloria e che –per essere dichiarate “non spiegabili naturalmente”- devono essere “subitanee, complete, stabili, durature”.
Non sta ovviamente ai medici parlare di miracolo : essi devono semplicemente dare il loro giudizio scientifico sui dossier sanitari che sono loro sottoposti e che provengono dai colleghi che hanno assistito il “miracolato“. Due periti, nominati dalla Congregazione, dopo avere prestato giuramento di agire soltanto secondo scienza e coscienza, esaminano previamente il caso. Se è considerato proponibile per un giudizio di “extra-naturalità della guarigione”, altri medici formeranno, con i periti, la Consulta, che si riunirà per discussioni talvolta brevi perchè il caso risulta evidente, talvolta lunghe e appassionate. Un segretario mette tutto a verbale e, se il giudizio è favorevole, scrive una dettagliata, precisa Relazione. Sono proprio queste Relazioni ufficiali che padre Resch pubblica in questi suoi ponderosi volumi che costituiscono uno dei documenti più singolari –ed appassionanti– tra quelli oggi disponibili. In effetti, per usare ancora le parole dello studioso, gli archivi della Congregazione romana costituiscono “la più vasta e sicura documentazione esistente al mondo di fatti straordinari non spiegabili secondo le conoscenze attuali”.

In queste centinaia di pagine stampate dalla Vaticana si trova, davvero, di tutto : comprese certe “curiosità“ (che poi, a ben riflettere, tali non sono), se è lecito un termine un po’ frivolo in materia tanto seria. Si può scoprire, ad esempio, che i santi non hanno nulla a che fare –grazie a Dio, come qui è davvero il caso di dire…– con l’ossessione alla ministro Sirchia contro i “medicalmente scorretti”. A cominciare dai fumatori, sui quali si appunta il disprezzo e la persecuzione degli zelanti custodi della sanità pubblica, imitatori pedissequi dei ciclici furori puritani e proibizionisti americani. Per scoprire, con sollievo, che cosa sia la tolleranza divina, si veda, così, don Emanuel Domingo y Sol, sacerdote spagnolo morto nel 1909 e divenuto beato nel 1987 perché la Consulta constatò come “non spiegabile con le conoscenze scientifiche attuali” la guarigione da un cancro al polmone di un sessantacinquenne, fedele da una cinquantina d’anni a tre pacchetti di sigarette al giorno. O si veda don Giovanni Calabria, ora santo, il grande benefattore e fondatore veronese, passato al Cielo nel 1954 ed entrato nell’elenco dei beati perché alla sua intercessione è attribuita la guarigione di un taglialegna abruzzese. Questo Liborio T. non fumava ma beveva, tanto da procurarsi una cirrosi epatica da etilista che lo avrebbe portato sicuramente a morte nel giro di brevissimo tempo, se un misterioso “intervento“ non lo avesse guarito di botto. E tanto perfettamente da permettergli di tornare subito a spaccare legna.

Ma dall’esame attento di questi volumi c’è, mi pare, da ricavare soprattutto una lezione. Quella, cioè, espressa da Pascal con una formula divenuta famosa: quando si tratta di fede, e di fede cristiana, sempre ci sarà “abbastanza luce per rendere ragionevole la fede”; ma sempre resteranno “abbastanza ombre per lasciare la libertà di dubitare”. Certo: ci sono casi come quello di don Filippo Rinaldi, uno dei successori di don Bosco, cui è attribuita la guarigione di una suora che, colpita in treno da un mitragliamento aereo americano, ebbe asportata una mandibola e troncati i muscoli della lingua. Abbandonata dai medici –si era nel 1945– perché ormai agli estremi, incontrò la santa ostinazione della Superiora ,che le applicò sul volto devastato un fazzoletto appartenuto al candidato alla beatificazione. Quando , nel 1990, il papa proclamò don Rinaldi beato, in prima fila piangeva di gioia suor Carla De Noni. Era lei l’agonizzante di tanti anni prima : come scrissero i medici della Consulta, si era verificata di colpo una “anomala ricostruzione dell’arco mandibolare”, i muscoli della lingua si erano “ricostituiti”, tanto che sia la masticazione che l’eloquio erano ritornati normali e soltanto una cicatrice ricordava le ferite mortali. Oppure, ci sono casi come quello di Frantisek S., un medico di Praga che, colpito da infarto nel 1989, restò per due ore e mezzo in arresto cardiaco, in stato giudicato irreversibile di morte cerebrale. Ma, qui, intervenne la moglie che, devota della beata morava Zdislava di Lemberk, la invocò fiduciosa durante quelle ore drammatiche. Gli esperti della Congregazione per i Santi se la cavarono in fretta: il dossier era sicuro e completo, il caso chiaro, il ritorno alla vita del collega ceco non trovava alcuna spiegazione umana. E la beata Zdislava è entrata nel canone dei glorificati.

Ma sì, ci sono casi come questi, dove l’enigma sembra davvero prevalere. Ma non è così per molti dossier, forse per la maggioranza. Tanto che –come testimoniano i verbali che padre Resch ha pubblicato integralmente, senza censure– spesso la discussione è serrata, la Consulta si divide tra chi sembra vedere spiegazioni “naturali“ e chi, invece, non giudica umanamente possibili certe guarigioni. Talvolta, la documentazione è insufficiente e non del tutto precisa e resta nello studioso un sospetto di insoddisfazione. Il credente non se ne stupisce. Anzi, in qualche modo si scandalizzerebbe se non fosse così. In effetti, Dio, stando almeno ai cristiani, ama e protegge la libertà dell’uomo. Vuole proporsi, non imporsi. Vuole che la fede sia certezza e al contempo scommessa e rischio. Vuole illuminare, non accecare. Che ne sarebbe di tutto ciò, se questi dossier vaticani riportassero miracles-spectacles, come dicono i francesi? Che ne sarebbe della libertà di accettare o rifiutare la fede se, ad ogni canonizzazione, fossimo messi con le spalle al muro da prodigi così plateali sui quali non fosse possibile avanzare alcun dubbio? E, invece, il Dio che in Gesù si è al contempo manifestato e celato, ha scelto la via del chiaroscuro, concedendo soltanto segni, indizi, tracce, impronte. Insomma, proprio come ciò che sta in questi volumi: che rafforzeranno la fede dei credenti ma, almeno a viste umane, non convinceranno chi vorrà restare fedele al suo scetticismo.

© Corriere della Sera

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