L’ora di religione

marzo 2006 :: Oggi, di Vittorio Messori

Vedo nella richiesta di alcuni islamici di far spazio a una loro “ora di religione“ un’occasione preziosa anche per i cattolici. Vi scorgo un buon pretesto per liberarci di un “relitto concordatario“, più dannoso che utile alla causa della fede. In effetti, da credente cerco di prendere sul serio il Vangelo: non vi è cristiano che non sia chiamato ad essere apostolo, missionario. Ma è proprio ciò che non si può –non si deve- fare nelle scuole pubbliche, che dovrebbero garantire neutralità e non prendere esplicita posizione né in politica né in religione. Così gli spesso eroici “insegnanti di religione“ –indicati dai Vescovi ma retribuiti dal Governo– sono costretti a proporre ad allievi svogliati, talvolta ostili, un mix di buonismi, sociologismi, commentini moralistici all’attualità, discussioni innocue, nozioni di una vaga “storia delle religioni“. Il tutto all’insegna dell’ipocrisia ecumenista del “politicamente corretto“. Ne guadagna solo l’ipocrisia dominante.

Ecco dunque la mia proposta. Prendere occasione dall’impossibilità di accettare la richiesta musulmana (perché sì all’ Islam e no alle altre fedi?) per rinunciare alla cosiddetta “ora di religione“. Gli insegnanti che lo desiderano, siano assunti dalle diocesi e dalle parrocchie, a spese dei credenti, e facciano liberamente quella catechesi doverosa per il cristiano. E’ quanto si fa da sempre negli Stati Uniti: lo Stato non favorisce e non ostacola alcuna confessione ma lascia libertà a tutte di organizzarsi a loro cura e spese. In chiese, moschee, sinagoghe e quant’altro, le varie religioni decidano che cosa dire e fare. Quanto ai cattolici, ne guadagnerebbe la fede e si toglierebbe un pretesto incessante di anticlericalismo.

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