La tradizione (controversa) della peccatrice e le fantasie editoriali

3 gennaio 2007 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Quasi ogni giorno mi càpita di passare davanti ad una immagine che potrebbe ingolosire i creduli lettori di Dan Brown. Potrebbe, dico, visto che chi prende sul serio le sciocchezze del “pataccaro” americano non ha di certo strumenti per capire il significato di una statua. Si dà il caso, in effetti, che l’antica parrocchia nel cui territorio risiedo sia dedicata a Maria Maddalena. Su un altare, un legno policromo, forse cinquecentesco e quasi a grandezza naturale, la rappresenta coperta sino ai piedi soltanto dai lunghissimi capelli. Cosa da far drizzare le antenne: siamo, qui, alla tradizione francese, secondo la quale la donna di Magdala sarebbe passata in Provenza, ritirandosi in una grotta e facendo voto di rinunciare per penitenza non solo al cibo ma anche ai vestiti. La Gallia, dunque la dinastia dei Merovingi: Dan Brown non è lontano…

Meglio, però, calmarsi, visto che è posteriore all’anno Mille il santuario provenzale, tuttora esistente, della Sainte Baume, dove la Maddalena sarebbe approdata, proveniente –con lo sposo Gesù?- dalla Palestina. Del resto, è provato in modo irrefutabile che non esiste nell’intero Occidente un santuario a lei dedicato che sia anteriore al secolo X. Al suo nome, sin dai primi tempi, sono consacrate pievi: ma questo avviene per tutti coloro, maschi e femmine, che ebbero rapporti di discepolato con Gesù. In realtà, ha ragione Mario A. Iannaccone che, nello studio appena pubblicato, dimostra che non vi è alcuna traccia di quella storia che avrebbe avuto come protagonista la Maddalena e che i preti avrebbero occultato, raccontandocene una a loro uso e consumo. Lo stesso studioso rileva anche che mai, tra eretici e poi tra razionalisti, mai alcuno usò quella Maria come strumento per insinuare sospetti sulla predicazione cattolica.

Insomma, come sospirava, giustappunto, un razionalista famoso, l’ex-seminarista Ernest Renan: “La verità, purtroppo, è triste”. La tristezza, qui, sta nel fatto che i lettori del nuovo filone fanta-teologico debbono rassegnarsi: nessun complotto clericale, nessuna seconda vita come sposa e antenata di re, per la donna di Magdala. Bensì, probabilmente (come vuole l’antichissima tradizione) la morte e poi una tomba in quella Efeso da dove sarebbe stata assunta al Cielo pure la Maria madre di Gesù, anche se altri pongono il transito a Gerusalemme. E’ certo, comunque, che risalgono a falsi documenti medievali le pretese di luoghi francesi come Vézelay e Saint-Maximin di custodire il corpo della santa.

Tuttavia, la rinuncia alle fantasie, non impedisce che un’aura di enigma continui ad aleggiare su quella donno proveniente dal villaggio di Magdala, sul lago di Tiberiade. La tradizione latina l’ha a lungo identificata con altre due Marie: con quella di Betania, sorella di Lazzaro, il risuscitato, e con l’omonima peccatrice del settimo capitolo di Luca. In realtà ha ragione, qui, la tradizione greca che distingue fra le tre donne .
Il fatto che da questa Maria fossero “usciti sette demoni” non autorizza alla lettura sessuale, alla identificazione con una prostituta: anche madri integerrime e vergini virtuose potevano aver bisogno di esorcismi, il diavolo non guardando in faccia a nessuno. Ciò che invece è certo è che la predilezione di Gesù si manifestò nel riservarle la prima apparizione da risorto. Ma solo il cinismo editoriale alla ricerca di best seller per sprovveduti ha tentato di scorgere in quel privilegio un annuncio di nozze.

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