La replica dei gesuiti e la risposta di Messori

23 dicembre 2005 :: Corriere della Sera, Federico Lombardi S.I. – Direttore della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano

Sono rimasto stupito dell’articolo di Messori -a cui vien data evidenza sulla prima pagina del Corriere del 22 dicembre (“Il velo di Maria? Un profilattico. Accuse ai gesuiti USA”)-, a proposito della sfortunata vicenda di una inserzione pubblicitaria volgare e gravemente offensiva della sensibilità religiosa dei cattolici, pubblicata sulla rivista settimanale dei gesuiti statunitensi America, e della ondata di proteste che ha suscitato.

L’Autore sembra dare per scontato che la pubblicazione sia stata consapevole ed intenzionale, e che –in certo senso– sia un’espressione di una linea di “adeguamento ai valori sempre mutevoli del mondo”.

Forse è utile sapere che l’incidente è avvenuto sul numero del 5 dicembre, e che da allora e su due numeri successivi il povero direttore, P. Christiansen, pubblica e ripubblica lettere costernate di scuse ai lettori, spiegando che si è trattato di un grave errore dovuto alla disattenzione nel verificare le inserzioni pubblicitarie.

Questa, del resto, è la prima ed unica spiegazione che mi è venuta immediatamente in mente quando ho saputo del fatto, e che viene immediatamente in mente a chiunque conosca e segua la rivista America, lo stile dei suoi articoli e il genere tipografico dei suoi inserti pubblicitari (simili, del resto, a quelli di gran parte delle analoghe pubblicazioni americane).

Una grave, gravissima disattenzione dunque. Nella storia del giornalismo si ricordano diverse sviste clamorose. Un incidente di percorso davvero infelice per una pubblicazione seria, ma certamente non un’intenzione di offendere volgarmente la sensibilità dei credenti.

Le scelte editoriali dei gesuiti della rivista America possono non essere condivise da tutti, ma essi non sono dei pericolosi progressisti, sono dei religiosi che cercano di affrontare – senza sfuggire – i problemi più seri e difficili della fede e della Chiesa nella società americana di oggi, e lo fanno spesso in modo esemplare, ospitando frequentemente firme di teologi ed ecclesiastici di sicurissima lealtà ecclesiale (come il card. Avery Dulles, tanto per fare un nome noto).

Chi ha seguito con preoccupazione e partecipazione la crisi della Chiesa americana per le questioni di pedofilia, ha trovato su America molto aiuto – serio e competente – per approfondire e affrontare tali questioni drammatiche con grande equilibrio dal punto di vista psicologico, spirituale e morale.

L’attuale direttore, P. Drew Christiansen, si è specificamente impegnato inoltre per curare anche maggiormente una linea che non si prestasse ad ambiguità in rapporto alla dottrina e alle posizioni ufficiali della gerarchia ecclesiastica.

I gesuiti di America – da buoni uomini di cultura – sono stati assai distratti nella verifica di uno fra le centinaia di inserti pubblicitari dei 52 fascicoli che pubblicano ogni anno, e così sono caduti in un brutto tranello di qualcuno che voleva mettere in ridicolo loro e la devozione mariana; ma non sono certo così intellettualmente rozzi da utilizzare intenzionalmente per qualsivoglia scopo un inserto volgare come quello della Madonna con un profilattico in testa.

Nessuno che li conosca può neppure lontanamente immaginarlo.

Perciò non è corretto sviluppare, a partire da questo triste incidente, considerazioni più ampie sulla fedeltà o meno alla Chiesa da parte loro o di loro confratelli.

Il turpe ideatore dell’inserto pubblicitario ha già raggiunto più che a sufficienza il suo indegno scopo di ridicolizzare America e la devozione mariana, non diamogli la soddisfazione di assurgere a bandiera di una battaglia ideologico-dottrinale. Questo sarebbe francamente eccessivo.

La risposta di Vittorio Messori

Allo “stupore“ di padre Lombardi ci permettiamo di contrapporre il nostro. Dunque, non farebbe notizia da riportare con evidenza il fatto che la rivista più autorevole e diffusa dei gesuiti americani propagandi statuette mariane rivestite da un preservativo. Non la pensano così le migliaia di persone (anche non cattoliche, ma rispettose dei segni religiosi) che hanno intasato la posta elettronica di America. La quale, stamane, mi ha fatto inviare il dossier di scuse e di buoni propositi per il futuro dell’Editor in Chief e degli Editors del periodico: si parla di << profondo rammarico>>, ci si dice <<molto imbarazzati>>. Addirittura –e, almeno questo, è molto cattolico– si chiede <<perdono>>, proponendo di non farlo più. I Padri riconoscono che l’oggetto proposto in vendita dal giornale della loro Compagnia costituisce <<un assalto alla fede e alla devozione cattolica>> e assicurano che, all’inserzionista, sono stati restituiti i soldi pagati per l’annuncio. Come giustificazione, mi si dice che, nelle bozze licenziate per la stampa, non si vedeva chiaramente la presenza di un preservativo. In verità sembra a noi che l’oggetto fosse ben evidente. E non si ricorda che era ben chiaro, e non poteva sfuggire, il titolo beffardo Extra Virgin e la precisazione dell’ “artista“ che si trattava di un manto di “morbido lattice“.

Uomo di grande esperienza, padre Lombardi sa meglio di me quale sia, purtroppo, il rigetto, il fastidio che la devozione mariana provoca da tempo in tanti religiosi che si vogliono “adulti“ ed “ecumenici“. Sa che, in certe chiese, si è giunti non solo a relegare in soffitta ma addirittura a frantumare immagini della Madonna, ad impedire la recita pubblica del rosario, a sconsigliare pellegrinaggi ai santuari, a non portare su di sé medaglie ed immaginette mariane. Siamo lieti di apprendere che lo staff di America non partecipa di simili prospettive e che dunque, siamo davanti solo a un caso di omesso controllo, a un incidente, a un infortunio editoriale. C’è da rallegrarsene, davvero. Ma la situazione attuale del personale della Chiesa, soprattutto negli Stati Uniti, legittima ogni diffidenza istintiva e può spiegare reazioni come la mia e come quella di migliaia di cattolici nel mondo.

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