La notte oscura della beata

26 agosto 2007 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Càpita, quando si tratta di persone e di eventi religiosi: un certo sistema mediatico sembra cadere in trappole fatte di equivoci, di insufficiente informazione , di titoli forzati. Succede, in questi giorni, per Agnese Gonxha di Bojaxhiu, in religione Teresa di Calcutta, beata, fondatrice delle Missionarie della Carità, Nobel 1979 per la pace. Saltando, su Internet, da un quotidiano a un altro, si constatava ieri che molte home pages sembravano adeguarsi a quella di un autorevole quotidiano spagnolo che titolava, vistosamente : “Madre Teresa perdiò la fé “. I flash di una delle maggiori agenzie internazionali iniziava con un apodittico: “Un libro-rivelazione getta ombre sulla fede di una delle icone del mondo cattolico”. E “La santa che dubitava di Dio“ era lo strillo in prima pagina di uno dei nostri maggiori giornali. Fuorvianti anche molti servizi televisivi.

Va detto – per oggettività e non per patriottismo di testata– che i lettori del Corriere sono stato i meglio informati, grazie al pezzo equilibrato e preciso di Luigi Offeddu. Ma poiché la beata Teresa è tra le figure più venerate, a livello popolare mondiale (una sorta di padre Pio al femminile, ha detto qualcuno) varrà forse la pena di fare alcune osservazioni, a beneficio della verità e ad aiuto dello sconcerto di molti.
Innanzitutto: già cinque anni fa, nel 2002, Saverio Gaeta, caporedattore di Famiglia cristiana, pubblicava presso Piemme un bel libro –Il segreto di Madre Teresa– dove un capitolo ha per titolo “La fede si scontra con la ‘notte oscura ‘ “.

Pagine informatissime, dove è narrato ed esaminato per filo e per segno quel “silenzio di Dio“ che a lungo tormentò Madre Teresa e che espresse più volte in lettere ai suoi consiglieri spirituali. Anche quanto viene ora pubblicato in America, ed è presentato dai press-agents dell’editore come “sensazionale rivelazione“, era ben noto, innanzitutto alle equipe che hanno lavorato per anni, con impegno quasi maniacale (come avviene per ogni causa di beatificazione e di canonizzazione) al processo che ha condotto sugli altari la suora albanese. Non c’è dunque alcuna “ombra“ che soltanto ora viene scoperta con imbarazzo, tutto era stato valutato e soppesato in varie istanze processuali e sta negli Atti di migliaia di pagine che ciascuno può consultare all’archivio della Congregazione per i Santi. Del resto, tra i curatori del Come, be my light , il libro in uscita in America, c’è innanzitutto lo stesso Postulatore della causa, che ben precisa che non si tratta di trouvailles impreviste e magari imbarazzanti, bensì di documenti conosciuti, anche se pubblicati per la prima volta nella loro integrità non per una Positio canonica ma per un vasto pubblico.

Ma poi: da molto di ciò che si dice e si legge nel media system traspare una non conoscenza della dinamica della vita cristiana. Tra i “luoghi comuni“ della mistica sta quello che san Giovanni della Croce e Teresa d’Avila hanno chiamato “la notte dello spirito“. Offeddu citava ieri, a ragione, anche il “Dio che si cela” di Pascal. Sono le tenebre dei periodi di aridità spirituale, di desolazione, di mancanza di gusto per la preghiera, di impressione di lontananza o addirittura di assenza di Dio. Un’esperienza che ogni credente conosce, un “quadro clinico“ che appare nella vita di molti santi, anche veneratissimi come Teresina di Lisieux. In Novo millennio ineunte, il documento di Giovanni Paolo II per il Giubileo del Duemila, si parla di “quegli stati terribili di prova che la tradizione mistica chiama ‘notte oscura’ ” . Aggiunge il papa: “Non rare volte i santi hanno vissuto qualcosa di simile all’esperienza di Gesù sulla croce”. Precisa allusione al grido che sembra disperato (mentre è l’inizio del salmo 22, che finisce in una gioiosa riaffermazione di fede): “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? “. Ciò di cui patì la beata Teresa è ciò che la lega alla ininterrotta catena della santità . Anzi, poiché i processi di canonizzazione sono tesi ad accertare che le virtù cristiane siano state vissute “in modo eroico“, la conferma dell’ “eroismo“ di quella piccola-grande donna viene proprio dall’avere vissuto sino in fondo l’amore evangelico senza , spesso, essere sorretta dal conforto di una fede sensibile . Così hanno giudicato coloro che l’hanno proclamata beata, osservando anzi –ammirati- che madre Teresa condivise, con gli ultimi tra gli ultimi,non solo la povertà materiale ma anche, in certo modo, quella spirituale.

Proprio per questo sembra più che mai ingiustificata una certa faziosità che appare in alcuni commenti. Le agenzie parlavano, ieri, delle grida di esultanza dei leader delle potenti associazioni americane di atei, agnostici, razionalisti: “Che la fede sia una illusione, un mito impresentabile, è confermato anche da questa presunta “santa“ così cara a papa Wojtyla . Non ci credeva neppure lei. Pretendono che ci crediamo noi?”. Una sciocchezza, per chi sappia che cosa sia l’atto di fede, dove le “consolazioni interiori“, il “gusto spirituale“ sono doni che Dio può concedere o meno. Ma, se mancano, non per questo viene meno la fede: anzi, essa è ancor più meritoria e, al termine della purificazione, di solito riesplode rinsaldata. Come mostrò, nei fatti, la suora di Calcutta nel suo povero sari in bianco ed azzurro: i colori della madre di quel Gesù che, se le negò talvolta il “gusto” del Vangelo, le concesse in modo sovrabbondante la sostanza.

© Corriere della Sera