Il velo di Maria? Un profilattico. Accuse ai gesuiti USA

22 dicembre 2005 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

n.b. la versione che segue non è quella pubblicata sul giornale ma quella, più completa, che doveva essere pubblicata per poi venire ridimensionata.

La Rete si è già mobilitata. Internet è affollata di siti cattolici, in ogni idioma: non c’è parrocchia, associazione, gruppo ecclesiale che non abbia i suoi computer, smanettati da volontari abili ed attivi. In queste ore, dunque, passano di schermo in schermo gli appelli per intasare di messaggi di protesta non solo la redazione di un giornale di gesuiti americani ma anche la loro Casa generalizia, nonché il Nunzio Apostolico negli Stati Uniti e il Cardinal Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata .

Il giornale nel mirino è America, un mensile di lunga tradizione e di grande prestigio, considerato un tempo una sorta di Civiltà Cattolica del Nuovo Mondo. Un tempo, dico, perchè mentre il periodico dei gesuiti italiani continua, dal 1850, la sua lealtà alla Segreteria di Stato, che ne rivede ancora le bozze, non così il giornale dei gesuiti degli Stati Uniti . Sin dall’immediato postconcilio, America ha scelto un radicalismo spericolato -in temi teologici, politici, etici– che ha provocato tensioni con la Gerarchia ed ammonimenti da parte della Santa Sede. Negli Stati Uniti, comunque, la maggioranza dei religiosi superstiti (la Compagnia di Gesù ha subito in queste decenni un severo salasso) fa quadrato attorno al suo giornale, convinta che l’adeguamento ai valori sempre mutevoli del mondo, la sudditanza allo spirito del tempo, siano il modo autentico per dirsi oggi cattolici.

Ma ciò che sta scatenando su Internet la catena mondiale di reazioni indignate non è uno dei tanti articoli, spesso complessi ed ostici, dei teologi, dei biblisti, dei moralisti gesuiti. Il motivo sta in un vistoso annuncio ospitato dall’ultimo numero di America , dove si propone la vendita –per 300 dollari, più spese postali per l’invio dalla Gran Bretagna – di quello che viene definito <<un pezzo unico dell’arte religiosa contemporanea>>. Si spiega, nel testo, che l’oggetto consiste in <<una strepitosa (stunning) statuetta, alta 22 centimetri, della Vergine Maria che schiaccia un serpente , avvolta da un velo delicato di lattice >>. La stessa materia, dunque, di cui sono fatti i preservativi. In effetti, la fotografia a colori dell’annuncio non lascia dubbi: proprio di un normale profilattico si tratta, completo del piccolo serbatoio per lo sperma che “l’artista“ -tal Steve Rosenthal, di un‘Accademia di Londra- ha adattato sul capo della Madonna, come fosse un grottesco berretto che sostituisca la corona regale della tradizione. Per completare lo sberleffo, mister Rosenthal ha scelto per la sua “opera d’arte religiosa contemporanea “un nome adeguato: Extra Virgin. Come l’olio di oliva o la lana dei pullover.

Significativo che la reazione immediata e sdegnata sia partita dall’America Latina, dove la devozione mariana è tanto inestirpabile che persino i molti che passano alle sette evangeliche –sostenute dal denaro del governo nordamericano- rinnegano papi, preti, indulgenze, ma non la loro Vergine e i loro rosari. Ai latinos si è comunque aggregato subito il resto del mondo cattolico: io stesso ho ricevuto dai Continenti più diversi l’ indicazione degli indirizzi elettronici dei gesuiti, del nunzio a Washington, del Cardinal-prefetto a Roma cui spedire la protesta.

Dunque, una “cosa“ sconcia e blasfema proposta, al costo di 300 dollari, dal più autorevole medium dei gesuiti americani: una pubblicità mirata –pertanto, particolarmente costosa- per un pubblico di religiosi, di suore, di laici cattolici impegnati. Il tutto, in una Chiesa come quella degli States, ridotta alla bancarotta economica e all’ignominia morale da un clero cui troppo spesso piace palpeggiare i genitali dei seminaristi. Ma proprio America si è fatta cassa di risonanza delle indignate proteste “progressiste“ contro il recente decreto vaticano che cerca di impedire che la vita religiosa sia l’agognato rifugio di pedofili, alla ricerca di prede numerose e attraenti.

C’è sconforto, dunque, più che indignazione. Viene in mente l’inevitabile Flaiano: <<Non chiedetevi dove andremo a finire, perchè ci siamo già>>. Ma c’è, anche , un po’ di curiosità amara: questi membri della Compagnia di Gesù, difensori arcigni del “politicamente corretto“, questi apostoli maniacali del dialogo ad oltranza verso ogni fede e credenza, avrebbero accettato pubblicità con statuine di Maometto, di Budda, di Mosé , di Abramo, di Confucio, avvolti in un preservativo, con il serbatoio seminale come copricapo e con un titolo irridente? O, forse, per questi Padri, il rispetto vale per tutti, tranne che per quel cattolicesimo di cui essi stessi fanno parte, addirittura come “consacrati“, legati a voti perpetui di cui un quarto di fedeltà assoluta (perinde ac cadaver), al Papa e al suo insegnamento? Ignazio di Loyola, focoso soldato di ventura, confessò che –ancor fresco di conversione– riuscì a stento a dominarsi e a non mettere mano alla spada sentendo un compagno di strada che negava il concepimento immacolato di Maria. Dopo cinque secoli, questi suoi “discepoli“ pubblicizzano a pagamento Madonne il cui velo verginale è un preservativo: qualcuno, chiama questo “cristianesimo adulto“.

© Corriere della Sera

1 commento
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