Il professor Ratzinger e il taccuino dei fedeli

22 ottobre 2006 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

“E’ urgente «trovare nuove strade che aiutino l’ Occidente ad uscire dalla drammatica crisi di cultura e identità che è ormai sotto gli occhi di tutti”. Nessuno dimentichi il mito inquietante di Icaro! Così, Benedetto XVI alla Lateranense, la “sua” università, quella pontificia per eccellenza. Dunque, dopo quelle di Verona, altre messe in guardia papali, altre denuncie del nostro tempo e della sua cultura?

Non pretendiamo certo che tutti concordino con le prospettive del papa. Ci mancherebbe. Vorremmo però indurre alla riflessione chi scuotesse il capo e passasse oltre , infastidito, pensando alle solite lagne clericali, alle consuete condanne pretesche della malizia dei tempi.

Non è cedimento all’apologetica cattolica, è un fatto che l’onestà esige di riconoscere. Nessuno, cioè, dei papi che hanno scandito la vita di chi abbia oggi una sessantina d’anni potrebbe essere definito uno “sprovveduto“: un sacerdote, cioè, privo di cultura profonda e di solida esperienza umana. Come mettere in categorie del genere un Pacelli, un Roncalli, un Montini, un Wojtyla ? Il destino ha voluto che il mondo non avesse il tempo di conoscere chi fosse Albino Luciani: ma chi l’ha accostato sa quale ricchezza si celasse dietro un look da buon parroco di campagna. Tra l’altro -allargando la prospettiva a scorno dei pessimisti che ovunque vedono declino- continua a valere l’osservazione di padre Hubert Jedin, uno dei maggiori storici del XX secolo. Osservava quello studioso che, dopo la sanguinosa purificazione per mano della Rivoluzione Francese e dell’Impero napoleonico, la serie dei papi succedutasi per due secoli, sino a noi , non annoverava un solo nome che non fosse degno di essere iscritto nel catalogo dei beati o dei santi. In effetti, per alcuni di loro quella glorificazione è già una realtà; per altri i processi sono in corso. Stando a Jedin, una simile sfilata ininterrotta di uomini tanto degni non trovava riscontro nella storia precedente del pontificato.

Seppure nel dissenso, neanche il più fazioso degli anticlericali potrebbe sostenere che Benedetto XVI interrompa una tale successione, che un credente non esita a giudicare provvidenziale. Di suo, peraltro, il papa bavarese aggiunge un prestigio intellettuale che non mancava ai suoi predecessori, ma che in lui sembra essere la cifra stessa del pontificato. Per stare soltanto al suo venerato Giovanni Paolo II : c’era, in lui, una tale ricchezza di doni e di virtù da renderlo una sorta di unicum, come testimonia l’impressionante reazione di massa alla sua morte. Tra tante qualità di Karol Wojtyla, la cultura –pur ben presente– non era che un aspetto tra i molti di una personalità straordinariamente poliedrica. In Ratzinger, invece, l’istinto popolare sente prevalere il “professore“. Le folle che accorrono a ogni sua uscita pubblica sembrano composte da gente venuta non per emozionarsi ma per imparare, quasi per assistere alla lezione di un docente sapiente e al contempo generoso, che sminuzza la sua scienza a chi non ne ha altrettanta . Questo è un papa ascoltando il quale alcuni prendono appunti su un taccuino, per riflettere poi con comodo su quelle parole così dense. Sorpresi, lo abbiamo constatato di persona.

Al di là di queste reazioni di credenti, pur significative, ciò che viene da quest’uomo è il pensiero di un pontefice che arriva da una cattedra di un’università di Stato, per giunta di un Paese come la Germania dove la sacralità della Kultur rende implacabile il sistema di selezione accademica . In lui, la ricerca teologica si è sempre intrecciata a una conoscenza di prima mano del mondo intellettuale laico. Nulla, in papa Ratzinger, viene dal cedimento al genere dell’invettiva , rancorosa quanto disinformata, verso i “peccati del mondo“ e i “rischi dell’incredulità”. Nulla, in lui, sa di retorica clericale. Sa quel che dice, e lo argomenta, questo leader di una Chiesa che sembra divenuta il maggior baluardo della ragione. Che, alla fine, si concordi o no, i suoi avvertimenti vanno esaminati con attenzione. Una certa sufficienza, laicista più che laica, certi <<lasciamo che dica, fa il suo mestiere da papa>>, non respingono un’occasione preziosa di confronto con quelle che non sono prediche emotive ma analisi motivate?

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