Il cineforum di Gibson nel convento di suor Lucia

11 febbraio 2005 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Lo si è saputo solo grazie all’indiscrezione di un piccolo giornale della provincia portoghese. Mel Gibson aveva fatto di tutto perchè la cosa restasse segreta e per non essere così sospettato di pubblicità indebita. Ma la sua notorietà è ormai troppo grande per passare inosservato. Così, la notizia è trapelata: la novantaseienne Lucia dos Santos (in religione suor Maria Dolores) e le sue consorelle Carmelitane del monastero di Coimbra, in Portogallo,hanno voluto iniziare gli esercizi spirituali con la proiezione di The Passion, una cui copia in Dvd è stata portata personalmente dall’attore–regista e dalla moglie, Robin Moore. Assieme al film, Gibson recava un assegno di molte decine di migliaia di dollari, per aiutare i monasteri di clausura nel mondo, ridotti spesso a un’indigenza che confina con la miseria.

La visita e l’insolita proiezione (Gibson stesso aveva con sé uno schermo portatile) non sono state facili e per realizzarle è stata necessaria una lunga trafila di autorizzazioni. In effetti, la clausura dell’ultima veggente vivente di Fatima è protetta rigorosamente, anche per volontà della religiosa che desidera vivere nel nascondimento e nella contemplazione, al riparo dalla curiosità spesso morbosa da cui è circondata da decenni. Per incontrarla (naturalmente solo dietro la doppia grata del parlatorio del monastero) non basta il permesso della Superiora della comunità e neanche quello del vescovo locale, ma occorre un nulla osta del cardinal Joseph Ratzinger, Prefetto dell’ex-Sant’Uffizio. E’ lo stesso porporato che ha steso il commento teologico quando il Papa decise finalmente di rendere pubblico il celeberrimo Terzo Segreto, quarant’anni dopo la data che suor Lucia stessa aveva indicata per suggerimento (disse) dall’Alto.

Le difficoltà , comunque, sono state superate anche per il desiderio esplicito della veggente che era rimasta impressionata dal fatto che Giovanni Paolo II stesso (con cui ha un rapporto affettuoso e dal quale, si dice, è talvolta consultata) aveva voluto visionare una copia ancora incompleta di The Passion, commentando, alla fine: “E’ andata proprio così”. Mel Gibson, come si sa, è un cattolico militante per la difesa della Tradizione e dell’ortodossia, appoggia il movimento (singolarmente forte e vasto negli Stati Uniti) per il ritorno alla messa in latino, secondo la liturgia detta di San Pio V, ed è un frequentatore devoto di pellegrinaggi ai santuari mariani. Così, si è saputo che questa non è stata la sua prima visita a Coimbra : già nel 2003, nel pieno della lavorazione del film, si era presentato al monastero in compagnia di Jim Caviezel, l’attore –di origine ebraica– chiamato al compito arduo di interpretare il Gesù sofferente. Un ruolo, disse, la cui responsabilità lo spaventava e per il quale, quindi, desiderava aiuto spirituale. Lo stesso timore reverenziale impedì a Gibson di assegnarsi nel film una parte, per quanto piccola, e volle solo che la camera inquadrasse le sue mani che configgevano il primo chiodo nel palmo di Gesù . Intese anche così ribadire la sua fede nel valore redentivo di quella Passione.

Gibson e Caviezel quella volta, per mancanza di autorizzazioni, non avevano potuto vedere suor Lucia ma avevano pregato la Superiora, madre Celina, di chiederle speciali orazioni per il buon esito di un lavoro che voleva essere esplicitamente opera di apostolato. Un progetto così provocatoriamente “cattolico“ e giudicato tanto anacronistico, anche per la scelta di far parlare gli attori in latino ed aramaico, che le maggiori agenzie sia americane che europee si rifiutarono di distribuirlo. Salvo poi ricredersi rapidamente, quando nella prima settimana, e nelle poche sale disponibili , The Passion recuperò i 25 milioni di dollari della produzione e cominciò una scalata impressionante che lo ha portato ormai ad un incasso dieci volte superiore all’investimento. Nel frattempo, si sono spente le polemiche per il temuto carattere antisemita di una pellicola la cui visione ha traumatizzato molti ma ha anche tranquillizzato altri. Il successo continua ora in cassetta e in dvd: sono ormai poche, nel mondo, le parrocchie cattoliche (molte anche quelle protestanti) che non dispongano di una copia per la formazione e l’evangelizzazione, e sono sorte organizzazioni per la diffusione militante.

E’ significativo che le austere claustrali del monastero di Coimbra abbiano volto aprire i loro esercizi spirituali con questa proiezione, commentata dallo stesso regista nel più insolito dei cineforum: da dietro la grata, Gibson seguiva il film sullo schermo montato nel parlatorio delle monache, con suor Lucia seduta sulla sedia speciale cui la costringe l’artrosi. Non si conoscono i commenti della religiosa, ormai quasi centenaria. Se ce ne sono stati, devono essere stati i più preziosi per l’artista, ben consapevole che le apparizioni di Fatima sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesa, che gli altri due veggenti sono già stati beatificati, che Giovanni Paolo II stesso ha legato la sua sorte ai “segreti“ di questa apparizione. E che, dunque, Lucia dos Santos è (almeno per i cattolici come Gibson) la sola persona al mondo che ha visto con i suoi occhi, e per più volte, quella Madonna che egli ha tentato di rappresentare sullo schermo.

© Corriere della Sera

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