TIMONE – Marzo 2009

Ecologismo e dintorni 

Scrivo mentre fuori piove, a dirotto e fa molto freddo. E normale, siamo in quel febbraio su cui mia madre mi ricordava spesso un antico adagio modenese che dice: «Febrarot curt curt, l’è pés che un turc». Peggio di un turco, dunque, questo corto, secondo mese dell’anno. Normale, sì, il maltempo in questa stagione; ma al contempo fuori dalla norma questo inverno, per quantità di pioggia e di neve e per una stretta del gelo che non mollano, senza dare una tregua, da oltre tre mesi.

Pare che, stando alle statistiche, una simile quantità di precipitazioni non si verificasse da un paio di secoli e che da quasi altrettanto le temperature non fossero così rigide, con tale costanza. Trovo un po’ di consolazione per il maltempo pensando alla delusione dei talebani dell’ambientalismo, ai catastrofisti verdi che avevano previsto “un inverno tropicale”, una mancanza di piogge tali da annunciare la “desertificazione” di tutte le terre emerse, a cominciare dalla inquinata Europa. Insomma, i disastri annunciati del GW, il Global Warming, il Riscaldamento Globale, del Cambio Climatico, del Forno a Microonde in cui si starebbe trasformando la Terra. È successo esattamente il contrario. Ma ho forse torto a pensare a una delusione di quei militanti: l’ecologismo, come ogni “ismo”, è una ideologia, dunque è impermeabile alle smentite. Se la realtà non conferma lo schema, tanto peggio non per lo schema, bensì per la realtà. È il dogmatismo disastroso della modernità che inizia da subito, dalla Rivoluzione Francese: se i sacri principi giacobini calati nella pratica non funzionavano, se anzi si rivelavano fonte non di salvezza ma di disastri immani, la colpa non era, non poteva essere dello schema teorico. La colpa era dei sabotatori all’interno, che andavano sterminati con il benemerito rasoir nationat, la ghigliottina, e dei nemici esterni, da sterminare con la guerra. In ogni caso, che nessuno si permettesse di avanzare dubbi sulla bontà delle prospettive e del progetto con cui attuarle!

Così, messo davanti alla smentita dei fatti (il gelo invece della canicola), invece di riflettere e tacere, l’ideologismo ecologista è passato al contrattacco, ridicolizzando noi semplici che, per avere notizie del tempo, guardiamo fuori dalla finestra. Che importa se fuori c’è neve o sole? I loro “esperti” – le virgolette prudenziali sembrano doverose – hanno provato che il clima si sta surriscaldando, che non si confonda il tempo atmosferico giorno per giorno, stagione per stagione, con il cambio climatico! Così inveiva un guru dell’ambiente nell’editoriale su un grande giornale.

Peccato per lui che un docente universitario ha replicato elencando, con fonti e date, le innumerevoli volte che quel signore e i suoi confratelli verdi – si è comportato esattamente come quelli di cui ora si beffa. Partiva, cioè, da una giornata tiepida in inverno o dallo spuntare anticipato delle viole su qualche prato esposto al sole, per diagnosticare un cambio epocale, per annunciare il globo sulla strada del mitico surriscaldamento.

 

 

*****

 

Ma qui, oggi, ci interessava soprattutto qualcosa che, in qualche modo, riguarda tutti i cattolici: parliamo della Radio Vaticana, che ha per missione (non sta a noi stabilire se e in quale modo davvero attuata) di diffondere in tutto il mondo la voce del Papa e il suo insegnamento. È proprio di quella Radio che vogliamo parlare, visto che anche di recente ci è capitato di vedere ripetuto sui media un ormai vecchio slogan: la Chiesa dice di volere difendere la vita, mentre in realtà la insidia, avvelenando innocenti cittadini, e i loro bambini, con le emissioni nocive dei suoi strapotenti impianti radiofonici. Ricordiamo addirittura cartelli sventolati da devoti dell’ecologismo con la scritta “Vaticano = cancro”. Parlarne non è un aneddoto curioso, ma significa affrontare un problema reale: in effetti, in questa vicenda, all’ideologismo dei Verdi si è unito l’anticlericalismo dei radicali che hanno dato volentieri manforte per mero odio antiecclesiale.

Vediamo, dunque: con una legge del 1952, sono stati concessi dal Governo italiano allo Stato della Città del Vaticano, con il privilegio della extra-territorialità, tre chilometri quadrati a Nord di Roma, nella località detta Santa Maria in Galeria. Su quel terreno sono state elevate le antenne che permettono di diffondere i programmi in tutto il mondo. Quando gli impianti furono costruiti, tutto il terreno circostante era deserto per chilometri, come avveniva spesso nella campagna romana, malarica per secoli e dunque disabitata.

Ma, con gli anni, la zona si coprì di costruzioni, molte delle quali abusive. È da quegli abitanti – sobillati, va pur detto, da comitati ad hoc creati dai Verdi e aiutati dai radicali di Pannella – che parte l’attacco contro la Radio Vaticana. Siamo alle solite, dunque: conosco io stesso casi di persone che, in piena consapevolezza, si sono costruita la casa, o l’hanno comprata, proprio a ridosso della autostrada Milano-Trieste, la sempre ingorgata A4, quella che meglio conosco. Dopo l’acquisto, quei signori hanno fondato comitati, sono sfilati in corteo con cartelli sdegnati, chiedendo draconiani provvedimenti contro il rumore e l’inquinamento provocati da quell’arteria, giungendo sino a proporne l’interramento. A spese, ovviamente, non solo della società autostradale ma, in generale, del solito “Governo”, dunque nostre.

 

 

*****

 

 

Per tornare a Santa Maria in Galeria: i nuovi arrivati, una volta sistematisi (in modo spesso abusivo, come dicevo) proprio a ridosso delle altissime antenne, hanno cominciato a denunciare e a inveire contro “il Vaticano”, che attentava alla salute loro e dei loro bimbi adorati. La Radio era accusata, infatti, di diffondere “elettrosmog”. Il nome, va detto, è ben scelto, è a suo modo suggestivo, ma pare proprio che abbia un difetto: indicare un fantasma inesistente. Sentiamo, ad esempio, quanto dice il professor Franco Battaglia, un esperto noto e stimato, specialista in “bufale” ambientaliste: «Diciamolo forte e chiaro: l’elettrosmog non esiste.

Fu inventato dai Verdi per il solito fanatismo ambientalista e forse, per alcuni, per mettere le mani sulla miliardaria torta dell’interramento delle linee dell’energia elettrica. Una torta di oltre 30 miliardi di euro e non confezionabile senza l’invenzione dell’elettrosmog che consisterebbe in questo: i campi elettromagnetici fanno venire il cancro.

Naturalmente, è una certezza del tutto indifferente al parere degli oncologi, secondo i quali non è vero o, almeno, non è affatto sicuro».

Nella categoria, inventata, si fecero rientrare anche le antenne, quelle dei telefoni cellulari e quelle radio, anche qui, inutili le prese di posizione degli esperti veri e delle stesse commissioni della Unione Europea, pur sempre conformista e rispettosa dell”’ecologicamente corretto”. Per attaccare la Radio Vaticana, gli agit-prop degli ambientalisti suggerirono agli abitanti dei dintorni (confortati, tra l’altro, dalla promessa di ottenere buone sommette come risarcimenti) di andare in cerca di casi di leucemia infantile, denunciando che questi erano stati provocati dai cattivi “preti”. I quali, in realtà, si attenevano alle prescrizioni dell’Istituto internazionale, lo Icnirp, che in base al cosiddetto “principio di precauzione” stabilisce i limiti delle emissioni. Limiti che, come constatò una Commissione del ministero italiano della Sanità, non erano superati a Ponte Galeria.

Allora, approfittando di un periodo in cui, essendo nella maggioranza, i Verdi ricattavano il governo che dipendeva dai loro pur pochi seggi, fecero approvare una legge «unica al mondo e frutto del peggior analfabetismo scientifico e giuridico», come scrive il professor Battaglia, legge che pose al campo elettrico dei limiti restrittivi sino al ridicolo. Grazie a questa legge ad hoc, si stabilì che – anche se di rado – le antenne vaticane superavano quei limiti. Si fece appello, così, alla Regione Lazio la quale nominò la sua, di Commissione, che stabili che, nel raggio di dieci chilometri dalle antenne, la situazione era questa: negli ultimi anni, 1 caso di leucemia infantile nei primi 2 chilometri; 2 nei successivi 2 chilometri; 5 in altri 2 chilometri; nessuno tra il sesto e il decimo chilometro. Tali dati erano deludenti per i corvi: in effetti, erano del tutto omogenei alle altre zone del Lazio e non presentavano una maggiore frequenza. Anzi, erano al di sotto della media, visto che nessun caso si era verificato nel raggio degli ultimi quattro chilometri. Assoluzione, dunque, per la Radio Vaticana la quale, peraltro, per calmare gli animi, aveva adottato alcune misure che abbassarono i limiti al di sotto della pur punitiva legge italiana.

Ma, come ricordavamo, la realtà non interessa affatto all’ideologo e dunque i Verdi approfittarono del fatto che era divenuto ministro della Sanità un illustre cancerologo, Umberto Veronesi salutista, vegetariano, liberai, con precise simpatie ecologiche – e ottennero da lui una nuova Commissione, questa volta internazionale, dopo quella regionale e quella nazionale. Gli illustri esperti, convocati da varie nazioni, indagarono e presentarono un rapporto che così, tra l’altro, concludeva: «I dati da noi raccolti non confermano un’associazione tra gli impianti radio e le leucemie infantili. Anzi, non v’è alcuna base biologica né consistenza epidemiologica su una eventuale relazione tra esposizione a radiofrequenze e rischio tumori». La stessa Commissione denunciava il fatto che gli ambientalisti erano partiti dal presupposto del cancro ed erano andati dopo alla ricerca di prove.

Tutto sembrava a posto, ma il fanatismo (in questo caso anche anti-cattolico, come dicevamo) non sa mai rassegnarsi. In effetti, gli amici di Pecoraro Scanio e quelli di Pannella riuscirono ancora ad ottenere che la Corte Suprema di Cassazione annullasse i processi precedenti e si ripartisse ex novo con un nuovo provvedimento, dove il reato addebitato ai responsabili della Radio era fantasioso, non essendosi trovato di meglio. Si trattava, in effetti, del «getto pericoloso di cose», previsto dall’articolo 674 del Codice Penale.

E qui terminiamo la nostra ricostruzione: pur sapendo che la persecuzione continua, non abbiamo più voglia di seguirne tutte le evoluzioni. Basti aggiungere un altro particolare, in genere ignorato: per qualche tempo la Radio Vaticana poté diffondere le sue trasmissioni soltanto servendosi delle antenne di Radio Montecarlo. Su questo, nessun ambientalista ebbe da dire, evidentemente le eventuali leucemie dei bambini monegaschi erano del tutto irrilevanti rispetto a quelle romane. Finiamo qui, dunque, visto che quanto detto basta ed avanza per descrivere un caso davvero esemplare dove, accanto a quella dei radicali, si manifesta l’avversione al cristianesimo di molto dell’ecologismo che è, sostanzialmente, un ritorno al paganesimo, all’adorazione degli elementi naturali, la terra, l’aria, l’acqua.

 

 

*****

 

 

Sempre a proposito di verdismo: come si sa, tra le sue “epiche” battaglie ci fu quella contro il MOSE, acronimo che indica il gigantesco sistema di barriere mobili da utilizzare per difendere Venezia dall’alta marea che ne mette a rischio l’esistenza stessa.

A quel che pare, la scomparsa della straordinaria città e il suo sprofondamento nelle acque non dispiacerebbe a molti ambientalisti. In effetti, alcuni di loro hanno dichiarato che la costruzione di Venezia ha comportato la distruzione della grande “zona umida” costituita dalla Laguna. Dunque, meglio, molto meglio i canneti, il fango, le zanzare piuttosto che gli straordinari capolavori della Serenissima. Insomma, un ennesimo crimine del solo mammifero dannoso per l’ambiente, stando a una definizione di uomo corrente in quegli ambienti.

Per il MOSE, dunque, «lotta dura senza paura», come diceva lo slogan scandito minacciosamente dai picchiatori di Lotta Continua. Un riferimento che non faccio a caso, visto che proprio dai movimenti extraparlamentari del Sessantotto e dintorni sono venuti molti dei leader e dei militanti dell’ecologismo. Il Grande Capo stesso dell’organizzazione che uccise Luigi Calabresi (come ha stabilito una sentenza definitiva), Adriano Sofri, prima di essere arrestato viveva da ambientalista da manuale, nella sua casa toscana tra piante, animali e fiorellini. Ebbene: oggi, quel sistema di dighe è ancora in costruzione ma ora l’atteggiamento verde si è improvvisamente capovolto. Guai a chi glielo tocca!

È successo infatti l’imprevisto per gente che pur dovrebbe essere specialista dei processi naturali. Vediamo che ne dice una rivista specializzata: «Un pezzo di Caraibi in Adriatico? Le scogliere artificiali già costruite per il MOSE, fonte di violente contestazioni, sono a sorpresa divenute in meno di tre anni un meraviglioso mondo sommerso. Come le barriere coralline, pullulano di vita, ospitano alghe rigogliose, spugne, stelle marine, meduse, anemoni di mare, pesci di ogni tipo».

Adesso, i nemici di prima si vantano, quasi fossero essi i benemeriti suggeritori, osservando che l’Adriatico, dai fondali e dalle spiagge piatti, non costituiva un buon habitat per la vita marina, habitat che è stato ora fornito delle scogliere artificiali del già odiato MOSE. Non è che la conferma di una sorta di legge basata sull’esperienza: nella pratica, si verifica sempre il contrario di quanto previsto dagli ideologi.

 

 

*****

 

 

Per finire con un accenno ad altri “buonisti”, ad altri “benemeriti dell’umanità”. Anche in ambienti cattolici c’è spesso simpatia per l’Unicef, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’infanzia. Ebbene, quei credenti che danno un aiuto pensando di fare cosa buona non dimentichino che non a caso da oltre dieci anni il Vaticano si rifiuta di contribuire finanziariamente all’organizzazione. Negli Stati Uniti, la maggior associazione di genitori cattolici ha lanciato una campagna di boicottaggio, raccomandando ai suoi membri di non versare un solo cent. E questo non solo perché (come sempre succede con queste istituzioni internazionali) buona parte dei fondi non vanno ai bambini ma ai funzionari, abituati a una vita di lusso, di privilegi e di sprechi. Il fatto è che quanto resta viene usato in progetti per propagandare i “diritti” dei bambini, secondo la tipica deformazione – anche qui – ideologica. Come ha scritto Lancet, la rivista inglese di medicina tra le più autorevoli del mondo, «l’ossessione per i diritti del fanciullo ignora che quel fanciullo non ha alcuna possibilità di essere rispettato se intanto non sopravvive. AI posto di farmaci e di medici, l’Unicef gli fornisce degli opuscoli di propaganda politicamente corretta».

Ma ciò che soprattutto ha provocato il ritiro della Santa Sede è che questa organizzazione dell’Onu è diventata forse il maggior promotore, a livello mondiale, della contraccezione e dell’aborto. Con i pochi soldi scampati alle spese dei funzionari e alla propaganda dei diritti, si finanziano campagne abortiste come forma di controllo demografico.

Insomma, ci siamo capiti: se proprio volete dare una mano ai bambini, uno di modi peggiori è consegnare i vostri soldi all’Unicef.