TIMONE – Maggio 2008

Apologia di Lourdes/2

«Colligite fragmenta, ne pereant», raccogliete i frammenti, perchè non vadano perduti. Questo, lo sappiamo, l’ordine di Gesù ai discepoli, nel vangelo di Giovanni. È quanto cerchiamo di fare con queste nostre riflessioni, raccogliendo, i “frammenti”, le tessere di un mosaico che ci dia un quadro quanto possibile completo della verità di ciò che è avvenuto nel dipartimento delle Hautes Pyrenées tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858. Mi è sempre sembrato che ci sia un’analogia diretta tra il mistero generale di Lourdes e quanto avvenuto il 25 febbraio, alla nona apparizione, durante la quale la Signora ancora senza un nome guidò Bernadette alla scoperta della fonte. Questa già c’era ma era coperta, sconosciuta, occorreva scavare con le mani nel terreno per scoprirla, per vedere e utilizzare le sue acque. Anche noi siano chiamati a “grattare” il suolo della Grotta per portarne alla luce tutta la verità, già presente ma celata. Come al solito, il Deus absconditus, il Dio che ama rivelarsi e insieme celarsi ci parla attraverso tracce, indizi, segnali che vanno scoperti e decifrati.

Per far questo, non esiteremo a portare alla luce anche quelle che possono sembrare coincidenze”, ma che sembrano far parte davvero di un tessuto discreto dove i molti fili compongono un insieme. Prendiamo, ad esempio, il due marzo, giorno della tredicesima apparizione, quella che è all’origine della trasformazione della Grotta nel maggior santuario del mondo. In effetti, Aquerò dice alla piccola messaggera – alla quale, per un rispetto su cui c’è da meditare, parIa nella lingua materna, il dialetto bigourdan e alla quale dà del “voi” – dice, dunque: «Andate a dire ai preti che costruiscano qui una cappella e che qui si venga in processione».

I “preti”, a Lourdes, hanno un nome e un volto, quello aggrondato, da burbero benefico, del parroco, don Dominique Peyramale, colui che – dopo le doverose diffidenze iniziali – fu, secondo le parole di Henry Lasserre, «lo strumento dei disegni di Maria, il lavoratore ardente e infaticabile della sua glorificazione, il costruttore del suo primo tempio». In una lettera dal convento di Nevers a un familiare, Bernadette scriverà: «Ricordatemi a don Peyramale, ditegli che tutti i giorni penso a lui e prego per lui e chiedetegli la sua benedizione». Abbiamo la risposta, sempre per interposta persona, del buon parroco: «Dite a su or Marie Bernard che è sempre la mia bambina e che la benedico». All’annuncio della morte, due anni prima della sua, la futura santa, pur sempre riservata e attenta a frenare in pubblico le sue emozioni, scoppiò in lacrime e disse, certamente riandando alle parole della Signora sulla costruzione della cappella: «Ha compiuto l’opera che io non potevo fare». L’abbé Dominique ha dunque parte importante nella strategia celeste e il credente non sarà sorpreso di vedere la sua vita strettamente intrecciata con quella della sua piccola parrocchiana. A 44 anni, don Peyramale era un oscuro cappellano del piccolo ospedale di Tarbes e nessuno si aspettava che fosse scelto dal vescovo a capo della importante parrocchia di Lourdes. Ebbene, la nomina gli fu comunicata il 9 dicembre del 1854 ma era stata firmata il giorno prima, dunque 1’8 dicembre. Esattamente in quel giorno, a Roma, Pio IX proclamava solennissimamente il dogma della Immacolata Concezione. Dunque, colui che, per primo, nella canonica della sua parrocchia, sentì dalla veggente il nome che la Signora si attribuiva (Que soy era Imaculada Concepsiù), in quella canonica era stato inviato proprio in assoluta contemporaneità con la proclamazione, dopo tanti secoli di devozione ma anche di dispute, di quella verità di fede. Ma c’è di più: la sua morte quasi improvvisa, nel 1877, avvenne – naturalmente! – in un giorno mariano, mentre la sua parrocchia festeggiava la ricorrenza dell’8 settembre, natività di Maria.

L’abbé era nato nel 1811 ed era stato battezzato il 9 gennaio. Il 9 gennaio del 1844 sarà battezzata Bernadette. Anche qui, una contemporaneità singolare con quella che sarà la sua figlia spirituale, confermata dal fatto che, dei suoi 66 anni, 33 li visse prima della nascita della veggente e 33 dopo la sua nascita. Tanto che il Lasserre – il primo storico di Lourdes, attento anch’egli a queste “coincidenze” – ha potuto scrivere: «Impressiona constatare come la nascita di Bernadette, che diede significato universale alla sua missione sacerdotale, sia stata esattamente il centro della sua vita.

C’è un prima e un dopo di identica estensione temporale».

Ma, se volessimo continuare, come non ricordare che la mamma della futura santa, Louise Castérot in Soubirous, morì nel 1866, a 41 anni, non solo nel fatale otto dicembre ma nell’ora stessa in cui si cantavano per la prima volta i vespri della Immacolata nella cripta, la prima “cappella” costruita per obbedire al desiderio di Maria? Suor MarieBernard stessa, nel suo lontano convento di Nevers, rilevò la data significativa e se ne rallegrò, pur tra le lacrime, dicendo a una consorella: «È la conferma che è andata in paradiso!».

Ma, a proposito di morti significative.

Osservavamo come Lourdes sia profondamente “ecclesiale”, giungendo sino a confermare un dogma proclamato da un Papa, dopo una sorta di “concilio epistolare” per sondare l’episcopato. È un’apparizione in cui Maria approva esplicitamente il culto, non solo liturgico ma anche popolare, che le è attribuito nella Chiesa cattolica: il rosario, le processioni, gli scapolari, le medagliette, le statue. Bernadette, per l’appunto, ha addosso l’esemplare più piccolo ed economico, in stagno, della Medaglia miracolosa e porta lo scapolare carmelitano. Due “segni” mariani che Maria stessa mostra di apprezzare, non chiedendo di certo alla piccola che li tolga. Quanto al rosario, abbiamo visto che è lei stessa ad averne uno in mano e a incoraggiare la sua piccola interlocutrice a recitarlo. Inserendosi, poi, nel calendario liturgico (come vedremo), dunque rispettando l’organizzazione ecclesiale del tempo, la Vergine richiama anche all’eucaristia, al culto dei santi, alle pratiche di pietà e di penitenza. Importante, poi, il riconoscimento della “comunione dei santi”, con l’esortazione a pregare per la conversione dei peccatori. Insomma, approva e benedice tutto ciò che apparteneva alla dimensione sia teologica che pastorale della Tradizione cattolica e che era in onore in modo particolare proprio nella invisa e diffamata Chiesa di Pio IX, considerata una sorta di relitto del passato non solo dagli increduli e dai protestanti ma anche dai cattolici, o presunti tali, che si dicevano “liberali” e che invocavano – allora come oggi una fede “adulta”. E, invece, il Cielo approva, in modo sia implicito che esplicito, la fede così come è proposta da Roma, dai dogmi alle devozioni. Non si dimentichi, fra l’altro, che Maria induce la sua misera “portavoce” a scegliere la vita religiosa in una di quelle congregazioni dalla regola così rigida e minuziosa, che tutto regolamentava, da provocare l’ironia se non lo scandalo tra tanti cattolici dopo il Vaticano Il. Bernadette divenne Marie-Bernard, una di quelle suore ottocentesche cui si guarda oggi con una sorta di compassione, quasi fossero donne frustrate e soffocate, prigioniere di una prospettiva teologica e pastorale anacronistica. Qualcuno le chiamava, ironicamente, “le teste fasciate”. E invece, la piccola ripeté sempre, sin dalla fine delle apparizioni, che la Signora le aveva ispirato di farsi religiosa, anche se non le aveva detto in quale ordine. C’è da pensarci, nell’aggiornamento che è talvolta diventato sbaraccamento della vita consacrata e nel quale si sono esercitati con fervore tanti frati, monaci, suore. Non escluse quelle stesse di Nevers, le attuali consorelle superstiti di santa Bernadette. Le vecchie Regole erano da rivedere alla luce dei tempi nuovi ma non erano certo da rifiutare in blocco, quasi a priori, se sotto di esse la Madonna stessa aveva voluto mettere la ragazzina della cui sorte eterna di era fatta garante: «felice nell’altra vita».

***

 

Ma in questa linea di fedeltà alla tradizione cattolica e di obbedienza al Papa “senza se e senza ma”, è anche il destino di mons. Bertrand Sévère Laurence, il vescovo di Tarbes che, nel 1862, aveva firmato il celebre Mandement con cui riconosceva che Bernadette aveva detto il vero e, quindi, autorizzava il culto di Notre Dame de Lourdes.

Nonostante avesse ormai raggiunto gli ottant’anni, il vescovo non avrebbe esitato a rispondere alla chiamata di Pio IX per il Concilio che sarebbe stato chiamato Vaticano I. Pastore severo (come il suo nome stesso diceva) ed esemplare, rigido e al contempo pronto alla comprensione e al perdono, mons. Laurence era sempre stato “ultramontano”: avverso, cioè, al gallicanesimo ancora vivo in Francia e fautore di una piena consonanza con Roma.

Sentiva, dunque, come un sacro dovere l’affrontare le fatiche e le sofferenze di un lungo viaggio, malgrado i malanni dell’età, soprattutto una dolorosa gotta, per partecipare a un Concilio dove si sarebbe approvato il dogma della infallibilità del Pontefice, quando esprime ex cathedra una verità di fede.

Giunse a Roma estenuato ma lavorò più che poté, a servizio di quella Chiesa che amava. Quando la malattia mortale lo colse non era ancora cominciato il dibattito sulla infallibilità ma dal suo letto di agonizzante volle parteciparvi egualmente, in anticipo, firmando una petizione perché si arrivasse senza indugi al nuovo dogma. Tra le sue ultime parole ci furono queste: «La credenza nell’infallibilità dottrinale di San Pietro e dei suoi successori è stata la fede di tutta la mia vita. Ho la consolazione di morire intravedendo il traguardo cui il Concilio giungerà di certo». Morto a Roma, dunque, con le sue ultime attenzioni rivolte al Vescovo di Roma.

Ricordavo, poco fa, quell’esortazione mariana: «Andate a dire ai preti…».

Tra questi c’era, sì, il parroco. Ma, al di sopra di lui, c’era un vescovo, la cui opposizione avrebbe potuto soffocare nella culla il culto nascente. Interessante quanto nota, qui, René Laurentin: «La Vergine, con quell’invito a rivolgersi al clero, mette la fondazione e la direzione del pellegrinaggio al sacerdozio gerarchico, ricorda insomma l’indispensabile obbedienza all’autorità della Chiesa». Dunque, ancora una volta Lourdes è un richiamo preciso e fermo all’ortodossia cattolica.

Comunque, come dicevo, ci si poteva imbattere nel vescovo inadeguato. E, invece, si trovò l’uomo che occorreva: prudente, attento, rispettoso delle regole ma, quando necessario, aperto al mistero e pronto, una volta convinto, a mettere al suo servizio tutto se stesso. Un diplomatico, anche, un moderato prudente, un uomo di umiltà ma pure di potere, attento a non scontrarsi con le autorità civili di quel Secondo Impero che in quel momento attraversava la sua fase più “cattolica”. Ma erano preziose anche simili qualità, nel vescovo di Tarbes, visto che il governo avrebbe potuto vietare la costruzione del nuovo santuario e avrebbe potuto persino impedire il nuovo culto, come già aveva fatto facendo chiudere la grotta da una palizzata sorvegliata dalle guardie e facendo processare alcune devote accusate di turbare la pace pubblica. Insomma, la “strategia” della Signora aveva disposto al meglio le sue pedine, anche scegliendo un pre-sule che non era soltanto un uomo di fede e un grande organizzatore (furono enormi le difficoltà tecniche per erigere non una cappella, bensì una grande basilica in un luogo roccioso e dirupato, per giunta assediato dalle acque)  ma anche un fedelissimo del Papa in generale e in particolare di quello che aveva proclamato il dogma della Immacolata Concezione.

Dicevamo dei problemi per costruire la “cappella” in un posto come quello in cui Maria stessa la voleva. Problemi tecnici ma anche finanziari: prima ancora di cominciare la costruzione della chiesa bisognava deviare un fiume, coprire due canali, espropriare e demolire alcuni mulini, spianare uno spuntone di durissima roccia a colpi di esplosivo, canalizzare la sorgente indicata dalla Vergine stessa, comprare un terreno enorme per isolare il luogo di culto, costruire ponti e strade. I magri bilanci della piccola, secondaria diocesi di Tarbes, uscita spogliata dalla Rivoluzione e poi da Napoleone, popolata da poveri contadini e montanari, non bastavano neanche a coprire una minima parte delle sole spese iniziali. Pertanto, monsignor Laurence, vincendo la discrezione e il riserbo che lo contrassegnavano, decise di rivolgersi alla generosità e alla carità di tutto il mondo cattolico. Ho qui davanti la copia di quel Mandement del 1862 che affermava, dopo avere esposto per molte pagine i motivi della decisione: «Noi giudichiamo che l’Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernadette Soubirous l’ 11 febbraio 1858 e giorni seguenti nella grotta detta di Massabielle, presso la città di Lourdes; e che questa apparizione riveste tutti i caratteri della verità e i fedeli sono fondati nel crederla certa». Notiamo, en passant, che la data che precede la firma di monsignor Laurence è quella del 18 febbraio 1862 che è come si specifica -la «festa della Cattedra di San Pietro a Roma». Ancora una volta, il legame con i Papi!

Ma ciò che soprattutto volevamo segnalare è che la seconda parte di questa sorta di documento fondante del culto e del pellegrinaggio è dedicata quasi interamente ad un appello al soccorso non soltanto con la preghiera ma anche con il denaro. Si tratta, ricorda il Vescovo, di rispondere a una richiesta del Cielo stesso, dunque ci si rivolge, testualmente, «a tutte le persone pie di tutti i Paesi». Vengono date persino indicazioni pratiche molto precise per la consegna delle offerte, si promettono diplomi di Fondateur du Sanctuaire de Notre Dame de Lourdes a coloro che verseranno almeno 500 franchi di tasca propria o che riusciranno a raccogliere tale cifra (allora davvero ingente) tra parenti ed amici. Venti franchi bastano per avere diritto al titolo di Bienfaiteur principal.

Per tutti coloro che doneranno, molto o poco che sia, sono assicurate messe e preghiere periodiche, una Commissione è istituita per sorvegliare la raccolta e l’impiego dei fondi, si sollecita l’istituzione, nelle singole diocesi, di comitati di propagandisti per la raccolta delle offerte. Ben lungi dallo scandalizzarci, questa attenzione concreta, pragmatica, al denaro indispensabile per l’opera ci emoziona, in qualche modo ci commuove. È un vecchio pastore ben conscio della sua dignità che non esita a tendere la mano, chiedendo l’elemosina, per esaudire una missione affidata a lui («andate a dire ai preti…») direttamente dal Cielo. Ed è anche una conferma della “cattolicità”, anche nel senso etimologico, di Lourdes: un luogo sacro edificato non, come tanti altri santuari, solo da una comunità locale ma dai fedeli del mondo intero, dai figli della Chiesa tutta che onorano così la Madre comune. Sin dai suoi inizi, la Grotta mostrava il suo carattere di universalità, di luogo dove si sarebbe realizzato il preannuncio del Magnificat: «Ed ecco, tutte le genti mi chiameranno beata». In effetti «tutte le genti» contribuiranno e, da allora, faranno affluire verso quel luogo tutto il denaro necessario perché la Signora sia onorata.

Ma il carattere pienamente “ecclesiale” di Lourdes sembra confermato anche da un episodio singolare: Bernadette fu proclamata santa perché la sua intercessione ottenne la guarigione istantanea non di un fedele qualunque, ma addirittura di un prestigioso arcivescovo missionario. Era, costui, monsignor Alexis Lemaitre, vescovo di Cartagine e originario di Nevers. Nel suo apostolato in Africa, aveva contratto una grave infezione da ameba che lo aveva ridotto a tal punto da dovere lasciare la missione e rientrare in Francia. Subito dopo la proclamazione a beata di Bernadette, nell’estate del 1925, si decise la traslazione della sua salma – intatta – dalla cappella nel giardino, dove aveva riposato sino ad allora, al coro della grande chiesa delle Suore di Nevers, dove la veggente aveva passato i suoi anni da religiosa. Ora che era giunto il decreto di beatificazione, si poteva iniziare quel culto pubblico sino ad allora impedito. Per la traslazione era prevista una solenne liturgia ed era stata costruita famosi artigiani la grande cassa di vetro e metalli preziosi in cui ancora oggi i pellegrini possono contemplare piccolo corpo di colei cui fu promesso dalla Madonna stessa un’eternità felice. Malgrado la grave malattia, mons, Lemaitre decise di essere presente i quel giorno di gran festa per la su Nevers e dunque, assistito da due infermieri, si mise in treno da Parigi dove ormai risiedeva, trascinando i suoi giorni in una inattività penosissima per una persona che era stata dinamica ed operosa. I maggiori specialisti di affezioni tropicali avevano escluso ogni possibilità di guarigione, dopo avere tentato ogni rimedio. Nel momento i cui la cassa della beata passava davanti alla sedia dove era accasciato, l’arcivescovo – che pregava fervorosamente quella sua concittadina d’acquisto – fu istantaneamente guarito.

E in modo così totale e definitivo che poté ritornare in Africa e riprendere Ia sua missione come quando era giovane e sano. Ebbene: fu questa guarigione di un membro della Gerarchia che fu allegata come il primo dei due miracoli allora necessari per la canonizzazione. Questa avvenne il giorno del-., la Immacolata di quel 1933 che vide l’ascesa al potere di Hitler ma anche le apparizioni (le ultime, finora, ufficialmente riconosciute in Europa) sulle Ardenne belghe, a Banneux. Apparizioni in cui sembra di scorgere (ne ho parlato a lungo in Ipotesi su Maria) una continuazione di quelle di Lourdes, a cominciare da quella sorta di “Bernadette vallona”, Mariette Béco, che fu scelta da Maria proprio per la stessa ignoranza, povertà, sofferenza che avevano contrassegnato la quattordicenne dei Pirenei.

Per tornare alla canonizzazione: visto che qui ci compiacciamo di porre in rilievo le “coincidenze” di date: il 1858 era un anno santo “straordinario”, concesso da Pio IX. Ma fu anno santo “straordinario” anche il 1933, “Giubileo della Redenzione”, indetto da Pio XI. Insomma, non sembra proprio possibile dubitarne: più lo si scruta, più il calendario di Lourdes si intreccia e si sovrappone a quello stesso della Chiesa. Ma tante altre sorprese ci attendono. Ne parleremo, a Dio piacendo, il prossimo mese.