TIMONE – Gennaio 2009

Lourdes VII

A conferma della inesauribilità di Lourdes, anche stavolta praticheremo incursioni e «carotaggi» attorno a date, numeri, coincidenze, parallelismi liturgici. Insomma, tutto ciò che può costituire traccia e indizio per penetrare il Mistero e confermarne la verità. Non negandoci nulla. Neanche – perché no? – un’occhiata alla astrologia. Quella antica e “vera”, s’intende, non certo la caricatura, il divertissement risibile degli “oroscopi” da rotocalco o da rubrica televisiva.

Come ho scritto in un libro, Emporio cattolico, è troppo antico e troppo radicato presso tutti i popoli per essere solo una superstizione il convincimento che ci sia un legame tra Cielo e Terra, tra Cosmo e Storia, tra Astri e Uomini. In ogni caso, sempre e ovunque dobbiamo prendere sul serio l’esortazione di Paolo: «Esaminate tutto, tenete ciò che è buono». Può esserci del buono anche in quest’arte antichissima e universale che pure ha suscitato, e magari suscita ancora oggi, l’allarme di tanti credenti. Nel libro che dicevo, ricordavo, tra l’altro, che proprio all’inizio del vangelo stanno quei “Magi” che simboleggiano l’omaggio della umanità intera al Messia e che altro non erano se non astrologi provenienti dalla Caldea. Nel Cielo avevano scorto quanto i loro calcoli e la loro sapienza indicavano («vidimus stellam ejus et venimus adorare Eum…») e, giunti alla grotta, offrono i loro doni a Maria e a Giuseppe che li accettano grati, invece di cacciarli in quanto “superstiziosi”. Come, oggi, probabilmente, avrebbe fatto qualche “cattolico adulto”.

Per il cristiano, il rifiuto scandalizzato non solo (come doveroso) per l’astrologia commerciale, sempre truffaldina, ma anche per quella della antichissima tradizione universale deve fare i conti anche con la parole di Gesù stesso nel discorso escatologico:

«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle…» (Lc 21 ,25ss.). Segni visibili e comprensibili a tutti o segni da interpretare con la sapienza astrologica? Entrambi, stando a molti commentatori. L’arte cristiana del Medio Evo non è comprensibile se non si conoscono le leggi dello Zodiaco e proprio Maria è legata in modo particolare ai segni del Cielo, a cominciare dalla Luna. E non dimentichiamo che la sua nascita è fissata da tempi immemorabili l’otto di settembre: cioè, non a caso, sotto il segno zodiacale della Vergine. Sin dagli inizi, la Tradizione cristiana ha visto all’opera la possibilità astrologica di preannunciare il tempo messianico non soltanto nell’Oriente dei Magi, ma anche nella Roma di Virgilio: nella sua quarta Bucolica, o Egloga, sempre si vide il presagio celeste della Vergine che avrebbe partorito il Figlio di Dio. E in effetti, proprio per questo Dante lo prende per guida nell’Aldilà.

Non a caso il maggiore dei teologi cristiani, san Tommaso d’Aquino, non rifiutava l’astrologia, ma ne riconosceva la verità purché si stesse lontani dalla superstizione (ma lo studio serio della volta celeste non era considerato tale) e fosse preservato il libero arbitrio voluto dal Creatore per i Suoi figli. Dunque, il celebre motto tomistico astri inclinant, non necessitant.

Se, dunque – con prudenza ma con curiosità, senza chiusure da illuminista anacronistico – applichiamo a Lourdes l’antica sapienza, scopriamo che la prima apparizione, l’undici febbraio, avviene sotto il segno dell’Acquario. Il segno più opportuno, verrebbe da osservare, visto che proprio una sorgente è quanto Maria vuoi lasciare non solo a ricordo della sua visita ma come centro, in qualche modo, del culto e del pellegrinaggio che Ella stessa prescrive («Desidero che qui si venga in processione», dirà il 2 marzo, alla tredicesima apparizione). Lourdes non sarebbe Lourdes senza l’acqua: le fontane, le piscine, il fiume stesso che, nei periodi di piena, invadeva la grotta e che ancora oggi, seppure allontanato un poco dagli ingegneri idraulici, la sfiora. L’Acquario dello zodiaco è rappresentato come un nume, un essere divino che, con una grande anfora tra le braccia, versa sulla terra l’acqua (Verseau è, in effetti, il nome francese) come un dono del Cielo. Sembra davvero di vedervi qualcosa di molto adeguato alla storia che qui ci occupa, dove il sensus fidei del popolo vide subito un regalo celeste nella fonte che Maria stessa indicò a Bernadette; popolo che, alla ricerca della grazia della salute, si immerge nelle piscine e si carica di bidoni stracolmi da portare a casa, per sé e per i propri cari. Obbedendo, in questo modo, all’invito del 25 marzo di Colei che lì apparve: «Andate a bere alla fontana e a lavarvi».

L’acqua, del resto, è da sempre simbolo mariano. Anche se molti lo ignorano, lo è perché, al pari della Vergine, l’acqua è segno di un legame incessante tra Cielo e Terra. In effetti, riscaldata dal Sole evapora e sale, condensandosi in nuvole che poi restituiscono sotto forma di pioggia quanto hanno ricevuto. Insomma: non so se come curiosità o come spunto di meditazione spirituale, sta di fatto che l’inizio di tutto, quel giorno di febbraio, sotto il segno dell’Acquario sembra davvero adeguato e conveniente. Come nota il Dictionnaire des symboles, il testo in materia più noto e più serio, di rigore universitario, «questo segno è sì “acquatico” ma, nella classificazione tradizionale, appartiene a quelli detti “di Aria”. Ciò sta a significare che il liquido offerto e versato è aereo, flui-do, etereo, destinato a dissetare più l’anima che il corpo». Ci avviciniamo sempre più, dunque, al significato vero di Lourdes, dove la guarigione del corpo, operata attraverso l’acqua, non è che segno della guarigione dell’anima.

E chissà se è davvero illusorio o se è una misteriosa traccia ulteriore che proprio quel segno sia l’undicesimo dello Zodiaco, così come quel giorno era l’undicesimo di febbraio? Domande inconsuete, certo, ma non illegittime. Parole di Gesù come quella sulla sua missione di portare a compimento, non di abolire possono forse farci da scorta nella scoperta e nella riflessione su quella che tanti popoli, per tanti secoli, hanno considerato una delle sapienze più alte. E più religiose.

 

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A proposito di astri. Aquerò – “quella là”, come la chiamava Bernadette – attende la sua sedicesima venuta nella grotta, quella della festa dell’Annunciazione, prima di rivelare chi Ella sia. È l’apparizione più solenne, quella centrale, con quel misterioso identificarsi con il privilegio stesso che le è stato concesso per misterioso decreto divino. Non dice «Sono Colei che è stata concepita senza peccato» bensì, addirittura, «Sono l’Immacolata Concezione».

Questo mi fa venire in mente che tra i protestanti italiani circola da oltre mezzo secolo (in effetti è periodicamente ristampato dall’editrice valdese, la Claudiana) un libro ponderoso, Cristianesimo e cattolicesimo romano. Ne fu autore un pastore, appunto, valdese, Ernesto Comba che polemizza con i “papisti”, mettendo ovviamente tra i principali capi di accusa quella presenza mariana che un altro protestante, il celebre Karl Barth, chiamò senza mezze misure «il cancro del cattolicesimo» e che, dunque, come tutti i tumori «deve essere estirpato». Naturalmente, aggiunge, «per ritrovare la purezza del cristianesimo primitivo». In realtà, proprio coloro che dicono di voler restare fedeli al principio del Sola Scriptura, ne dimenticano avvertenze come quella di Gesù nel grande discorso di congedo dagli apostoli, prima della Passione: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera…» (Gv 16,12ss). Oppure, nello stesso discorso: «Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa». Dunque, quel «cristianesimo primitivo», mitizzato non solo dai protestanti ma anche dai contestatori cattolici alla sessantottina, sapeva “meno” di noi, così che lo sforzo per ritornarvi può significare non un arricchimento ma, al contrario, un impoverimento. Credo che proprio il lento, lentissimo sviluppo della mariologia, la chiarificazione e l’approfondimento successivi dei contenuti della Rivelazione riguardo al ruolo e al significato della Madre rientri proprio tra quelle “cose” che il trascorrere del tempo e l’azione dello Spirito ci avrebbero fatto conoscere.

Ma, per tornare al polemico pastore Comba, in un paragrafo sprezzante dedicato alla “superstizione” di Lourdes – questa roba da cattolici “mariolatri” – scrive a proposito delle parole con le quali la Signora si autodefinisce: «Una risposta stramba, che rivela molte cose sulle condizioni psichiche e sulla eccitata fantasia di quella contadinella e che viene citata sul serio come “una celeste conferma del dogma”!». In realtà – quando, a suo tempo, ci torneremo sopra – vedremo come quella “espressione stramba” riveli, a una riflessione accurata, profondità e verità da vertigini.

Ma eravamo partiti richiamandoci agli astri. Ricordiamo, dunque, che l’apparizione del 25 marzo, questa “chiave” al contempo enigmatica e luminosa del ciclo, è – tra tutte le diciotto – la più mattiniera. Bernadette è risvegliata dal desiderio di andare alla Grotta prima del sorgere del sole, si veste in fretta, trova una compagna che venga con lei e si avvia veloce verso il luogo degli appuntamenti. Dicono i testimoni che, quando l’incontro con la Signora si rinnova, l’ultima stella, quella prima dell’alba, brillava nel cielo primaverile. Leggendo le cronache di quell’incipiente mattino, sempre mi è venuto da pensare alla invocazione mariana che sta anche nelle litanie recitate dopo il rosario: Maria “Stella Mattutina”. Forse, ancora una volta, il Cielo ha voluto inviarci un segnale mariano attraverso il cielo stesso.

 

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Per ritornare alle date e spigolando in quelle che hanno a che fare con gli eventi dei Pirenei: può esser davvero casuale che Louise Casterot in Soubirous, la mamma di Bernadette, sia morta, nel 1866, a soli 41 anni, il giorno della Immacolata Concezione? Ma c’è di più: proprio nel momento in cui spirava, si muoveva dal centro di Lourdes verso il Gave la prima processione diretta alla Cripta, la parte iniziale del santuario, appena inaugurata. L’Apparsa che aveva definito se stessa «l’Immacolata Concezione,> aveva chiesto che venisse costruita «una cappella». La piccola veggente si era fatta portavoce di questa richiesta, la «cappella» era stata costruita ed era inaugurata proprio nell’ora stessa in cui la mamma moriva. Comprensibile che su or Marie-Bernard, nel suo convento di Nevers, dopo un pianto a dirotto appena appresa la notizia e informata dei tempi del decesso, abbia asciugato le lacrime dicendo: «Ma allora, non piangiamo, questa è la prova che la Signora l’ha voluta con sé in Cielo».

La “casualità” della data, dunque, sembra smentita dalla futura santa stessa.

Undici anni dopo, nel 1877, un’altra notizia da Lourdes colpiva dolorosamente Bernadette: la morte del suo parroco, il tempestoso e buono monsignor Dominique Peyramale. Disse tra i singhiozzi la piccola religiosa, cui non restavano che meno di due anni di vita: «Dopo i miei genitori era la persona che più amavo. Ha fatto ciò che io non potevo fare». In effetti, è a lui che fu riferito per primo, come rappresentante della Chiesa intera, il messaggio del 2 marzo: «Andate a dire ai preti che qui si costruisca una cappella». Come scrisse Henri Lasserre, il primo e il più noto storico delle apparizioni, «Peyramale è stato lo strumento dei disegni di Maria, un lavoratore ardente e infaticabile» che, dopo la peraltro giusta diffidenza iniziale, considerò sempre la piccola veggente come «la sua bambina». Poteva un uomo simile morire se non nel giorno di una grande ricorrenza mariana, quella della Natività della Madonna, dunque un 8 settembre? Era, per di più, un sabato. Un altro indizio? Anche qui non c’è alcun obbligo di crederlo ma non c’è neppure un divieto di farne materia di riflessione come se fosse un’altra, piccola tessera di un mosaico complesso ma unitario.

Quel Lasserre di cui dicevamo amante anch’egli di questo tipo di ricerca di tracce nascoste – nota come don Peyramale, nel 1854, anno della proclamazione del dogma della Immacolata, era ormai quarantaquattrenne ma restava solo un oscuro cappellano dell’ospedale di Tarbes. Ebbene, il decreto di nomina alla importante parrocchia di Lourdes fu firmato dal vescovo proprio 1’8 dicembre, dunque in totale concordanza con il dogma che veniva proclamato a Roma in quelle ore e che 4 anni dopo la Signora stessa avrebbe confermato nel territorio della sua parrocchia. Lasserre vuole spingersi anche oltre e noi non sappiamo se seguirlo o no: Peyramale fu battezzato il 9 gennaio del 1811. Il battesimo di Bernadette è anch’esso di un 9 gennaio, nel 1844. Nacque dunque 33 anni prima della Santa e morì 33 anni dopo la sua nascita. Da qui l’osservazione di Lasserre: «La nascita della veggente fu il centro dei suoi anni, così come la missione della piccola Soubirous fu al centro della sua missione di pastore».

 

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A proposito di numeri. Terza apparizione, giovedì 18 febbraio, la Signora parla per la prima volta, dando del voi a quella ultima tra gli ultimi che nessuno avrebbe certo pensato di onorare in tal modo. Anzi, per ancor maggior rispetto, Aquerò non si esprime nell’ostico francese ma in bigourdan, il dialetto del luogo, la lingua madre di Bernadette. Dice, dunque, quel giorno: «Volete farmi la grazia di venire qui per 15 giorni?».

Quindici? Perché proprio quel numero? La risposta più semplice è forse quella che più si avvicina alla realtà: è un ulteriore richiamo al rosario che Maria tiene tra le mani e che, prima della decisione di Giovanni Paolo Il di aggiungere le cinque decine dei misteri luminosi, comprendeva – com’è ben noto – quindici misteri, detti gloriosi, dolorosi, gioiosi, coprendo così tutto quel messaggio evangelico che Lourdes, pur in una sintesi stringata, intende riproporre. Con le parole ma anche con i gesti e i silenzi della Signora.

 

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Avviene il 16 aprile del 1879 il passaggio di suor Marie-Bernard, nata Bernadette Soubirous, a quell’”altra vita” dove, come le era stato promesso, sarebbe stata finalmente “felice”. Era un mercoledì dopo Pasqua.

Ma era un mercoledì dopo Pasqua anche il 7 aprile del 1858 in quella che è, in qualche modo, l’ultima apparizione, visto che quella estrema del 18 luglio giunge del tutto imprevista (la veggente si era ormai rassegnata a non vedere più la Signora) ed è in fondo anomala. Il 7 aprile è ricordato come il giorno del “miracolo del cero”. Scrive don André Cabes, cappellano e storico di Lourdes tra i più notevoli: «Il messaggio pasquale della Grotta è sottolineato dalla data della diciassettesima e penultima apparizione e dall’episodio della fiamma della candela che avvolge le dita e la mano intera di Bemadette, senza in alcun modo scottarla. Sembra, così, divenuta ella stessa un cero pasquale, un roveto ardente di un fuoco di amore. Era, significativamente, la metà della settimana di Pasqua, È altrettanto pieno di significato che sia passata al Cielo nello stesso giorno, in un mercoledì di Pasqua di 21 anni dopo».

Come al solito, anche qui, davvero, tout se tient.