Ratzinger e il Grande Seduttore

25 agosto 2011 :: Sette del Corriere della Sera, di Vittorio Messori

La prova del fuoco fu la prima volta, a Colonia. Dunque, con il vantaggio di giocare in casa? Parla così chi non sa come, nei Laender tedeschi di oggi, sia giudicato un prete bavarese più che ottantenne. Un sopravvissuto, un vecchio superstizioso da tollerare, in attesa che tolga il disturbo. Ma anche nel mondo “papista“, molti erano convinti che le Giornate Mondiali della Gioventù si identificassero con Wojtyla e col suo carisma esplosivo: come poteva raccoglierne l’eredità un riservato professore di teologia? Sappiamo come è andata: masse di giovani ancor più compatte, entusiasmo non solo per l’evento in sé, per la gioia di una vacanza tra tanti coetanei, ma per il Protagonista stesso, per quell’omino tutto bianco, capelli compresi. Vedendo quelle folle clamorose divenire attente e silenziose quando parlava, qualcuno commentò: <<Wotyla lo si guardava, Ratzinger lo si ascolta>>. Un paradosso e, come tale, esagerato. Ma, forse, con un fondo di verità. Comunque fu chiaro: le GMG non sarebbero morte con Giovanni Paolo II, i suoi papaboys (e non solo) lo avevano accolto come successore adeguato. Una convinzione che si riaffermò alla seconda prova, a Sidney, dove la distanza non scoraggiò i giovani né offuscò l’appeal di quel piccolo, grande ottuagenario. E ora Madrid, con il copione di folla e fervore che si ripete. “Merito“ di Joseph Ratzinger tali successi? Si offenderebbe anche solo a pensarlo. Replicherebbe di essere solo un povero strumento, di non essere che il portavoce di Colui che è il Grande Seduttore. D’accordo, l’umiltà va ammirata: ma a noi è lecito aggiungere che l’attrazione del Vangelo deve pur qualcosa anche alla credibilità di chi lo annuncia.

© Sette de il Corriere della Sera