Quella piccola veggente non voleva ingannare

13 ottobre 2012 :: Tuttolibri :: La Stampa, di Andrea Tornielli

​Il cattolico non è tenuto a credere alle apparizioni mariane, anche quelle riconosciute ufficialmente dalla Chiesa, in quanto «rivelazioni private» che nulla aggiungono alla rivelazione pubblica conclusasi con la morte dell’ultimo apostolo. E questo vale – può apparire paradossale – anche per le apparizioni di Lourdes, dove ogni anno passa guidando folle di pellegrini il venti per cento dell’episcopato mondiale: il paesino sui Pirenei è il luogo cattolico al mondo dove si celebrano più messe, si amministrano più confessioni, si consumano più ostie, si bruciano più ceri.

Parte da qui la ricerca appassionata e appassionante di Vittorio Messori, un’indagine sulle apparizioni di Lourdes incentrata sulla figura di Bernadette Soubirous, la piccola veggente malaticcia e ignorante che seppe tener testa a poliziotti, magistrati, preti e vescovi senza che pressioni e minacce la facessero desistere di una virgola nel raccontare semplicemente ciò che aveva visto, «Aquerò», nel dialetto del luogo «quella cosa là», cioè la «bella signorina» che apparendole in una grotta destinata al pascolo dei maiali definì se stessa «l’Immacolata concezione».

Il libro di Messori, «Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes» (Mondadori, pp. 294, 18,50 euro), esce in coincidenza con l’inizio dell’Anno della Fede, voluto da Benedetto XVI: «Questo non è ingenuo semplicismo apologetico – scrive l’autore – basta una logica elementare per rendersene conto: se Bernadette non ci ha volontariamente ingannati (e se non si è involontariamente ingannata), se Lourdes, dunque, è “vera”, ebbene, tutto il Credo, e proprio quello della prospettiva cattolica, è “vero”». Sulla scia di due suoi maestri, il filosofo Jean Guitton e il mariologo René Laurentin, Messori affronta una ad una le obiezioni degli scettici. E lo fa alla luce dei documenti, dimostrando come Bernadette non fu istigata dai genitori né tanto meno dal clero che anzi cercò in tutti i modi di frenare la devozione popolare. Il lettore è messo di fronte ai fatti, come quel corpo della veggente, mai imbalsamato eppure mantenutosi intatto, fino alla testimonianza del dottor Pierre-Romain Dozous, dichiaratamente scettico, costretto per onestà a riconoscere l’inspiegabilità del «miracolo del cero» dopo che vide Bernadette durante l’apparizione tenere per un quarto d’ora le mani sopra una fiamma senza bruciarsi.

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