Piccolo diario di un ospite di talk show

9 febbraio 2011 :: La Bussola Quotidiana, di Vittorio Messori

L’altra sera ero ospite in un talk-show assai noto e non solo ho dovuto affrontare più di tre ore fermo su una sedia, sotto l’occhio inquietante delle telecamere e con gli indubbi rischi della diretta (basta una battuta di troppo per creare problemi …) ma anche il commento dei soliti: «Bella vita, eh? e chissà quanti soldi con queste ospitate in televisione!».

Ma allora, permettetemi un po’ di relax e lasciate che oggi parliamo di simili inezie. Per dire: la trasmissione dell’altra sera era da Milano e cominciava subito dopo cena. Cena per gli altri, perché l’auto della Rete è venuta a prelevarmi a casa quando era troppo presto per mangiare e, una volta giunto nel Centro di produzione, l’appetito era arrivato ma, per placarlo, non c’era che qualche vassoio di salatini e di paste dolci con bottigliette in plastica di bibite gasate. In piedi, nella stanza di passaggio. Subito a dibattere, poi, a stomaco semivuoto e alla fine, verso mezzanotte, era troppo tardi per una pizza da qualche parte.

Pizza che, comunque, sarebbe stata a mio carico, non essendo previsto alcun tipo di rimborso né delle eventuali spese vive né, tanto meno, come cachet o “gettone di presenza”. Ciò che il famoso talk show garantisce è solo il biglietto del treno e dell’aereo o l’auto per andare e per tornare . Null’altro. Quelli che credono che in tv si vada “per i soldi” ignorano che è così nella maggioranza delle trasmissioni, anche le più prestigiose: the glory, but no money…

Ecco, comunque (per continuare il divertissement che mi concedo per sorridere un poco) il piccolo diario delle molte volte in cui sono andato come ospite in quello che è forse il più noto e antico salotto televisivo italiano. La Rai invia il biglietto elettronico per l’aereo per Roma. Classe economica, naturalmente. Con il biglietto in tasca, raggiungo Verona, l’aeroporto più vicino, con autostrada e carburante a mio carico e, soprattutto, con a mie spese il carissimo parcheggio che dovrò pagare al ritorno se vorrò riprendere l’auto.

A Fiumicino devo raggiungere lo sportello di una cooperativa di trasporto e, quando c’è un autista libero (le attese non mancano) si monta in macchina. Con un’avvertenza: il percorso pagato dalla Rai è solo tra l’aeroporto e gli studi di via Teulada: se sei in anticipo e vuoi approfittarne per salutare un amico o per una sosta in qualche libreria non puoi farlo. Deviazioni non sono ammesse se non (mi dicono) autorizzate dalla Direzione.

Sbaglia, poi, ancora una volta chi pensa che la grande azienda sistemi nel lusso i “prestigiosi ospiti” del famoso talk show. In realtà un vecchio tre stelle, con il solo vantaggio di essere proprio accanto agli studi. Se hai tempo per la cena, devi raggiungere a piedi (o prendere un taxi, a tuo carico) una trattoria popolare “convenzionata”, dove hai diritto ad alcune cose ma non ad altre, visto che il menu, per gli ospiti, è bloccato ed esclude ciò che va al di là dell’indispensabile. Per chi vuole, l’alternativa è anche qui un tavolo con salatini e paste nel palazzo di via Teulada.

A trasmissione finita, si rientra in albergo, ma qui pure scatta la “convenzione Rai”: qualunque cosa tu prenda dal frigobar è supplemento a pagamento. A tuo carico, ovviamente, anche i giornali di cui hai bisogno. Il mattino dopo, la macchina ti riporta a Fiumicino e, giunto a Verona Villafranca, previo quel pagamento esoso per il parcheggio che dicevo, “sdogano” l’auto e ritorno verso casa, pagandomi ancora una volta benzina e pedaggio.

Cachet? Gettoni di presenza? Beh, dopo qualche mese ti giunge un pesante plico dove la Rai annuncia che ti darà qualche euro (davvero “qualche”, mi si creda…) in cambio della firma di una vera montagna di documenti. Fino a qualche tempo fa, dovevi anche andare in Comune per farti rilasciare una dichiarazione che non eri stato condannato per delitti di mafia. E non scherzo! Naturalmente, quegli scarsi euro promessi sono lordi, le trattenute ti saranno fatte alla fonte. E dovrai poi pagare ancora perché dovrai allegare alla denuncia dei redditi.

Non mento affatto: molte volte ho cestinato quella spaventevole mole di carta, visto che l’esiguità del “compenso” (destinato tra l’altro a giungere molti altri mesi dopo…), per giunta falcidiato dal fisco, non valeva il tempo e la fatica per riempire infiniti, complessi questionari dopo avere letto pagine e pagine di norme in corpo sei. Lo ripeto , dico tutto questo con un sorriso, ben lontano da buffe recriminazioni: per dirla chiara, nessuno ti obbliga ad esibirti davanti alle telecamere.

E se anche – come è – ci rimetti economicamente hai altri compensi, in prestigio, importanti per chi scriva libri e come solo capitale ha la sua firma. Per quanto mi riguarda, e sia detto senza retorica, cioò che innanzitutto mi interessa è cercare di assicurare diritto di cittadinanza a certe idee non solo con la carta stampata ma anche col mezzo oggi più frequentato. Se ho fatto questo piccolo diario, per il relax mio e dei lettori, è solo perché mi sono stufato del commento con cui aprivo: quello di chi pensa che, se ti invitano in tv, soldi e bella vita ti si spalancano davanti. Mi si creda , per questo ci sono altre strade…

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