Messori: “Seguendo Pascal sono giunto a Lourdes”

13 ottobre 2012 :: Tuttolibri :: La Stampa, di Bruno Quaranta

​Di tanto in tanto, un torinese, indigeno o d’adozione, raggiunge Lourdes, quindi porgendo un reportage narrativo avvoltolato nel dubbio (il Viaggio di Mario Soldati) o «un’indagine storica sulla verità» della Grotta, l’omaggio a Bernadette di Vittorio Messori, dieci anni di esplorazione per concludere che la figlia del mugnaio non ingannò, ma semplicemente, meravigliosamente, «vide» il soprannaturale.

Emiliano di Sassuolo, ma formatosi all’ombra laica della Mole (dal liceo D’Azeglio alla laurea con Alessandro Galante Garrone),Messori è tra i folgorati sulla via di Damasco, una caduta salvifica che nutrirà questo e quel bestseller: da Ipotesi su Gesùai colloqui non genuflessi con Giovanni Paolo II Varcare la soglia della Speranza , alla disquisizione intorno alla fede con il futuro BenedettoXVI.

Come bagaglio l’anticlericalismo delle origini e, a contrastarlo, fino a emendarlo,la santità,in primis di scuola sabauda («restaurerà» la figura di Francesco Faà di Bruno, «un italiano serio»),Vittorio Messori è da tempo cittadino lombardo, nel Bresciano dell’«amletico» Montini, che alla maniera di Norberto Bobbio (questi fantasmi lungo il Po) i nodi preferiva forse scioglierli invece di tagliarli. «Enzo. Tra Modena e Reggio Emilia, domandando un libro di Messori ci si sente rispondere: del padre o del figlio? Mio padre è il maggiore poeta dialettale del luogo, estraneo a ogni sirena nostalgica, una sorta di Belli, una vena sarcastica».

Messori fu...

«Enzo. Tra Modena e Reggio Emilia, domandando un libro di Messori ci si sente rispondere: del padre o del figlio? Mio padre è il maggiore poeta dialettale del luogo, estraneo a ogni sirena nostalgica, una sorta di Belli, una vena sarcastica».

I suoi poeti?

«Saba e Ungaretti. In particolare il Saba di Milano : “Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio / villeggiatura”. Vorrei aggiungere Montale. Purtroppo l’ho conosciuto: indisponente, sussiegoso. Eccelso Gozzano. Lui sì comprese, identificò Torino, definendola “città favorevole ai piaceri”. Gramsci rimarrà abbagliato (e come lui Gobetti) dal Lingotto.Ma non è operaia lacapitale subalpina. È a misura – i portici, i caffè, i parchi – di intellettuali, magistrati, professori… Anche Ceronetti lo sostiene».

Altre voci torinesi? 

«Arpino, il piacere e l’urgenza della sfida. Il De Amicis di La carrozza di tutti ,che mi scorterà nelle flânerie al limite della città. E Cesare Pavese, che avrebbe potuto essere un grande dottore della Chiesa. I Dialoghi con Leucò è un’opera mistica».

Il padre­poeta. La sua biblioteca.

«La mia prima biblioteca. Ricordo uno scaffale targato Bompiani. Devo molto all’ Enciclopedia pratica e agli autori americani. Non è vero che le maglie della censura fascista fossero strettissime».

Lei si affermerà come scrittore cattolico.

«Un biglietto di visita guardato con sospetto. Curioso. Non si vergognavano di considerarsi tali Mauriac («L’unico modo per restare cattolico – suggeriva- è frequentare poco il mondo cattolico»), Claudel, Huysmans, Bloy. E lo stesso Dante, infine, che cos’è?».

Ma alla sponda cattolica approderà dopo l’immersione nel milieu laico

«Che, beninteso, non rinnego. Bobbio – a seguirne le lezioni a Palazzo Campana non più di dodici; Galante Garrone, con un uditorio non più ampio; Firpo, che richiamava una platea più vasta, affabulatore sommo qual era».

La loro lezione

«Il rigore negli studi. L’orrore del pressappochismo. Il rifiuto della retorica. Bobbio che aveva in uggia il punto esclamativo. E Firpo, lucido storico dell’Inquisizione: non esitava a riconoscere che poggiasse su un autentico sistema di garanzie. La mia apologetica dell’et-et deve non poco ai “maggiori” laici».

Nel ’58 ­ a proposito di apologetica, ma d’antan ­ la scoperta in una libreria torinese dell’opera di Michel Agnellet «Cento anni di miracoli a Lourdes».

«Avevo diciotto anni. La conversione di là da venire. La mia prima messa a ventiquattro anni».

Quale testo minerà la sua incredulità? 

«Il Vangelo, una scoperta imprevedibile e non voluta. Ignorato dall’insegnante di greco. Il mio Virgilio si rivelerà Pascal, a cui ho dedicato Ipotesi su Gesù. Senza Pascal non vi sarei mai arrivato. È proprio vero che ciascun uomo ha due patrie.E una è la Francia».

Pascal, il giansenismo, «Port­ Royal» di Sainte­Beuve… 

«Ma Pascal – me lo diceva Guitton – se fosse vissuto si sarebbe affrancato da Port-Royal. Non a caso non terminò le Provinciali : capì di essere caduto in errore…»

Guitton, che, Lei afferma, «mi fu maestro»

«Lo andai a trovare a Parigi. Amava farsi sorprendere – vanitas vanitatis – mentre ritoccava un ritratto di Pascal. Mi rassicurava: “Si ricordi che un po’ di critica allontana dalla fede, ma molta critica può ricondurre alla fede”. Recensendomi su Le Figaro mi elogiò: “Messori è forse il migliore dei miei discepoli”. Il suo capolavoro? Il problema di Gesù ».

Gesù, la vita di Gesù. 

«La Vita che prediligo è quella dell’abate Ricciotti. Leonardo Mondadori la ripropose dietro mio suggerimento.E’ più moderna di certa esegesi moderna. Non è ideologica, bensì molto realistica. Veda: non di rado gli studi su Gesù ci dicono poco di Gesù e molto dell’esegeta che li ha scritti.Come non è sfuggito a Ratzinger, che ha avvertito: “Buona parte dei presunti ritratti del Nazareno, sono in realtà del professore che li ha tracciati”».

La Lombardia di Don Lisander… 

«La pacatezza di Alessandro Manzoni. La sobrietà. La fede radicale che non ha bisogno -riecco Bobbio- di punti esclamativi. Era così cattolico che poteva permettersi di far finta di non esserlo».

Rosmini, l’amico «eretico» di Manzoni

«Osteggiato dai gesuiti. Alla ricerca di una feritoia nella gabbia ideologica della scolastica neotomista. Rosmini e il cardinale Newman, depositario di una virtù cristiana – la scuola d’Oltremanica – straordinaria: lo humour. Quell’Inghilterra che è riuscita a creare la modernità rifiutando l’ideologia della rivoluzione francese».

Mezzo secolo fa il Concilio.

«Si apra,si riapra, la costituzione dogmatica Lumen Gentium, che termina nel segno di Maria, apice, esito più alto, del concetto di Chiesa».

(Nell’Abbazia di Maguzzano è lo studio di Vittorio Messori. Il genius loci che via via rimodella la secolare tenuta.Di statua in altare, di simbolo – i galli di creta, a rammentare il monito evangelico – in pianta forestiera, il cipresso toscano inattaccabile dal cancro,di scoiattolo fedifrago che insidia l’oliveto in fantasma cinquecentesco – Teofilo Folengo che qui compose Baldus, ad ora incerta eroticamente ristorandosi nella cascina Maccarona, l’etimo di maccheronico. Là sotto il Benacus di Catullo, il lago di Garda, dirimpetto il monte caro agli alchimisti, a un passo il camposanto dove lo scrittore cattolico un dì riposerà, fra i trappisti: «Domus secunda donec tertia»).

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