Le radici cristiane e i peccati dell’Europa

31 gennaio 2011 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

“Un fantasma s’aggira per l’Europa”, verrebbe da dire, parafrasando qualcuno…

Il fantasma è quello delle radici cristiane del Continente. Il rifiuto di riconoscerle da parte della Nomenklatura di Bruxelles è stato avvertito da molti cattolici –protestanti e ortodossi sono più defilati, per non dire tiepidi– come una ferita non rimarginata, pronta a riaprirsi. Adesso, un’occasione è data dal documento dell’Unione sulle violenze contro i cristiani: alla fine -in linea con l’ideologia egemone nell’europarlamento, la political correctness- nobili appelli alla tolleranza e toccanti esortazioni alla libertà di culto. Insomma, molte parole. Tranne una: quella di “cristiani“, mai usata nel testo. Le immediate voci cattoliche di protesta hanno affermato che nulla di diverso ci si poteva aspettare da un’Europa che non vuole riconoscere le sue radici, preferendo essere figlia di nessuno che della Chiesa.

Qualcuno ha detto che negare quelle radici non è un peccato contro la religione, bensì contro la storia. Ma è davvero così? Ebbene, in quella storia vale la pena di tentare un rapido carotaggio, mai dimenticando le parole con cui Leone XIII annunciava l’apertura agli studiosi dell’Archivio Segreto Vaticano: <<Il cristianesimo ha bisogno solo di verità>>. Per cominciare dagli inizi, quella verità ci rivela che gli storici sono ormai d’accordo su una realtà: come tutti i rivoluzionari che hanno avuto successo, anche i cristiani sono stati spinti a mitizzare gli inizi eroici. Sbaglia chi pensa a un Impero Romano impegnato nella persecuzione implacabile e sistematica degli annunciatori di Gesù morto e risorto. Come testimoniano gli Atti degli Apostoli, fu proprio l’Impero –con i suoi magistrati e i suoi soldati– a impedire che il giudaismo ufficiale soffocasse nella culla quella che non pareva altro che una eresia ebraica. Le persecuzioni romane furono discontinue, quasi sempre locali, proclamate da un imperatore ma messe da parte dal successore. Anche il numero dei martiri pare sia molto ridotto rispetto alle cifre iperboliche date dagli antichi apologeti. Meno di quanto si creda i martiri, ma meno di quanto si immagini anche i battezzati quando, quasi tre secoli dopo, Costantino estese la libertà di culto ai cristiani. Nell’Africa del Nord e in Medio Oriente, le comunità erano numerose, anche se dilaniate da feroci conflitti teologici. In Europa, invece, il cristianesimo aveva creato roccaforti quasi soltanto in alcune grandi città, circondate dalla massa enorme dei “pagani“, cioè gli abitanti dei pagi, i villaggi contadini. Una prima cristianizzazione di massa iniziò qualche decennio dopo ma per volontà imperiale, quando Teodosio andò ben oltre il decreto costantiniano che dava libertà ai cristiani e tolse la libertà ai non cristiani, imponendo la chiusura dei templi e la distruzione dei segni pagani. Ma molti ignorano che soltanto poco prima che Francesco d’Assisi mostrasse a quali vette fosse giunta da noi la spiritualità cristiana, gli ultimi pagani europei -quelli degli attuali Stati Baltici – si arrendevano al lungo assedio cristiano e accettavano rassegnati il battesimo. Gli altri popoli erano stati convinti a rinnegare (almeno ufficialmente, ma spesso non nella pratica occulta) i culti ai loro dèi non sempre con le buone, anzi talvolta colle cattive.

Ci furono anche episodi terribili come l’offensiva di Carlo Magno contro i Sassoni, terminata col massacro di coloro che rifiutavano il battesimo. Poco edificanti pure le imprese dei Cavalieri Teutonici, questi monaci-soldati che “cristianizzarono“ l’Est europeo con in pugno una croce e una spada che spesso grondavano di sangue. La loro fama era tale che non a caso Himmler riesumerà le loro insegne e bandiere, per quell’“Ordine Bruno“ in cui voleva trasformare le sue SS.

Intendiamoci: quella verità storica cui deve ispirarsi soprattutto il credente, impone di ricordare l’altro volto della realtà. E, cioè, l’apostolato coraggioso, tenace, spesso eroico, di schiere di inermi religiosi che si fecero missionari tra i barbari, tra gli idolatri, tra i pagani di ogni sorta e razza, avendo come sola arma il Vangelo e l’esempio personale. Né va dimenticato che, se da qualche parte il battesimo fu imposto dalla legge del più forte, in molti altri luoghi il Vangelo fu accolto liberamente e praticato sinceramente. Ne è testimonianza irrefutabile l’Europa che in un paio di secoli si coprì di meravigliose cattedrali costruite con il lavoro, l’impegno, la fede di tutto il popolo. Dagli aristocratici alle prostitute.

Molto altro andrebbe detto, a cominciare da quel clamoroso esempio di “eterogenesi dei fini“ che fu il monachesimo benedettino: quegli uomini fecero l’Europa senza volerlo né saperlo. Cercavano di chiudersi in cittadelle isolate dove darsi in pace all’orazione e all’ascesi, ma il loro distacco dal mondo creò un mondo nuovo.

Andrebbe ricordato, soprattutto, che ogni dottrina o ideologia nata in Europa contro il cristianesimo in realtà ha proposto, e propone, ideali incomprensibili senza il retaggio evangelico. A cominciare dalla “trinità“ degli scristianizzatori giacobini -liberté, égalité, fraternité– che è una sorta di quintessenza cristiana. Non dimenticando quel giudeo-cristianesimo secolarizzato che è il marxismo.

Insomma, la storia è sempre troppo complicata per chi –da una parte e dall’altra– voglia partire in crociata. Per stare alle radici europee: verità impone di riconoscere che a questo nostro Continente il cristianesimo fu talvolta imposto piuttosto che proposto. Ma venti secoli stanno alle nostre spalle: che metteremmo in questa nostra storia, se rimuovessimo ciò che lo ha riempito a tal punto che anche chi ha cercato di liberarsene ha dovuto rifarsi ai suoi valori?

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