IL TIMONE – Novembre 2011

Rivelazioni su Maria: che pensarne?

Nei prossimi mesi, la Mondadori pubblicherà la traduzione italiana dell’ultimo libro di René Laurentin: La vita di Maria secondo le rivelazioni dei mistici. Un’opera originale e importante. Anticipo qui la prefazione, ancora inedita, chiestami dall’Editore.

Ancora lui, l’abbé Laurentin, come semplicemente – con affetto o con diffidenza – lo chiamano nell’intera Catholica, e non soltanto nella sua Francia! Superati, ormai, da quasi un lustro i novant’anni, ridotto alla cecità, morta la preziosa suora, segretaria di tutta una vita e custode dei suoi immensi archivi, non si è affatto arreso ma – sull’esortazione paolina – continua con vigore a “combattere la buona battaglia”. Continua, non accontentandosi di sistemare le innumerevoli, importanti cose scritte in alcuni tra gli oltre cento libri pubblicati, bensì inoltrandosi su vie nuove e magari perigliose. Come quelle che ha il coraggio di battere in questa nuova opera. Ancora una volta con risultati, lo vedremo, sorprendenti e, comunque, inediti e meritevoli di seria discussione. Va subito precisato che don René non è un prete per caso, bensì per vocazione meditata e adulta (suo padre era un facoltoso, ammirato architetto) e, malgrado una vita di studio e di viaggi nel mondo intero, ha avuto come base inamovibile e amata un monastero femminile di clausura presso Parigi, col ruolo di confessore e cappellano. Ma il pio aumonier, saldo non solo nella fede ma anche nella devozione, è stato, al contempo, docente in molte università, non soltanto francesi ma anche europee ed americane e ha sempre alternato la ricerca storica accademica alle opere di seria divulgazione. Col risultato di avere sulle spalle molti best e long seller che vanno per il mondo intero. Anche, forse soprattutto, in Italia dove, mi disse in uno dei molti nostri incontri, ha più lettori e più amici che in Francia, dove certa intellighenzia clericale “adulta” non gli perdona di essere stato (ai tempi del Concilio) una promessa della teologia progressista, per diventare poi il maggior specialista di temi maudits et dérangeants, maledetti e scomodi, come li chiama, con autoironia: apparizioni, miracoli, esorcismi, profezie…

 

✦ ✦ ✦ ✦ ✦

 

Ma, proprio per questo, al nostro abbé ogni cattolico che non voglia “rileggere” il Credo secondo le mode, deve gratitudine. E per molte cose, a cominciare dai decenni di fatica per costruire un autentico monumento alla verità di Lourdes. La straordinaria raccolta, in sette volumi, dei Documenti autentici su quelle apparizioni, i sei della Storia autentica e i molti altri (due solo per catalogare e commentare tutte le fotografie di santa Bernadette, tre per censire ogni parola che le è attribuita) su quanto successo davvero attorno a quella Grotta, sono un modello di storiografia scientifica e sono, al contempo, un grande dono non solo ai credenti ma a tutti coloro che amano la verità. Basti dire che, dopo l’enorme lavoro di Laurentin, sono praticamente finiti gli incessanti attacchi dei libres penseurs contro la “superstizione” di quella Lourdes per la quale si arrivò a chiedere al Parlamento un decreto di chiusura per “abuso della credulità popolare” e “violazioni igieniche”. La forza dei documenti raccolti con arte di detective dall’abbé (mite per temperamento ma coriaceo nel perseguire i suoi fini di ricerca) si mostrò ben più efficace delle sdegnate lamentazioni del cattolicesimo ottocentesco contro la perfidia dei miscredenti.

Ma a questo motivo di grande riconoscenza, molti altri se ne sono aggiunti: dopo Lourdes ecco l’inchiesta, anch’essa in molti volumi, sulle apparizioni (Parigi, 1830) a santa Catherine Labouré, con quella “Medaglia miracolosa” che le fu chiesto di far coniare e che è divenuta, pare, l’oggetto più diffuso (seppur discretamente, per semplice passaparola) del mondo intero. Qui pure, i lazzi e i frizzi degli “spiriti forti” furono arrestati non dallo sdegno dei devoti ma dalla forza dei documenti scovati e allineati dall’infaticabile abbé. Lo stesso avvenne per altre delle apparizioni mariane ufficialmente riconosciute nel XIX secolo, quella di Pontmain, nel 1871, e quella de La Salette, nel 1846. Ma l’intrepido cappellano delle claustrali della banlieu parigina non ha esitato ad uscire dal recinto sicuro degli eventi cui la Chiesa ha accordato la sua approvazione, per affrontare (sempre con i suoi strumenti di storico universitario e di teologo ortodosso) il mare magnum rischioso delle apparizioni della Vergine, vere o presunte che siano, che oggi pullulano in ogni continente. Così, enorme successo di pubblico, in molte lingue, ma anche critiche durissime gli sono venuti per i libri su Medjugorie dove (pur attendendo il giudizio della Chiesa, impedito dalla continuazione degli eventi) non escludeva a priori la verità dei fatti e ricordava come qui si realizzasse il criterio indicato dal Vangelo stesso: giudicare, cioè, la qualità dell’albero dalla qualità dei frutti. Alla soglia, poi, dei 90 anni, ha regalato alla Chiesa intera un prezioso e monumentale Dizionario delle apparizioni della Vergine Maria. Una impresa che egli solo poteva tentare, vista la vastità e la delicatezza del tema, costituito da migliaia di eventi sparsi su almeno quindici secoli. Ma, ne accennavamo, anche altri ambiti “clericalmente scorretti” sono stati affrontati: nella sua straordinaria bibliografia vi è anche un Il demonio: mito o realtà? dove, ancora una volta basandosi sui fatti e non sulle ideologie alla moda tra gli attuali church-intellectuals, giungeva a una risposta tale da scandalizzare quegli schizzinosi teologi.

 

✦ ✦ ✦ ✦ ✦

 

Ed ora, ecco qui un nuovo libro, dove la sapienza e l’esperienza maturata in settant’anni di ricerca e di riflessione sono messi al servizio dei fedeli, ma anche degli studiosi. Ancora una volta, l’ammirevole Laurentin (uso a ragion veduta l’impegnativo aggettivo, l’antica amicizia e stima per lui non mi fanno velo) si è inoltrato in un terreno inesplorato e minato, ha messo a rischio la sua reputazione accademica, già così compromessa, per amore di verità. Il progetto da cui è nato questo La vita di Maria secondo le rivelazioni dei mistici (Sottotitolo: Che dobbiamo pensarne?) è del tutto inedito. Ed è cosa sconcertante che nessuno, nella Chiesa, abbia voluto sinora occuparsene, malgrado la sua importanza anche e soprattutto pastorale. Siamo, qui, in una di quelle zone di frontiera che i professori hanno preferito non frequentare e, talvolta, addirittura neanche nominare, o per timore di compromettersi o per noncuranza se non sprezzo del tema. Intanto, però, folle di credenti erano lasciate a se stesse, senza un minimo di catechesi e di guida. Succede, cioè, che – dalla fine del Seicento sino alla fine del Novecento – sono apparse almeno quattro “vite di Maria”, presentate come ispirate dai loro autori (anzi, autrici) e ritenute come tali da una gran massa di lettori. “Vite” che rivelerebbero ciò che i Vangeli non dicono soprattutto della Vergine ma anche di Gesù e degli altri protagonisti del Vangelo. Autrici, dico, perché si tratta di quattro donne: ai tempi del maschilismo, anche ecclesiale, questo predominio femminile era considerato sospetto e ha contribuito a scoraggiare le ricerche su simili opere. Per la sua, di ricerca, l’abbé (che vi pensava da tempo e desiderava gettarvisi) cercava un partner adeguato che lo aiutasse, anche e soprattutto a causa della cecità, peraltro divenuta totale e definitiva solo di recente. Finalmente, la Provvidenza gli ha fatto incontrare François-Michel Debroise, un sociologo politico e un economista politico che militava nella gauche, che per tutta la vita aveva cantato l’Internazionale a pugno chiuso e che aveva finito per ritrovare una fede attiva e fattiva grazie a pellegrinaggi in luoghi come Medjugorie e alla lettura proprio di questa letteratura mistica su cui don Laurentin voleva indagare. Un incontro fortunato, come mostra il libro che ne è uscito: realisti entrambi, entrambi credenti, ma diversi e complementari per storia personale e prospettiva religiosa. Più teologica quella di don René, più mistica quella di Debroise, anche se aliena da ogni tentazione visionaria, come conferma il suo curriculum professionale di estrema concretezza.

 

✦ ✦ ✦ ✦ ✦

 

 

Ma vediamo le “sante donne” (ché tali sono, se si guarda al loro fervore cristiano) su cui i due, il prete e il sociologo, hanno indagato.

La prima autrice è Maria Jesùs de Agreda (1602-1665), badessa spagnola, da molti contemporanei onorata – primo fra tutti il re di Spagna – da altri condannata, ma dichiarata venerabile pochi anni dopo la morte, mentre è ancora aperto (si dice con buone prospettive) il processo di beatificazione. È autrice del celebre La mistica ciudad de Dios, otto libri sulla “vita segreta” della Sacra Famiglia, di Maria in particolare, che sarebbero stati ispirati dal Cielo stesso.

La seconda donna è Anna Catherina Emmerich (1774-1824 ), suora tedesca cacciata da Napoleone dal suo monastero, divenuta domestica di un prete e, immobilizzata a letto da mille dolori, stigmatizzata, in perpetuo digiuno totale negli ultimi 15 anni della sua breve vita offerta al Cristo in espiazione per la salvezza dei peccatori. Dopo un processo durato più di un secolo e mezzo, è stata beatificata nel 2004 da Giovanni Paolo II. Non ha scritto nulla, ma ha scritto per lei un grande letterato tedesco, Clemens von Brentano, il quale, impressionato dai doni mistici della religiosa, lasciò tutto e trascorse gli ultimi sei anni della vita di lei stando ogni giorno, spesso ogni notte, al suo capezzale. Prendeva nota e trascriveva quanto diceva e lo pubblicò in La dolorosa passione di Nostro Signore Gesù Cristo che conobbe (come, del resto, il testo di Maria de Agreda) una diffusione enorme e da cui, tra l’altro, prese ispirazione l’attore e regista Mel Gibson per quel suo film, The Passion, che ha provocato interesse e polemiche in tutto il mondo.

Dopo una spagnola e una tedesca, una italiana di Caserta, Maria Valtorta (1897- 1961), ella pure inchiodata al letto per quasi 30 anni e offertasi anche lei come vittima. I Servi di Maria, nella cui chiesa di Firenze riposa il suo corpo, nel 2002 hanno iniziato la causa di beatificazione ma questa, osserva Laurentin, che pure ne parla con il rispetto ammirato che merita, «sembra ancora prematura». In effetti, la grande opera della Valtorta, le cinquemila pagine in molti volumi de Il Poema dell’Uomo Dio, ebbe ed ha una enorme diffusione in molte lingue ma, approvata almeno verbalmente da Pio XII, subito dopo la morte di quel Papa, nel 1959, fu messa all’Indice poco prima della abolizione di questa istituzione.

Il quartetto delle mistiche e veggenti è chiuso da un’altra spagnola, Consuelo, pseudonimo di una madre di famiglia che ha voluto restare rigorosamente anonima e di cui si sa solo che è morta verso la fine del secolo scorso. A lei si devono sei libri sulla vita di Maria che le sarebbero stati ispirati direttamente dal Cielo.

 

✦ ✦ ✦ ✦ ✦

 

Dopo queste quattro “opere magne”, tutte (o quasi) dedicate alla vita, alle parole, al messaggio della Vergine, Laurentin e il suo collaboratore Debroise passano alle opere di altre tre donne e di un uomo (l’unico tra otto, come notavamo) che hanno lasciato solo “racconti frammentari”, senza pretesa di completezza, su ciò che i Vangeli non dicono di Maria.

La prima è Theresa Neumann (1898- 1962), stigmatizzata, praticante il digiuno totale e l’astensione altrettanto totale dell’acqua (suo solo cibo era l’ostia quotidiana), tanto che i nazisti, durante la guerra, non le concessero la tessera per gli alimenti. Singolare conferma di un misterioso carisma! Anche per lei è in corso il processo di beatificazione. Segue Luz Amparo Cuevas, una spagnola nata nel 1931 e tuttora vivente, conosciuta in tutto il mondo dei devoti per le apparizioni che per oltre 20 anni avrebbe avuto all’Escorial, accanto al celebre palazzo dei re di Spagna.

Terza persona cui si devono “racconti frammentari” su Maria è Rosa (è il solo nome che si conosca ed esso pure è uno pseudonimo) madre di famiglia di origine italiana sposata a un francese, vivente tuttora in Bretagna e alla quale si deve un libro di “visioni” pubblicato alcuni anni fa.

Infine, per passare all’unico maschio, un altro nome italiano, Domenico, funzionario delle poste a Roma, morto nel 1973 e che ha lasciato un’opera di 1300 pagine dove molte sono dedicate a Maria.

 

✦ ✦ ✦ ✦ ✦

 

 

Questo, dunque, il “catalogo” su cui hanno lavorato Laurentin e Debroise per ben quattro anni, alla cecità del sacerdote soccorrendo l’intatta memoria, la conoscenza straordinaria del tema nonché, ovviamente, l’aiuto paziente e affettuoso dell’amico laico. Il loro scopo era cercare di appurare quale potesse essere il valore storico e teologico di queste migliaia di pagine sulla Vergine. Entrambi ben consapevoli – ovviamente – che una cosa è la Rivelazione tramandataci dalla Scrittura e altra cosa sono le cosiddette “rivelazioni private” cui la Gerarchia guarda in genere con sospetto (peraltro doveroso, almeno agli inizi) e che il popolo credente accoglie invece, altrettanto spesso, con favore e interesse magari intempestivi e talvolta eccessivi.

Confida il nostro mariologo: «Da un punto di vista di storico ma anche di teologo ero desideroso di conoscere perché queste persone sincere, in buonissima fede, cattoliche ortodosse, alcune già beatificate e altre sulla via di esserlo, avevano sentito l’impulso a scrivere delle “vite” di Maria; perché vi avevano attribuito, ciascuna alla sua maniera, tanta importanza; perché queste “vite” presentavano al contempo delle convergenze e delle differenze, delle incompatibilità e degli accordi, delle armonie e delle dissonanze; perché queste opere hanno avuto in genere una grande, duratura diffusione; perché hanno provocato tante polemiche e talvolta delle condanne, come quella di Maria de Agreda da parte di università cattoliche a lei contemporanee o di Maria Valtorta da parte del defunto San’Offizio, con la messa all’Indice, peraltro esso pure defunto».

Laurentin e Debroise hanno preso in esame 77 episodi in cui Maria è protagonista, esaminando le convergenze e le divergenze nel racconto degli otto “veggenti”. Pur con grande onestà critica (qui, in effetti, non è in causa la fede, dunque la libertà di giudizio del credente è illimitata) non si sono lasciati subito impressionare dalle dissonanze, numerose e, almeno in apparenza, difficilmente conciliabili. Ma hanno constatato anche numerosi punti di convergenza che rendono pensosi, visto che si tratta di punti in cui le sette donne e l’uomo non dipendono tra loro e vanno contro alla tradizione millenaria, a cominciare da quella degli apocrifi e poi della devozione popolare. Già per molte opere antichissime, a cominciare dallo Pseudo-protovangelo di Giacomo che godette di grande autorità, san Giuseppe è un anziano vedovo con numerosi figli, mentre per Maria de Agreda, per la Emmerich, la Valtorta, Consuelo, la Neumann, ha tra i 33 e i 35 anni. Impressiona, poi, la convergenza unanime sulla tragica tecnica della crocifissione di Gesù, dove queste “vite” danno resoconti simili ma che esigerebbero conoscenze storiche estranee alle autrici e all’autore di simili “visioni”. Ci sono altri punti in comune che lasciano pensosi: le nozze di Cana legate ai parenti di Maria, il pane e il vino dell’Ultima Cena dati dal Figlio anche alla Madre, la fine (almeno per la maggioranza) della vita terrena ad Efeso, contro l’antica tradizione di Gerusalemme, Heliopolis come soggiorno della Sacra Famiglia in Egitto. E altro ancora.

 

✦ ✦ ✦ ✦ ✦

 

Per finire, avendo già tolto troppo tempo alla lettura diretta del testo di questi due ricercatori: il lettore scettico (e qui si può esserlo, sia chiaro, pur essendo cattolico praticante e fervoroso) dovrà ammettere nelle pagine che seguono l’onestà cui si accennava, senza arrampicate sui vetri ed escamotages per conciliare ciò che sembra inconciliabile. Al contempo, il lettore devoto, che trova alimento spirituale da queste “vite”, dovrà ammettere lo spirito di apertura e di sano “pluralismo cattolico” che anima sia Laurentin che Debroise. Per loro, praticare queste opere non significa certo leggere un quinto Vangelo, ma significa cercare di vivere l’unico Vangelo, quasi entrando nella quotidianità e nella confidenza dei suoi protagonisti. Per molti credenti, può trattarsi quasi di una sorta di pellegrinaggio al seguito di Gesù e di Maria, come mescolandosi alla turba degli apostoli e dei discepoli, nella polvere delle strade di Galilea e Giudea e nella penombra della casa di Nazareth. Non va dimenticato che le sette autrici e l’unico autore restano sempre nell’ortodossia, sono costantemente in accordo con ciò che i quattro Vangeli ci narrano, limitandosi ad arricchire quella che è che resta la sola Rivelazione. Le indubbie differenze tra loro non sono mai dottrinali e, tra l’altro, non va dimenticato che molte differenze esistono, e hanno fatto problema, anche tra i quattro evangelisti canonici. Del resto, la storia dell’arte non mostra come Maria, ancor più di Gesù, sia la stessa e al contempo assai diversa sotto il pennello e lo scalpello di ogni pittore e scultore di ogni secolo? Forse che il devoto non è libero di pregare davanti all’immagine che più e meglio sia in sintonia con la sua spiritualità?

Alcuni credenti (tra i quali, per quanto conta, chi scrive qui) amano stare alla brevitas, quasi alla secchezza, comunque all’essenzialità dei Vangeli canonici, che nulla concedono alla curiosità. Qualcuno ha parlato non solo del loro gusto per la sintesi ma anche di una loro imperturbabilità: non un grido di dolore alla Passione, non di esultanza alla Risurrezione.

Ma altri credenti hanno altre sensibilità, amano il racconto circostanziato, apprezzano l’aneddoto, cercano il chiaroscuro dei sentimenti, la definizione dei caratteri. E perché no? Non è la comunità cristiana (parola di Gesù) la grande rete che raccoglie ogni genere di pesci? Non dice il Cristo stesso che «molte sono le stanze nella casa del Padre»? La legge cattolica dell’et-et non dà forse diritto di cittadinanza a ogni battezzato, facendo della Chiesa, come diceva qualcuno con humour, «il più grande giardino zoologico del mondo, dove c’è, e dovrà esserci sempre, un posto per ogni specie possibile di animali»? Purché sia ben chiaro – repetita iuvant! – che una, una soltanto è la Rivelazione, quella che la Chiesa tutela così come sta nella Sacra Scrittura e nella Sacra Tradizione. I mistici, anche se santi (la Emmerich, lo sappiamo, è già beata, la Maria de Agreda venerabile, la Neumann lo sarà presto, forse un giorno toccherà alla Valtorta) possono però aiutare a meditare, riflettere, magari approfondire il significato della immutabile Rivelazione, contribuendo ad adattare la recezione dell’unico Vangelo a quella infinita varietà degli umani voluta da un Creatore nemico della uniformità. Infinite sono le vie di Dio e molte le strade per giungere al Figlio. Nessun senso di colpa (così ci fanno capire Laurentin e il suo collaboratore e sta qui, ci pare, il senso ultimo della loro analisi), nessuna colpevolizzazione, dunque, per chi sia attratto da questa strada mistica, purché se ne vedano i limiti e la si intenda non come via universale, bensì personale.